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Cent'anni di solitudine. Cronache dal 1917
di Andrea Falco   

trincea1.jpgLa “maestra di vita” - la storia - è un’insegnante distaccata, si percepisce quel velo di cinismo sui suoi occhi mentre guarda una classe svogliata e sa che la loro ignoranza farà del male a loro più che a lei. Daniel Pennac, insegnante illuminato, scriveva che come il verbo ‘amare’, anche ‘leggere’ mal sopporta il modo imperativo e sarà facile riconoscersi in questa amara rassegnazione. Il ricordo mandato per legge, che pochi giorni fa abbiamo dedicato alle vittime del Nazismo, supplisce in minima parte alla mancanza di passione che quella scolaresca, che poi siamo tutti noi, dimostra verso il capire l’uomo e le genti. La storia. La sola presenza di temi storici nei media, fianco a fianco alla quotidiana overdose di politica, finisce per confondere questa con la storia e, talvolta, per sollevare abietti rigurgiti negazionisti. Troveremo aiuto nel tempo, che della storia è parente.

 

Settant’anni di storia cui i nostri equilibri e i nostri sentimenti sono ancora molto legati non sono ancora sufficienti a convincerci ad adottare uno sguardo equanime sul passato.

 

Forse cento anni, però, ce la fanno. Il 1917 è stato un anno epocale, un anno di momenti e di svolte le cui tracce e i cui documenti sono facilmente accessibili a tutti noi, con la giusta guida. In cento anni è lecito aspettarsi un certo distacco politico ed emotivo e anche un interesse dato, per esempio, dai luoghi che abitiamo – il fronte italiano – o dalla curiosità verso persone da noi tutto sommato non molto distanti – l’ultimo cavaliere di Vittorio Veneto è morto nel 2008.

 

ateneo-veneto.jpgLa nostra autorevole e credibile guida può essere Mario Isnenghi, professore di storia contemporanea a Ca’ Foscari, che per il nuovo ciclo Bellum in terris bcondurrà tre incontri sulla Grande Guerra all’Ateneo Veneto. Isnenghi darà voce e sostanza al ’17 che ci ha preceduto, ai suoi equilibri, che tutti i sistemi complessi hanno, alle sue ragioni, che gli uomini di ogni epoca hanno avuto e hanno espresso con parole, fatti, arte. Le parole saranno quelle di diari e lettere scritti in quell’anno di trincea da militari e civili, le loro storie un frammento compositivo della grande Storia e un punto di vista, una ragione, un equilibrio anche interno per comprendere quello di ordine maggiore.

 

I fatti saranno quelli di chi nel sistema non voleva entrare e di chi ha provato a costringerli: i disertori e i tribunali che li hanno processati. L’arte, nel senso più lato del termine, è l’immaginario sconvolto da una catastrofica Caporetto, un passaggio difficilissimo che ha forzato, ridimensionato le relazioni, le aspettative, le speranze di una popolazione allo stremo. Cerchiamo di convincerci che è il momento giusto per parlarne, per capire, anche per meravigliarsi davanti a una inaspettata complessità politica e sociale del primo Novecento che non ha più bisogno di alimentare rozze armi retoriche per l’oggi né di essere costretta, come accadde nell’epoca immediatamente successiva, in maglie di interpretazioni a senso unico necessarie alla costruzione di miti nazionalisti. Il tempo speso a capire la storia ci premia con tempo passato, che ci rende migliori, e tempo futuro, cui daremo un senso migliore.

«Bellum in terris»
22 febbraio, 1, 8 marzo h. 17.30 Ateneo Veneto, Aula Magna
www.ateneoveneto.org