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Venezia, Hollywood. Felici intuizioni in laguna
di Michele Gottardi   

emma-stone-photocall-1.jpg Il più anomalo dei musical – i protagonisti ballano e cantano assai meno di quelli classici – ma insieme il più bell’omaggio a uno dei generi più intramontabili di Hollywood: La La Land di Damien Chazelle potrebbe essere il trionfatore della notte degli Oscar, con le sue quattordici nomination, che è già record, eguagliato solo nella storia dell’Academy da Eva contro Eva (Joseph L. Manckiewicz, 1950) e Titanic (James Cameron, 1997), che detiene il primato delle statuette vinte, undici. Il regista Damien Chazelle si prepara a battere un altro record.

 

Avendo appena compiuto 32 anni, il 19 gennaio, potrebbe diventare il più giovane regista mai premiato con un Oscar. Attualmente il record è di Norman Taurog (Skippy, 1931) che vinse a 32 anni e 260 giorni, seguito da Lewis Milestone (Notte d’Arabia, 1929) e Sam Mendes (American Beauty, 2000), rispettivamente a 33 e 34 anni di età. Ma anche la 73. Mostra internazionale d’Arte cinematografica di Venezia porta a casa un bel primato: è il festival più “nominato”, con 33 candidature in sei opere (Roma resta a distanza, con 28).

 

Un gioco e un’equazione – molti Oscar per i film, molto onore per i festival che li hanno presentati – assolutamente fine a se stessi, che non significa quasi nulla salvo portare audience e attenzione a Hollywood verso quei festival che fanno da cassa di risonanza dei film di maggior successo. Venezia – nella gestione B&B, Baratta&Barbera – garantisce una patente di autorialità maggiore di Cannes e più attuale di Berlino, che – programmato dal 9 al 19 febbraio – resta distante dalla notte degli Oscar. Rimane l’antico quesito sul perché mai questi film restino esclusi dal palmarès dei festival, ma questa è una storia antica, comune peraltro anche ad altre giurie e rassegne.

 

streep.jpgMolti i generi rappresentati tra i candidati all’89. edizione degli Academy Awards: si va dal musical alla fantascienza di Arrival (Denis Villeneuve, 8 candidature), dall’epica pacifista de La battaglia di Hacksaw Ridge (Mel Gibson, 6) al dramma storico-individuale di Jackie (Pablo Larraín, 3), sulla signora Kennedy-Onassis, dal thriller psicologico e glamour di Animali Notturni (Tom Ford, 1) a Moonlight, romanzo di formazione di un giovane afro-gay della periferia di Miami (Barry Jenkins, 8). Interessanti si annunciano anche Manchester by the sea (Kenneth Lonergan, 6) e Hell or high water (Taylor Sheridan, 4), drammi psicologici e spettacolari.

 

Dunque una rosa molto ampia di temi, stili e sensibilità, inclusa un’attenzione finalmente marcata per gli attori afro-americani (sono sei, capeggiati da Denzel Washington e Octavia Spencer) e per le minoranze etniche e sessuali. Un interesse civile confermato dalle nomination dei documentari, dove tre dei cinque film sono dedicati alle comunità nera degli States e uno - il nostro Fuocoammare di Gianfranco Rosi, che già vinse un anno fa l’Orso d’oro alla Berlinale - è dedicato all’odissea senza fine dei profughi raccolti nel Mediterraneo e a Lampedusa. Se queste previsioni saranno confermate la notte del 26 febbraio – e i recenti esiti dei Golden Globe dove La La Land ha stravinto lo accreditano – la storia d’amore tra l’aspirante star e il pianista jazz si avvia a conquistare sette, otto Oscar. Mai quanto le venti nomination e il possibile quarto riconoscimento che potrebbe portarsi a casa la regina degli Oscar: Meryl Streep (Florence).

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26 febbraio Dolby Theatre-Los Angeles
www.oscar.go.com