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L’altra verità. La Biennale per il 2017: Poker di Donne!
di Mariachiara Marzari   
In un panorama internazionale a dir poco preoccupante e piuttosto misogino, in cui sembra di essere ripiombati negli Anni ‘70, è necessario riconoscere con un certo entusiasmo i segnali positivi e ottimistici che provengono dal mondo della cultura e, in questo caso particolare, da La Biennale di Venezia. Dopo un 2016 segnato da un successo di pubblico e di critica per una Biennale Architettura quanto mai contemporanea per approccio e visioni, il 2017 si appresta a essere – il 6 febbraio vi sarà l’attesa conferenza della 57. Mostra Internazionale d’Arte – all’insegna delle quote rosa.

 

Il presidente Paolo Baratta e il suo Cda hanno infatti nominato nelle scorse settimane una nuova squadra di curatori con una forte componente femminile: per Arte, Christine Macel; per Danza, Marie Chouinard; per Architettura, Yvonne Farrell e Shelley McNamara. Al di là di un velato orgoglio femminista, parlavamo appunto degli anni ‘70, la formula magica delle nomine dei curatori operata dal Presidente lascia ancora una volta molti, oserei dire tutti, entusiasti per la scelta.

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«L’arte contemporanea è libertà » è il mantra della parigina Christine Macel, che immaginiamo ripetere mentre si scatena in danze o in arti marziali, di cui pare appassionata. Un consapevole entusiasmo e una incondizionata fiducia nell’energia creativa connota la sua vita e il suo lavoro. Conservatrice del patrimonio e ispettore della creazione artistica nella “Délégation aux Arts Plastiques” del Ministero della Cultura francese prima e curatore capo del Musée national d’art moderne Centre Pompidou dopo, posto che le ha garantito «un punto di osservazione quanto mai ricco di potenziale per l’individuazione di nuove energie dalle varie parti del mondo», come sottolinea il Presidente Baratta nella dichiarazione della nomina. La sua Biennale non farà «differenza tra un artista famoso o uno sconosciuto, un uomo o una donna, quello che conta è che abbia qualcosa da dire».

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La straordinaria qualità e sensibilità artistica e la sua passione pedagogica sono gli ingredienti della nuova direzione del Settore Danza per il quadriennio 2017- 2020. Marie Chouinard, danzatrice e coreografa canadese dal lessico primitivo e al tempo stesso raffinatissimo, nota in tutto il mondo e grande sperimentatrice, ha aderito con entusiasmo al progetto. «Alla Biennale avrò l’opportunità di presentare pratiche, maestri, opere e artisti in cui credo, capaci di aprire i nostri modelli di pensiero e di percezione ad altre dimensioni, stimolando il dialogo tra le nostre abitudini e noi stessi, tra i nostri schemi mentali e la nostra libertà, verso una rinata bellezza, una maggiore inclusione, un amore senza confini». E aggiunge: «Abbiamo davvero più di cinque sensi? Sì, naturalmente».

 

graftons.jpgNote per lavorare in sodalizio, Yvonne Farrell e Shelley McNamara, che vivono e lavorano a Dublino, sono lo Studio Grafton Architects, fondato nel 1977. «Crediamo nella progettazione come esperienza collettiva, dall’inizio alla fine». Il Cda della Biennale di Venezia, su proposta del Presidente Paolo Baratta, ha deliberato di affidare a loro la curatela della 16. Mostra Internazionale di Architettura del 2018. La raffinatezza del loro lavoro si traduce in ricerca della qualità dello spazio pubblico e privato, dello spazio urbano, del territorio e del paesaggio quali riferimenti principali e finalità della stessa architettura. «L’architettura è anche un mestiere. È una forma di artigianato volta alla realizzazione di un manufatto, oltre ad essere costituita da idee, strategie e sogni. Il nostro ruolo è quello di convertire una ispirazione, un desiderio in una realtà materiale». Il 2017? Plurale e femminile.

 

 

 www.labiennale.org

 
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