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Umano troppo umano. Lella Costa, Marco Baliani e l’epopea dell’Uomo
di Anna Trevisan   
human-tutti-abiti-scena-internet.jpgChe l’Impero Romano sia stato fondato da un popolo di profughi a ripensarci oggi fa un certo effetto. L’Eneide è letteratura ma il Mar Mediterraneo continua a (dis)armare eserciti di migranti che, forse, più che come minaccia e causa del crollo del nostro Impero d’Occidente dovrebbero/potrebbero essere letti come fondatori di un nuovo mondo, con confini nuovi.

 

Sul tema del migrare si interroga Human, molto più di uno spettacolo teatrale. E non solo perché a costruirlo sono stati artisti affermati come Marco Baliani, che firma anche la regia, e Lella Costa, in collaborazione con Paolo Fresu e Gianluca Petrella per le musiche originali e con Antonio Marras per i costumi. Ma anche perché è uno spettacolo – progetto che pulsa e vive di vita propria, debordando dai confini dello spettacolo e sconfinando nell’attualità e nell’impegno civile. Eppure, come precisa Marco Baliani nelle sue note di regia, questo «non è uno spettacolo che denuncia, fa indignare, informa, spiega, prende posizione, lancia messaggi o appelli. No, è piuttosto un teatro che inquieta, che pone domande e non conosce risposte, che lascia disorientati».


Per questo lavoro a più voci, nato non solo dalle suggestioni del mito di Enea ma anche da quello tragico della coppia di amanti Ero e Leandro, separati dal mare e morti per amore, Marco Baliani e Lella Costa, respingono al mittente l’etichetta di “teatro civile” e dichiarano: «Non vogliamo che lo spettatore se ne vada solo più consapevole e virtuosamente indignato o commosso – dicono infatti gli attori – vogliamo spiazzarlo, inquietarlo, turbarlo, assediarlo di domande. E insieme incantarlo e divertirlo, ché è il nostro mestiere. […] Vogliamo esplorare (e forse espugnare?) la soglia fatidica che separa l’umano dal disumano, confrontarci  con le parole, svelare contraddizioni, luoghi comuni, impasse, scoperchiare conflitti, contraddizioni, ipocrisie, paure indicibili».


humancastcompletozani-casadio.jpgUno spettacolo senza una trama organica, composto di frammenti, schegge, quadri, che intrecciamo storie di vita, attraverso il canto, la poesia, la musica, il racconto e la parola. Uno spettacolo il cui tessuto musicale è cucito da due maghi della musica contemporanea: Paolo Fresu e Gianluca Petrella, chiamati a intrecciare un tappeto sonoro che leghi insieme tutte le scene e i frammenti dello spettacolo. Al centro di tutto c’è l’uomo, che non sempre è umano. Sullo scivoloso confine tra umano e disumano gioca anche il titolo, che afferma l’umano e graficamente lo cancella con un segno nero. La negazione dell’umano, la sua cancellazione sono la scomoda soglia che gli autori ci invitano ad attraversare.

Human
8, 9, 10 febbraio 2017

Teatro Toniolo-Mestre
www.culturaspettacolovenezia.it