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Il labirinto degli spiriti. Bosch e il collezionismo nella Venezia del primo Cinquecento
di M.M.   
04_eremiti_44599_low.jpgPittore affascinante, enigmatico e per certi versi ancora sconosciuto, proprio per questo molto amato dal pubblico, Hieronymus Bosch, vi aspetta a Venezia. Tre importantissime sue opere – due trittici e quattro tavole – sono infatti conservate nelle collezioni di Palazzo Grimani e di Palazzo Ducale e ora sono riunite in una mostra che fa luce sulle origini e il significato di queste opere e sull’impatto che ebbero sull’arte italiana.

 

Marcantonio Michiel (Venezia, 1484–1552), letterato e collezionista, nomina tre opere di Bosch nella collezione del cardinale Domenico Grimani, con tematiche che non sembrano identificabili con quelle dei dipinti in oggetto, parlando di mostriciattoli, incendi e visioni oniriche. Erano queste infatti le caratteristiche apprezzate dai collezionisti veneziani e (nord)italiani in genere – quelle che ancora oggi affascinano il pubblico –, come è testimoniato da una serie di pitture di stretti seguaci di Bosch conservate nelle collezioni veneziane, presenti anch’esse in mostra.

 

Esposto anche lo straordinario trittico autografo di Bosch dei Musei Civici di Bruges raffigurante il Giudizio finale, opera che attorno al 1530 si trovava in Italia, taluni elementi infatti furono ripresi da Savoldo nelle Tentazioni di Sant’Antonio.

«Hieronymus Bosch e Venezia»
18 febbraio – 4 giugno 2017

Appartamento del Doge, Palazzo Ducale, Piazza San Marco - Venezia

palazzoducale.visitmuve.it