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Home arrow ARTE arrow INTERVISTA | La Confraternita di Giovanni. Giandomenico Romanelli presenta "Bellini e i belliniani"
INTERVISTA | La Confraternita di Giovanni. Giandomenico Romanelli presenta "Bellini e i belliniani"
di Mariachiara Marzari   

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Nuovo, attesissimo appuntamento a Palazzo Sarcinelli a Conegliano: dal 25 febbraio va in scena un ulteriore capitolo dell'indagine sull'arte veneziana tra '400 e '500. Un percorso che da Un Cinquecento inquieto è passato per Carpaccio. Vittore e Benedetto e per I Vivarini, arrivando ora a Giovanni Bellini e i Belliniani. La mostra, che celebra il quinto centenario della morte del Maestro, è particolare non solo per la puntuale e approfondita restituzione di un periodo particolarmente significativo per l'arte e la storia di Venezia, ma anche perché si fonda su una raffinatissima Collezione, quella dell'antica e prestigiosa Accademia dei Concordi di Rovigo, per molti inedita, che offre un suggestivo viaggio attraverso quel periodo tra capolavori e vere e proprie scoperte. Giandomenico Romanelli e Franca Lugato hanno dunque operato una duplice spirale: un percorso attorno a Giovanni Bellini e al milieu belliniano condotto sui binari dell’arte in generale e di questa collezione in particolare. Siamo entrati virtualmente, in anteprima, in mostra trovandoci davanti un universo popolato di vivide figure umane e di capolavori. Bellini ha lasciato indubbiamente il segno!

 

Il mondo di Giovanni Bellini. Perché concentrarsi proprio su di lui e sui suoi seguaci?
Romanelli: Il titolo della mostra, Bellini e i belliniani dall’Accademia dei Concordi di Rovigo, ci mette davanti a due questioni. La prima è relativa al tema trattato, complicato ma affrontato in maniera pertinente, ossia quello della ‘fortuna’ di Bellini, artista-intellettuale tanto sublime per pensiero e per invenzione, per tecnica e non meno che per precisione formale, aspetto che come tantissimi altri è stato purtroppo trascurato nella celebrazione dell’anno belliniano (1516/2016); un’occasione per interrogarsi sull’eredità belliniana, ricostruendo con originalità una rete di rapporti e connessioni, mettendo in luce il raffronto possibile tra storie e opere, protagonisti e comprimari su palcoscenici diversi e alternativi e tuttavia legati da analogie e contiguità logiche e strutturali. La seconda questione è relativa all’Accademia dei Concordi, venendo tutte le opere in mostra da questa collezione storica.

 

La Pinacoteca dei Concordi si è formata all’inizio dell’Ottocento soprattutto grazie a donazioni di nobili rodigini, in una stagione in cui andava molto di moda presso i professionisti reperire materiali dei cosiddetti ‘Primitivi’, i pittori che lavoravano prima di Tiziano e dell’esplosione del primo ‘500. Si sono sedimentate in questa collezione opere riconducibili alla bottega di Bellini, artisti entrati in contatto con lui o personaggi delegati a lavorare sulle repliche, in un mercato in cui la domanda di pittura devozionale era altissima e quindi difficile da esaudire senza l’aiuto di collaboratori. Noi, così come gli amici dell’Accademia dei Concordi, siamo contenti di poter proporre ai visitatori opere esposte attraverso una rilettura ben precisa, invogliando l’osservatore ad approfondire la visione di ciò che è esposto, non limitarsi solo a leggere l’etichetta.
Attorno a due celebri capolavori di Bellini – la Madonna col Bambin Gesù, di esemplare semplicità e perfezione, e il Cristo portacroce, così permeato di quel soffuso tonalismo magico e dorato che lo colloca tra le opere-manifesto della stagione matura, intensa e filosofica della sua parabola artistica – il percorso espositivo propone una trentina di pezzi riconducibili in un modo o nell’altro al periodo belliniano: importanti confronti, contaminazioni, suggestioni con opere di altri artisti, da Palma il Vecchio a Dosso Dossi fino a Tiziano e Tintoretto, o, addirittura, a maestri tedeschi e fiamminghi (come Mabuse e Mostaert), a sottolineare la centralità di Giovanni Bellini rispetto a uno scenario non solo veneziano e veneto (come ben aveva capito nei suoi passaggi veneziani Albrecht Dürer).


15-madonna-con-bambino-e-santi_dossi_.jpg Si tratta di opere che non sono mai state esposte in chiave così mirata e legate assieme da un filo rosso che abbiamo isolato nella trama di influssi artistici esercitata da Bellini. Per fare ciò ci siamo avvalsi del contributo di diversi studiosi sparsi in giro per l’Italia, chiedendo un contributo critico che trova la sua sintesi ovviamente in mostra e nel catalogo, dove avremo interventi di Augusto Gentili e Mauro Lucco. Con Giovanni Villa e Anchise Tempestini è stato costruito un percorso di avvicinamento alla mostra con incontri con il pubblico che di volta in volta hanno avuto lo scopo di indagare questioni diverse della vita e delle opere di Bellini. Come la questione interessante, e per certi versi ancora dibattuta, relativa alla vita e all’attività di Bellini dal punto di vista temporale. Esiste un dibattito di carattere critico e linguistico su una datazione antecedente rispetto a quella classicamente riconosciuta, cioè relativa al suo essere non figlio di Iacopo Bellini e fratello di Gentile, bensì fratello di Iacopo e quindi zio di Gentile, appartenente cioè alla generazione precedente, con annesso spostamento temporale di influenze e vicende biografiche.
Tale tesi ovviamente comporta ripercussioni anche sul dibattito stilistico; in questa prospettiva, infatti, il rapporto di Giovanni Bellini con il 'mantegnismo' verrebbe messo in discussione nel momento stesso in cui si va ad indagare quanto lui avrebbe effettivamente dato o invece preso da questa corrente espressiva. Si tratta di un aspetto molto intrigante che non è mai stato affrontato in maniera esaustiva, cosa che noi stiamo provando a fare.

 

Quale tesi sentite di poter appoggiare?
R: Mi sembra che entrambi gli schieramenti si difendano piuttosto bene, potendo contare su argomentazioni equivalentemente solide. Alcuni appoggiandosi su testimonianze eccellenti, come quella del Vasari, altre basandosi invece su motivazioni di tipo stilistico ed espressivo, altrettanto significative.
Lugato: A mio modo di vedere il documento vince su tutto, anche se in questo caso è l’interpretazione del documento ad essere sotto esame. 

 

Quali dunque le peculiarità dell'arte di Giovanni che diventarono 'belliniane'?
R: Bellini ha lasciato indubbiamente il segno inconfondibile del suo passaggio, creando punti di riferimento che hanno fatto scuola per un consistente numero di pittori. Stilemi di cui possiamo riconoscere gli elementi costitutivi: semplici contorni di un volto, la postura e la struttura delle mani femminili, i differenti atteggiamenti del Bambinello; ma anche straordinari paesaggi incantati, spalle di colline scoscese e alberate, città murate e fortificazioni, il profilo lontano di catene alpine. C'è tuttavia qualche cosa che è più difficile descrivere e definire del mondo belliniano: quell'estasi muta e pensosa, quell'essere amorevolmente assorti in insondabili pensieri virtuosi, quella mitezza e quasi pudore degli sguardi che è un'attitudine che parte dal Maestro e viene gelosamente conservata e tramandata dai seguaci. Quella 'svolta' atmosferica e tonale della sua pittura, nello sfumato in cui svanisce la percezione dei contorni e dei profili, dove i protagonisti sono avvolti e immersi in una luce dorata che nessuno però saprà più eguagliare.

 

12_ritratto-di-giovane_andrea-previtali.jpgChi sono dunque i giovani artisti e collaboratori del grande Giovanni?
R: Nomi e personalità molto diverse, tutte accomunate da una più o meno intensa frequentazione di Giovanni Bellini e del suo atelier: assistenti che hanno lavorato al suo fianco nelle grandi imprese decorative di Palazzo Ducale o nelle sale delle Scuole di San Marco e di San Giovanni Evangelista; aiuti che hanno replicato le più fortunate tavole destinate alla devozione privata; artisti partiti da cartoni della bottega, che hanno poi continuato la loro ricerca in autonomia di ispirazione e di linguaggio, dichiarando però il loro legame profondo e irrinunciabile con la pittura del Maestro. 
Marco Bello, Andrea Previtali, i Santacroce, Luca Antonio Busati, Pasqualino Veneto, Jacopo da Valenza, Nicolò Rondinelli... 
Rispetto alle mostre precedenti il percorso della mostra prosegue dunque in quel Quattrocento che vede permanere uno zoccolo di epigoni belliniani, non appartenenti al panorama veneziano di Giorgione e Tiziano, che portano avanti il linguaggio del Bellini fino a metà Cinquecento. In mostra sono rappresentati dal corpo, dalla fisionomia delle loro Madonnine, che sono datate anche molti anni dopo la morte di Giovanni e che ci aiutano a capire come questi modelli abbiano effettivamente attecchito nel terreno artistico che si nutriva della sua influenza. Un mercato che non era necessariamente periferico, ma anche cittadino. Venezia stessa è ricca di esemplari che forse non è nemmeno giusto definire ‘attardati’. Altri modelli sono certamente le Sacre Conversazioni, dove ritroviamo nei paesaggi di una idealizzata pedemontana e nella ragnatela di sguardi inquieti e nostalgici le tracce del Maestro. Artisti provenienti da aree come quella del bergamasco, dell’Emilia e della Romagna, che coniugano gli stimoli del Bellini attraverso le proprie caratteristiche espressive. Esiste inoltre un bacino adriatico che si delinea come crogiolo e distributore di esperienze, così come per i Vivarini o per Carpaccio. 
Alcuni di questi maestri hanno segnato anche il territorio coneglianese, tanto che sarà possibile costruire una sorta di mappa-itinerario del loro passaggio tra Conegliano e Asolo, tra Serravalle e la bassa trevigiana, completando l’itinerario compiuto dentro le sale espositive con una fitta rete di affascinanti “scoperte” di capolavori sparsi sul territorio.

 

Quali le linee guida della vostra indagine?
R: Il materiale è stato organizzato scegliendo alcune categorie – che corrispondono ai diversi capitoli della mostra – imposte per così dire dallo stesso Bellini, che sono state poi riprese e ripetute segnando in questo modo il filone della sua arte: la Madonna con bambino, schema che rappresenta un vero e proprio marchio di fabbrica e che il pittore ha elaborato in circa 30 modalità variabili. Prodotte dagli allievi se ne conoscono tuttavia almeno un’ottantina, limitandoci alle figure più vicine a lui.
Le Sacre meditazioni, vero e proprio punto di passaggio alle grandi pale, con santi protagonisti di quella che sarà l’iconografia veneziana, come Caterina d’Alessandria e altri.
3_cristo-portacroce-bellini.jpgLa domanda che ci ha guidato nella realizzazione di questa mostra è stata: da chi era frequentata la bottega di Bellini? Cosa davvero rappresentava per il panorama artistico dell’epoca? In che modalità si esercitava il magistero di Bellini? Come definire chi gravitava attorno a Bellini? Discepoli, seguaci, collaboratori? Studi recenti hanno dimostrato come queste persone avessero un modello che veniva per certi aspetti ricalcato sulla tavola con la polvere di carbone. Le varianti poi si concretizzano nel modo in cui ognuno di loro trattava la pittura, sulla capacità di rendere le figure più o meno morbide. Però la composizione era fissa.
Lugato: Man mano che arrivano i saggi degli autori del catalogo mi sono fatta un’idea, cioè che si sia partiti con una collezione che, anziché essere vincolante, permette di fare un punto aperto sulla definizione di ‘belliniani’ e ‘bellinianesimo’, fino a questo momento contenitore generico e indefinito che invece questa mostra si promette di mettere meglio a fuoco.
R: Il pittore belliniano è sempre stato quello che ha dato una mano a Giovanni Bellini, facendo delle copie o aiutandolo nel lavoro. Ce ne sono tuttavia alcuni che recepiscono meglio di altri la lezione del Maestro; a questi lo stesso Bellini dava la possibilità di esprimersi attraverso lo sviluppo di percorsi personali a partire dai propri cartoni.
Lo stesso Marco Bello, che firmava ‘Opus Marci Belli discipuli Ioannis Bellini’, lo afferma in maniera esplicita, in opere che sono sovrapponibili a modelli belliniani. Altra cosa su cui abbiamo insistito è la demolizione della visione idealistica dell’artista isolato, del grande genio che si mette davanti alla tela e dipinge sul bianco. Si tratta di un laboratorio, studiano soluzioni, ma anche replicano esiti già espressi, come richiedeva la domanda del mercato. Nelle famiglie abbienti, infatti, non si voleva una sola Madonna con bambino, ma se ne voleva una per stanza! I Cornaro, ad esempio, ne avevano diversi esemplari, anche perché esistevano i diversi rami familiari che comunque continuavano a vivere assieme.
L: Il valore allegorico di questi soggetti si prestava anche ad utilizzi altri rispetto a quello devozionale. Nei casi in cui la Madonna tenga in mano un libro, ecco un rimando all’importanza della funzione istruttiva della lettura e magari a quella pedagogica della madre, e così via. La grande proliferazione di soggetti relativi a Santa Lucia mette in luce per esempio problematiche di malattie agli occhi, mentre San Girolamo è il personaggio che mette assieme Nuovo e Antico Testamento, grazie all’opera di traduzione da lui portata avanti. Altro tema affrontato dalla mostra è l’Imago Christi, presente con un capolavoro assoluto come il Cristo porta croce, adattamento di tre versioni e peculiarmente bello per i particolari della veste bianca con il ricamo ebraico e per lo sguardo penetrante, arrossato, magnetico. Anche dal punto di vista linguistico Bellini si aggiorna; i suoi pezzi originali in mostra sono due, ma assolutamente capaci di catalizzare al meglio il discorso che stiamo affrontando.
R: Di un belliniano autentico come Francesco Bissolo presentiamo una replica da due modelli di Bellini che con buona cifra stilistica sono stati rielaborati, rimanendo molto legati all’impronta del Maestro. Bellini ha occasione di incontrare a Venezia personaggi come Antonello da Messina e Albrecht Dürer, che lo definisce ‘il più grande’.
L: Il pittore tedesco veniva ‘derubato’ e copiato da tutti, Bellini ha invece l’eleganza di commissionargli un’opera. Ecco, allora, quelle suggestioni nordiche che in questa mostra possono spiegarsi al meglio.
R: L’ultima categoria è quella del Ritratto, che Bellini rivoluziona soprattutto con il Ritratto del doge Leonardo Loredan, dalla prospettiva frontale rivoluzionaria. Altri suoi ritratti sono caratterizzati da una grande importanza riservata allo sguardo.
L: Questo aspetto rimanda chiaramente ad un’indagine psicologica dei personaggi, fino ad arrivare all’ambito tintorettiano.
R: Lorenzo Lotto fa da tramite tra il panorama lombardo e quello veneto ed è di certo uno dei più grandi ritrattisti di tutti i tempi.

 

16-a-tintoretto_modi-di-quattro-teste-virili-a.jpgCome viene reso in mostra il dibattito critico tra le diverse correnti di pensiero?
L: Per esempio con la Circoncisione dipinta da Marco Bello, immagine guida della mostra, cerchiamo di far capire come venissero utilizzati i cartoni e la tecnica dello spolvero. È poi possibile vedere il confronto tra diverse opere, alcune di provenienza veneziana, per avvalorare o rendere visibili a tutti determinate tesi.
R: Mi piace sottolineare come il discorso venga lasciato volutamente aperto, esattamente come l’abbiamo trovato approcciandoci a questa materia. Non era nostra volontà mettere un punto definitivo su questioni critiche che portano avanti in piena autonomia le rispettive argomentazioni. Credo sia molto utile aprire un dibattito sulla funzione della bottega, sul metodo di lavoro che in questo luogo veniva portato avanti e sul metodo di studio adatto ad analizzare questo ambiente tanto affascinante.
L: Studiare una collezione attraverso un punto di vista inedito è una cosa che vale sempre la pena fare. Non solo per ridarle verve, ma per mettere in piedi un confronto critico che potrà di sicuro portare a nuovi spunti di riflessione. A maggior ragione dopo un anno belliniano che considero deludente sotto molti punti di vista, in particolare per le cose che si sarebbero potute fare e che invece non sono state fatte, a dispetto di promesse e proclami.

 

«Bellini e i belliniani dall'Accademia dei Concordi di Rovigo»
25 febbraio-18 giugno 2017

Palazzo Sarcinelli, Conegliano (Tv)
www.mostrabellini.it


 

 

 
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