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MARZODONNA 2017 | Donna si diventa
di Delphine Trouillard   

pussyhat2.jpgCon la frase del titolo Simone de Beauvoir denuncia come il dramma della donna nasca in quell’idea culturalmente trasmessa di ‘essere inferiore’. E infatti, come una donna può realizzarsi come essere umano quando non le viene riconosciuto lo stesso stipendio di un uomo per lo stesso lavoro? Quando la sua femminilità la rende preda di atteggiamenti misogini, di molestie e violenze? Quando viene costretta, o si autocostringe, a nascondersi sotto un velo, una parrucca o dei vestiti ampi per non correre il rischio di svegliare un desiderio da parte dal suo vicino maschio? Scrivendo questa frase Simone de Beauvoir non si rendeva probabilmente conto dell’importanza che avrebbe avuto nella storia del femminismo, una storia che riguarda le donne ma che è sempre stata scritta dagli uomini.

 

Dalle proteste dell’8 marzo 1917 in Russia, la sfida delle donne è sempre stata quella di far valere i propri diritti fondamentali senza entrare in polemiche femministe che fanno perdere credibilità e valore alle loro lotte. Sono molte le donne che, nella scia di Simone de Beauvoir, hanno condannato i movimenti femministi attuali, colpevoli di strumentalizzare la vittimizzazione delle donne.  

 

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Il problema risiede, infatti, in questa semplice constatazione: come combattere l’arroganza maschile senza rivendicare il fatto di essere donna? Non si tratta di reclamare l’uguaglianza tra donne e uomini come principio, ma piuttosto di prendere atto di un’ineguaglianza di fatto e della sua natura artificiale per poterla combattere. Così, nel 1917, le operaie di San Pietroburgo sono scese in strada, mentre i loro uomini erano in guerra, per chiedere pane e pace. Cento anni dopo queste donne continuano a ispirare quelle di tutto il mondo che, a loro volta, agiscono per ottenere la parità di diritti. In Islanda e in Francia smettono di lavorare alle 16.37, l’ora dopo la quale lavorano gratis, mentre i loro colleghi maschi continuano a essere pagati.

 

Negli Stati Uniti sfilano oggi con il loro Pussy Hat, un berretto rosa, per ricordare gli oltraggi e le ingiurie verso di loro espressi dal loro nuovo Presidente Donald Trump quotidianamente in onda, come una nuova normalità alla quale bisogna abituarsi. In Arabia Saudita e in Egitto è semplicemente fotografandosi al volante di una macchina, o stando immobili e senza velo in un luogo pubblico che le donne combattono per i propri diritti, mettendo in pericolo la propria stessa vita. In questo 8 marzo va ricordato il pensiero di una figura femminista eccezionale, quello della giovane pakistana Malala Yousafzai, Premio Nobel della Pace 2014, oggi simbolo della lotta contro i Talebani e che dall’età di 17 anni si impegna a favorire l’accesso all’educazione alle bambine in un paese in cui vengono come minimo trascurate, quando non proprio maltrattate: «Al mondo ci sono due poteri: quello della spada e quello della penna. Ma in realtà ce n’è un terzo, più forte di entrambi, ed è quello delle donne».