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Migliorare con l’età. Un Goldoni sold out per i Baustelle
di Katia Salviato   

baustelle.jpgOdi et amo, ti odio e ti amo: così si tormentava Catullo per la sua Lesbia, nelle remote pieghe del passato. Tormento che, con le debite proporzioni, provo anche io: nella fattispecie, il mio personale oggetto di amore/odio sono i Baustelle. Non so bene perché. O forse sì, dal momento che ci ho riflettuto un bel po’ prima di mettermi a scrivere questo pezzo, giungendo alle seguenti conclusioni.
 Dei Baustelle amo prima di tutto l’immagine patinata, dai baffi curatissimi di Bianconi ai cappellini di Rachele, passando per la grafica delle copertine dei loro album dove nulla è lasciato al caso: foto, disegni, composizione, colori, costumi.

 

Immagine patinata che allo stesso tempo odio: perché se curi così tanto il packaging (fatto di sonorità brit pop, giacchette color pastello, capigliature da Swinging London), non è che poi mi trascuri il contenuto?

 

E però in effetti dei Baustelle amo anche quei ritornelli assassini, del tipo che sei nel mezzo di una TAC (o di un colloquio di lavoro, un’omelia in chiesa) e ti ritrovi a canticchiare mentalmente «…che fine hai fatto, ti sei sistemato, che prezzo hai pagato, che effetto ti fa, vivi ancora in provincia, ci pensi ogni tanto alle rane?».

 

Ritornelli che, allo stesso tempo, odio: perché dimmi cos’hanno di così significativo queste canzoncine leggere che fanno tanto “foto-sovraesposte-e-sbiadite-degli-anni-‘70”? Oh, ma li hai letti i testi? Non sono mica così scemi come pensi tu. Non è che un rimando ad Amanda Lear ne faccia degli eroi dei significati nascosti, eh. E allora, scusa, ma se li odi così tanto perché te ne stai qui ad ascoltare il loro ultimo album muovendo la testa a ritmo? Io starei muovendo la testa? A me pare di sì. L’apparenza inganna. E comunque li odio. Davvero. Vabbè, io comunque vado a vedermeli a teatro, tanti saluti. Ma…ci sono ancora biglietti? Sold out da un mese?! Ma nooo…

Baustelle
28 marzo Teatro Goldoni
www.venetojazz.com