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Arte visiva. Nella mente di David Lynch
di Andrea Zennaro   

lynch1.jpgImmergersi nel percorso artistico di David Lynch equivale ad addentrarsi in un tortuoso labirinto pluridimensionale, intricato come le diramazioni nervose del cervello umano. Le avanguardie e le sperimentazioni cinematografiche vengono assorbite e sublimate nei suoi lavori, che restituiscono allo spettatore una visione da incubo della banale quotidianità: universi che si sovrappongono e si compenetrano in un disturbante e perturbante cortocircuito visivo. Spesso, tra i mondi “mentali” rappresentati, vi sono passaggi che possono essere un radiatore, un orecchio tagliato abbandonato in un prato, una sala d'attesa con tende rosse al posto delle pareti o una scatola blu. David Lynch travalica le materie artistiche contaminandole: la pittura, la fotografia, soprattutto di archeologia industriale, la serigrafia, la musica e il sound design sono solo alcune delle discipline in cui si è cimentato professionalmente.

 

Lungo la sua carriera questo poliedrico ed enigmatico artista ci ha offerto una rappresentazione spiazzante dei nostri peggiori incubi.

 

lynch2.jpgGià nei suoi primi cortometraggi e nel suo primo travagliato lungometraggio, Eraserhead - La mente che cancella del 1977, il regista instaura quell'architettura stilistica che lo porterà a scardinare il linguaggio cinematografico, a far deragliare l'ordinario fluire del racconto per immagini. Ed è proprio un deragliamento visivo e strutturale che sta alla base di uno dei suoi capolavori più sottovalutati: Strade perdute del 1997 è un film che si avvolge su se stesso, con il protagonista che si trasforma in un altro personaggio. In realtà il luogo, il vero set, è la mente del protagonista e del regista stesso. Il tema del doppio e della parte malvagia che affiora dall'oscurità è un tema che ha sempre affascinato la settima arte, e Lynch ci porta oltre lo stesso concetto di doppio stravolgendone il significato stesso.

 

Lynch raggiunge la massima popolarità con la serie televisiva della ABC I segreti di Twin Peaks (Twin Peaks) del 1990: con il suo substrato di mistero e follia, con la presenza di personaggi bizzarri e psicopatici rimane una pietra miliare della storia della televisione. Se nell'ultimo episodio della seconda stagione, trasmessa il 10 giugno del 1991, l'agente Dale Cooper, dentro alla Loggia Nera, incontrava la defunta Laura Palmer che gli prediceva che si sarebbero rivisti dopo venticinque anni, per pura coincidenza, per congiunzione astrale o per qualcosa legato alla meditazione trascendentale, molto amata dal regista, l'appuntamento sembra rispettato. Proprio quest'anno, il 21 maggio, in realtà ventisei anni dopo, potremo vedere l'evento televisivo più atteso di sempre: sul canale statunitense via cavo Showtime andrà in onda la terza stagione di Twin Peaks diretta da David Lynch e scritta sempre assieme a Mark Frost.

 

Dal 16 al 18 marzo al Teatrino di Palazzo Grassi una serie di incontri e proiezioni darà la possibilità di perlustrare questo inquieto territorio artistico, di cui il cinema è la massima espressione. Il critico cinematografico Andrea Bellavita affronterà il tema del rapporto tra arte e cinema nel percorso creativo di Lynch, mentre Emanuela Martini, direttrice del Torino Film Festival, ci guiderà attraverso il mondo di Twin Peaks di cui verrà proiettata la prima stagione. Si potrà vedere, inoltre, Strade perdute e il nuovo documentario The Art Life, che mostra il regista all'opera, diretto da Rick Barnes, Jon Nguyen e Olivia Neergaard-Holm e distribuito da Wanted.

«David Lynch tra arte e cinema»
16-18 marzo Teatrino di Palazzo Grassi
www.palazzograssi.it

 

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