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[INTERVISTA] Il motore del futuro. Incontro con Armando Donazzan
di Fabio Marzari   

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Armando Donazzan è un giovane ed affermato imprenditore che testimonia con il suo entusiasmo come si possa fare impresa col cervello, ma anche e soprattutto col cuore. Egli ha saputo trasformare l'azienda paterna in una holding – Orange1 – con più di 1000 dipendenti divisi in 9 stabilimenti produttivi in 3 Paesi europei, con un fatturato annuo di 150 milioni di euro. La storia della sua Azienda è un esempio di sana imprenditoria che non accetta alibi e scorciatoie e interpreta al meglio la funzione anche sociale dell'essere un soggetto attivo, motore di economia.

 

Lo abbiamo incontrato in occasione della presentazione a Venezia della Lamborghini della scuderia Orange1 Racing, che gareggerà con una livrea dedicata alla Regione Veneto nei più importanti circuiti europei. Donazzan, con il suo amore per la velocità e i motori, potrebbe richiamare il mito di Filippo Tommaso Marinetti, dato che è riuscito a ‘parcheggiare’ la Lamborghini davanti a Palazzo Nani Bernardo sul Canal Grande! La velocità più esaltante di questo imprenditore risiede tuttavia nella forza delle sue intuizioni, del suo entusiasmo, della sua capacità di dare concretezza alle idee. Per la città di Venezia, capofila di un territorio cui Donazzan è particolarmente legato, Orange1 ha deciso di finanziare il restauro di un monumento, un omaggio concreto alla nostra storia e al nostro patrimonio comune.


 

Lei presenta a Venezia la nuova auto da corsa del suo team, facendola scorrere lungo il Canal Grande. Inutile dire che la mente corre veloce alla provocazione dei Futuristi, che avrebbero desiderato niente di meno che asfaltare il Canal Grande… All’idea provocatoria di un futuro visionario di questi ultimi si contrappone una altrettanto veloce ma concretissima idea di un futuro possibile. Quale relazione tra storia, arte, tecnologia e avvenire?
La storia, l’arte, la tecnologia ci devono aiutare perché rappresentano la sostanza per poter guardare al domani; ci devono insegnare ciò che è il presente e ciò che è stato il passato, per cercare una via verso il futuro. Credo sia il fondamento per poter sviluppare le visioni che ciascuno ha all’interno delle proprie competenze e del proprio business. Nella quotidianità del lavoro io guardo assolutamente al divenire e quindi per me il presente e il futuro coincidono: dobbiamo avere lo sguardo in avanti per saper creare, o almeno cercare di creare, qualcosa di diverso. Questo qualcosa oggi io lo vedo nello sforzo di creare relazioni, perché queste possono realmente fare la differenza. Solo all’interno di relazioni sane si possono sviluppare azioni che potranno avere un futuro, azioni in grado di dare linearità ad un progetto. Non ci si può far legare da lacci e da vincoli che finiscono col frustrare la propria identità. È un problema diffuso oggi; molto spesso si creano delle relazioni che poi entrano in grande difficoltà perché i troppi vincoli finiscono col bloccare la crescita. Se assumiamo come modello industriale quello del lean manufacturing, avremo un sistema snello, che non crea impedimenti ed è ciò che noi sostanzialmente dobbiamo riuscire a fare. Bisogna, e lo dico come imprenditore, avere la forza e il coraggio di dire di no anche a situazioni che magari nel breve potrebbero portare a un risultato più veloce. Io combatto ogni giorno su questo versante. Non si tratta solo di essere lungimiranti: meglio rimanere quello che si è senza avere vincoli, piuttosto che illudersi di poter crescere sulle sabbie mobili.

_.jpgLa corsa e i motori come idea di continuo movimento, di evoluzione tecnologica, di velocità. Come si riesce a cavalcare il tempo?
Cavalcare il tempo, per quello che sento io anche all’interno della mia azienda, significa avere una visione. La nostra è quella di sviluppare business nel settore elettro-meccanico, creando qualcosa che abbia delle connessioni per produrre un valore aggiunto. Non posso mai scordare che ci sono mille persone che lavorano in azienda, per questo devo cercare di trasmettere la nostra filosofia e la nostra missione aziendale ogni giorno. Il grande lavoro è creare relazioni dal basso per cercare di farle crescere: c’è un gran bisogno all’interno di ogni società e di ognuno di noi di sentirsi uniti e di lavorare per valori condivisi, per un bene comune. Purtroppo questa idea si è smarrita, abbiamo abbandonato il significato della bandiera del Veneto, dell’Italia, dell’Europa, valori fondamentali su cui fondere tutto quello che noi siamo. Valori che non chiudono confini, ma li aprono. Si può ragionare per ideali quando si è puliti e liberi da pregiudizi.

Anima, cuore, cervello che si traducono in persone, etica del lavoro, continua ricerca di soluzioni e innovazioni e rispetto del cliente. Questi i capisaldi del suo Gruppo. Come ha costruito questo percorso e quali nuove sfide la attendono?
Sono riuscito a creare questa relazione perché caratterialmente sono una persona estremamente diretta, non lascio nulla al caso e soprattutto i miei collaboratori sanno che sono il primo a voler parlare con loro, direttamente. Quindi la mia relazione parte dal basso. Per esempio nei prossimi giorni devo recarmi in una nostra azienda dove sono emerse delle problematiche. Sarò io per primo a parlare direttamente con i lavoratori, senza il tramite del sindacato, che è stato naturalmente invitato a partecipare in quanto soggetto della vita aziendale. Voglio che loro sentano la mia voce, vedano i miei occhi, capiscano se quello che sto dicendo corrisponda al vero. Questa quindi è la base sulla quale io cerco di trasferire anima, cuore e cervello nella quotidianità.

 

Il futuro come lo vedo? Per me assolutamente positivo, le potenzialità sul mercato globale ci sono. Quando ci si lamenta che non c’è mercato e mancano le opportunità è perché non le si cerca. Un’azienda come la nostra con un fatturato di 150 milioni di euro deve competere nell’intero mondo, non chiudersi nel Veneto, nell’Italia, o nella più estesa Europa stessa. A livello globale ci sono delle opportunità incredibili se vogliamo aprirci estendo la nostra visione. Opportunità da sviluppare le troviamo quotidianamente; se rimaniamo chiusi l’unica opportunità che avremo sarà quella di sparire. Il problema dell’imprenditoria, anche di quella veneta, è di rimanere chiusa e lamentarsi sempre delle condizioni attuali. In Italia ci sono delle grandi eccellenze, che hanno saputo mantenere una posizione importante, malgrado il cosiddetto, latitante sistema Paese. Chi ci è riuscito ha saputo fare la differenza; è l’imprenditore sempre a fare la differenza anche in presenza di condizioni di sistema che non lo permettono. C’è poi un aspetto culturale importante: io ad esempio chiederei all’Associazione Industriali di svolgere un compito continuo di formazione ed educazione della classe imprenditoriale, vorrei un’Associazione che mi desse maggiori strumenti di conoscenza, non occasioni sociali... Il sistema può non funzionare perché se noi imprenditori, che siamo a capo delle aziende, non abbiamo una cultura e non siamo educati ai cambiamenti continui a livello globale come possiamo cogliere sfide e opportunità dei mercati? Il problema dell’imprenditoria non è mai il dipendente, ma l’imprenditore. Io ho acquisito aziende in difficoltà e posso assicurare che tra tutti i dipendenti, almeno nel 90% dei casi ho sempre trovato persone disponibili, umili, che hanno dimostrato di comprendere molto bene la natura dei problemi da affrontare insieme compiendo in condivisione delle scelte rivelatesi positive. Il problema reale si presenta quando l’imprenditore non è in grado di gestire il dipendente, non è in grado di trasferire quello che lui desidera, le sue idee per l'azienda.

Nella stagione 2017 Orange1 Racing è impegnata con Lamborghini nei campionati europei Blancpain GT Sprint ed Endurance. Ha inizio un tour race nei più importanti circuiti europei, che è anche una straordinaria occasione di promozione attenta delle eccellenze del Veneto. Quale la sua visione strategica di questa Regione un tempo modello, negli ultimi tempi abbastanza in affanno?
Spesso si vincolano i problemi all’aspetto politico. Servono relazioni sane, tornando al discorso da cui eravamo partiti; quindi non guardare mai solo al breve periodo, ma avere la visione per creare un futuro stabile. Credo che in Veneto ci sia ancora un buon tessuto imprenditoriale. Aver passato la crisi del 2009 e vedere concreti segnali di ripresa sta a significare che c’è ancora molto di buono. Tuttavia torno al punto nodale della necessità di educarci, di evolvere, di comprendere per anticipare cosa accade nel mondo, delocalizzando anche, certo, ma lasciando sul nostro territorio la forza, il know-how peculiare che un’azienda ha espresso. Esattamente ciò che stiamo cercando di fare, credo con successo, anche noi in Orange1. Non abbiamo paura di delocalizzare, qualora sia necessario e laddove realmente convenga, ma servono desiderio, forza e sacrificio anche nell’assecondare al meglio le delocalizzazioni, perché richiedono ancora più attenzione, sacrificio, presenza. Ora per esempio siamo in fase di acquisizione di un’azienda nuova con grossi problemi. So che io per primo dovrò dedicare sei mesi della mia vita in questo nuovo posto, ma sono ben disposto a questo sacrificio per perseguire l’obiettivo di fare qualcosa di più grande.

thumb_img_3626_1024.jpgE le corse?
Le amo tremendamente, sono assolutamente innamorato dei motori, del rumore del motore, del sound che per me è una cosa incredibile. Anche le corse sono occasione per creare relazione; da una passione nascono sviluppi interessanti, pur mantenendo vivo il puro amore per i motori e la velocità. Lo scorso anno ho avuto una grande soddisfazione essendo riuscito ad avvicinare delle persone preziose grazie a questa passione comune. Hanno potuto vedere chi siamo, come operiamo. Un cliente tedesco che non sembrava così interessato a lavorare con noi, dopo un fine settimana di motori, lasciato libero di godersi la passione condivisa, libero da qualsiasi tipo di vincolo, il lunedì dopo ha inviato nella nostra Azienda i suoi tecnici e abbiamo cominciamo a lavorare insieme. Oggi è un cliente da 1,5 milioni di euro. Io lascio scegliere, non sto addosso alle persone, ai clienti; voglio che siano loro a decidere, a scegliere se io possa essere o meno la persona giusta per loro.

A quando un motore elettrico per le corse?
Non ancora per le corse, ma lo stiamo facendo per il settore automotive, stiamo sviluppando un componente importante per il motore elettrico di una macchina italiana, non posso dire di più al momento. Oggi sui motori elettrici siamo in rincorsa, gli unici veramente avanti erano i giapponesi.