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[INTERVISTA] Old is gold. Al Teatrino Grassi un cinema riscoperto
di Fabio Marzari   

31734-dawson_city_-_frozen_time_6_courtesy_kathy_jones_gates.jpg

Presentato nel 2016 a Venezia e New York, Dawson City/Frozen Time è un autentico atto d’amore nei confronti del cinema e un viaggio alle radici del sogno americano che Palazzo Grassi e la Cineteca di Bologna riportano in città a maggio.

 

Esattamente come l’attimo si conserva nella pellicola, il permafrost ha preservato bobine dal valore storico incommensurabile, che il pubblico del Lido ha potuto apprezzare nel settembre scorso grazie all’inserimento dell’opera nella sezione Orizzonti, sempre più poliedrica e interessante. Proprio al Lido intervistammo il regista Bill Morrison, di cui riproproniamo le parole.

 

 

La storia di questo film è anche un’affascinante storia di archeologia del cinema. Come avete trovato questi reperti e perché quella di Dawson City è una storia che va raccontata?

27852-dawson_city_frozen_time_-_director_bill_morrison.jpgI reperti sono stati trovati nel 1978 e io ne ho sentito parlare per la prima volta quando ero studente, alla fine degli anni Ottanta. È una storia fantastica di per sé, 533 bobine cinematografiche conservate nel permafrost dopo che tutte le altre copie erano andate perdute o bruciate. Ma questa scoperta era solo parte di una storia più ampia e ancora più avvincente, la storia della corsa all’oro di Dawson City e di come la città, prima una piccola comunità di pescatori nativi, divenne la caotica dimora di quarantamila cercatori d’oro nel giro di due anni, e poi di nuovo un paesino di mille abitanti. E ci sono molte altre storie, sia specifiche della città e del suo eccezionale rapporto col cinema sia le storie dei cinegiornali recuperate nel 1978. È una time capsule di storie che convergono le une sulle altre, stratificate e autoreferenziali, su pellicola d’argento tratta dalla stessa terra da cui veniva tratto l’oro. Una storia di cinema del genere ti capita una volta nella vita, è il mio Titanic. È un perfetto distillato di ventesimo secolo.
 
Il ghiaccio ha conservato la pellicola come le immagini conservano i ricordi, ‘congelando’ il tempo. Il suo film può essere considerato come una metafora?
Penso proprio di sì, ma come ogni buona metafora deve anche poter essere preso come una storia vera e avvincente. Per prima cosa, le persone che hanno interrato le bobine non stavano cercando di conservarle, anzi, se ne volevano sbarazzare. Erano pericolose perché facilmente infiammabili. Senza saperlo, hanno usato uno dei modi migliori per riporre la pellicola al nitrato: congelarla ed eliminare qualsiasi circolazione d’aria. E hanno sepolto solo una piccola frazione delle pellicole presenti in città, la maggior parte è stata gettata nello Yukon o è andata a fuoco, intenzionalmente o accidentalmente. È stata pura fortuna che questi si siano salvati e che esistano ancora, un vero miracolo. Le storie contenute in questi film sono affascinanti tanto quanto i cinegiornali che, ai loro esordi, riprendevano sia le fatiche dei lavoratori che l’affermarsi delle grandi aziende. È la storia di come il capitalismo, sempre a caccia d’oro con tanto di ripresa cinematografica, si sia infine consumato da sé. Questa storia è ancora rilevante, al di là dei sorprendenti dettagli specifici di Dawson City.
 
27856-dawson_city_-_frozen_time_3_courtesy_dawson_museum.jpgAvete anche trovato del metraggio relativo allo scandalo detto dei ‘Black Sox’ del 1919. Di che cosa si tratta? E ci sono queste immagini nel suo film?
Avevo da poco cominciato le mie ricerche su questa collezione e stavo guardando quali storie di baseball fossero incluse nelle 238 bobine. Sono un tifoso dei Chicago White Sox e sono stato molto contento nello scoprire che sia il campionato del 1917 (che loro hanno vinto) che quello del 1919 (perso) erano inclusi in servizi su due delle bobine. Otto giocatori dei White Sox sono stati, alla fine, banditi a vita dalla lega del baseball per aver fatto perdere il campionato alla propria squadra di proposito, in accordo con scommettitori di New York. Nel mio film, lo scandalo ‘Black Sox’ si allaccia alla storia più generale del lavoro negli Stati Uniti ai primi del secolo. I giocatori di baseball non erano considerati lavoratori, assomigliavano di più a braccianti o schiavi, una proprietà della loro squadra, ed era loro vietato negoziare con squadre diverse.

 

Terreno fertile per la corruzione. Lo scandalo venne usato come scusa per introdurre leggi antisindacali. Nelle bobine di Dawson City è ripresa una delle partite che è stata usata come prova al processo.

Dawson City – Il tempo tra i ghiacci
18 maggio Teatrino di Palazzo Grassi
www.palazzograssi.it

 

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