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Home arrow ARTE arrow [INTERVISTA] A proposito della bellezza. David LaChapelle, l’arte tra sogno e realtà
[INTERVISTA] A proposito della bellezza. David LaChapelle, l’arte tra sogno e realtà
di Fabio Marzari   
david-lachapelle_ok.jpgStare di fronte a David LaChapelle è come stare di fronte a una sua opera. I personaggi ritratti sono icone esattamente come lui, che ha iniziato la carriera fotografica nella New York degli anni Ottanta attirando l’attenzione di Andy Warhol, che gli offrì il suo primo incarico fotografico professionale. Le sue fotografie di personaggi famosi su «Interview» sono diventate ben presto copertine delle più svariate testate di prestigio internazionale e campagne pubblicitarie memorabili. Le sue fotografie mostrano le ossessioni contemporanee, il rapporto con il piacere, col benessere, con il superfluo e con una sfrenata esigenza di apparire. Il tutto ammantato da colori elettrici e superfici laccate, e caratterizzato dalla presenza ricorrente di un nudo sfacciato e aggressivo. Osservando il percorso compiuto da LaChapelle negli ultimi 30 anni, rappresentato in mostra ai Tre Oci, si scopre come le icone della moda e dello star system abbiano agito come materia grezza per la sua ispirazione, come base per la sua pratica creativa rivolta ad esprimere la propria visione del mondo per immagini.
Uno dei più importanti e dissacranti fotografi contemporanei appare difronte a noi come un’artista disponibile, riflessivo e consapevole. Un eterno ragazzo che ha raggiunto la piena maturità personale e professionale, diventando semplicemente un Maestro.

 

Fotografo e artista. Come David La Chapelle-fotografo definirebbe David La Chapelle-artista e viceversa?
Cerco di creare arte che sia vera e onesta, senza distinzione di genere. La chiarezza è un elemento fondamentale: voglio comunicare idee chiare, presentarle in modo chiaro, voglio che sia visibile che sono proprio io a dirle. Non voglio aggiungere confusione al mondo. La mia responsabilità come artista deve essere quella di dare, di condividere qualcosa con altre persone, di coinvolgerle in qualcosa che possano comprendere. Non mi interessa produrre lavori solo per il mercato dell’arte, il compra, vendi e scambia. Non faccio parte di quel mondo e non vorrei mai diventarne schiavo. Non conosco le tendenze del mercato e non vado a guardare i prezzi delle aste. Il mio lavoro è un dono che voglio condividere, voglio dare qualcosa al mondo, non solo apparire, fama o soldi o cose del genere. La condivisione è un altro aspetto molto importante.

behold-2017david-lachapelle.jpgOnestà e integrità sono ugualmente importanti.
Certo, bisogna essere onesti. L’integrità poi è fondamentale, è intento e creazione in uno. Se la mia intenzione è di creare qualcosa che raggiunga i giovani, dar loro qualcosa di bello da guardare ma anche qualcosa che abbia della profondità, del significato, allora non c’è più spazio per mettersi a creare status symbol. Lì dove c’è intenzione, c’è integrità.

Dove è arrivata la sua ricerca artistica?
Le idee mi arrivano, non so nemmeno da dove. Comincio a creare e a man a mano che lavoro arrivo a definire le idee sempre meglio. Alla fine, qualcosa emerge con chiarezza. A volte non so nemmeno io perché sto lavorando su una certa serie, sto solo seguendo un’idea che ho avuto in qualche momento. Ci lavoro e le ragioni diventano sempre più chiare e io sono coerente e continuo. Ogni volta che penso di aver finito, una nuova ispirazione torna. Io la seguo e ho imparato a fidarmi del mio istinto creativo.

Oltre l'immagine. I soggetti ritratti non si concludono nell’estetica dell'immagine, ma colpiscono per la storia e il contenuto a cui alludono. Quale equilibrio ricerca nelle suo opere?
Penso che l’equilibrio vada ricercato soprattutto nella vita privata. Ho bisogno di una vita equilibrata per creare. Non posso essere esausto se voglio che i miei lavori raggiungano il meglio che possono raggiungere. Inoltre, serve anche per far funzionare al meglio la comunicazione. Per me un’opera non è finita finché gli spettatori non la vedono e si sentono toccati. Quel momento di comunione con qualcuno che non conosco per mezzo dell’opera d’arte, senza parole, è magico. È il momento dell’arte, quello in cui crei qualcosa in comune con altri. Quella chiarezza è fondamentale, è la chiarezza della comunicazione.

img_2314.jpgLa sua idea di bellezza?
Ognuno ne ha una e io ho la mia. Per qualche motivo il colore è un elemento importante… ma è tutto molto naturale, davvero. Non penso allo stile. Come artista, posso scegliere se fare qualcosa di bello o di brutto. Prendete le immagini della raffinerie o delle stazioni di benzina, sono argomenti che molti troverebbero poco attraenti e che affronterebbero solo in un notiziario. Ma se uso la bellezza posso avere un dialogo più lungo con le persone, perché vorranno guardare le immagini più a lungo. Ottenuta l'attenzione delle persone, puoi parlare con loro e bombardarli di immagini. C’è già abbastanza confusione a questo mondo, già abbastanza oscurità. Perché dovrei creare qualcosa di più scuro, di più brutto? Voglio usare la bellezza come strumento. Voglio catturare lo spettatore e coinvolgerlo.

La grande mostra di Venezia. Quali passaggi chiave/opere in mostra delineano perfettamente la sua poetica?
Sono tutte quelle opere che riescono a catturare e conquistare l’attenzione del visitatore. Invito a guardare la mostra con mente e cuore aperto, qualche immagine colpirà più di altre, ma spero che alcune di queste immagini riescano a entrare in sintonia con il pubblico.
 

«David LaChapelle. Lost+Found»

fino 10 settembre 2017

Casa dei Tre Oci, Giudecca - Venezia

www.treoci.org