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Home arrow ARTE arrow Imprescindibile Tobey. Alla Collezione Guggenheim una retrospettiva dedicata all'artista americano
Imprescindibile Tobey. Alla Collezione Guggenheim una retrospettiva dedicata all'artista americano
di Redazioneweb   
wildfield.jpgNel contesto di un organismo vivente che si nutre di ricerca e della trasmissione di essa a un pubblico sempre più vasto, le mostre sono lo strumento principale di contatto e sviluppo dei due elementi. Ogni appuntamento espositivo offre la possibilità di fare un gradino in più nella scala della conoscenza del mondo dell’arte, in particolare dell’Arte Americana tra fine Ottocento e Novecento.

 

Senza dubbio stiamo parlando della Collezione Peggy Guggenheim e della sua fondamentale attività espositiva, che proprio in questi giorni offre un nuova indagine approfondita o per meglio dire, la più esaustiva retrospettiva degli ultimi vent’anni dedicata all’artista americano Mark Tobey (Centerville, Wisconsin 1890–Basilea 1976). In particolare, Mark Tobey. Luce filante, curata dalla studiosa Debra Bricker Balken, traccia l’evoluzione dello stile pionieristico dell’artista e il suo contributo, significativo e ancora non del tutto riconosciuto, all’Astrazione e al Modernismo americano del XX secolo. Tra i maggiori artisti americani a emergere negli anni ‘40, in quel decennio clou che vide la nascita dell’Espressionismo astratto, Tobey è riconosciuto come figura d’avanguardia, precursore con la sua “scrittura bianca” di quelle innovazioni stilistiche introdotte di lì a poco dagli artisti della Scuola di New York, quali Jackson Pollock.

 

white_world.jpgQuando i piccoli dipinti di Tobey, raffiguranti griglie fitte e chiare composte da linee delicate, vennero esposti a New York nel 1944, suscitarono ampio interesse per l’audacia della loro composizione a tutto campo. Queste sue rappresentazioni calligrafiche, uniche nel loro genere, sono dei chiari riferimenti alla città, alle vertiginose forme architettoniche che svettano verso l’alto, alle ampie strade, al turbinio pervasivo delle luci elettriche. Come tali sono il risultato di una lirica integrazione tra due culture figurative, l’occidentale e l’orientale, che spaziano dalla tradizionale pittura cinese su pergamena al cubismo europeo. Tale forma di astrazione, unica nel suo genere, deriva dalle diverse esperienze fatte dall’artista che ha vissuto tra Seattle e New York, ha viaggiato a lungo tra Hong Kong, Shanghai, Kyoto e l’Europa, e si è convertito alla fede Bahá'í, religione abramitica monoteistica, nata in Iran a metà del XIX secolo. La sua “scrittura bianca” è, dunque, spazio spirituale. 

 

«Mark Tobey. Luce filante»
Fino 10 settembre 2017
Collezione Peggy Guggenheim, Dorsoduro 701 - Venezia
www.guggenheim-venice.it