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La seggiola di Hockney. A Ca’ Pesaro, ottantadue ritratti e una natura morta
di Sara Bossi   
david-hockney-photo-by-david-parry.jpg«Vivo d’arte, libertà e risate, per questo adoro Roger Rabbit». In questa frase è racchiuso tutto l’uomo e l’artista. David Hockney presenta a Venezia ottantadue ritratti e una natura morta eseguiti tra il 2013 e il 2016 e da lui considerati un unico corpus di lavori.

 

Fra i più noti e affermati artisti contemporanei, Hockney dall’inizio degli anni Sessanta è tra i principali esponenti della Pop Art anglosassone. Viaggia spesso per gli Stati Uniti. Dal 1964 si trasferisce a Los Angeles, dove traduce l’atmosfera della vita americana in opere famosissime dalle campiture sature dell’abbagliante luce californiana. L’elemento figurativo riveste sempre nella sua produzione un ruolo cardine, declinato nei generi del ritratto e del paesaggio, associato a una costante interazione tra tecniche artistiche tradizionali e nuovi media. Non si limita alla pittura. È infatti incisore, disegnatore e ritrattista, nonché fotografo e autore di alcuni collage fotografici realizzati con le Polaroid. I ritratti raccolti a Ca’ Pesaro offrono una particolare visione della vita di Hockney a Los Angeles. Danno testimonianza delle sue relazioni con il mondo artistico internazionale, con galleristi, critici, curatori, artisti, amici. Tanti i volti celebri come quelli di John Baldessari, Lord Jacob Rothschild, Larry Gagosian, Stephanie Barron, ma anche di familiari e persone divenute parte della sua vita quotidiana.

 

david-hockney-ritratto-di-barry-humphries-25-27-e-28-marzo-2015-acrilico-su-tela-1219-x-914-cm--david-hockney-photo-credit-richard-schmidt-.jpgAmbientazione e modo di procedere devono essere uniformi, per far risaltare l’unicità irripetibile di ciascuna delle persone ritratte e nello stesso tempo la condivisione di una comune umanità. Posano tutte sedute: stessa seggiola, stesso formato della tela, stesso sfondo neutro su cui Hockney, nel giro di tre giorni, traccia una rappresentazione individuale e collettiva svincolata da barriere di genere, condizione, provenienza.


Una varietà che l’artista continua ad indagare con immutata meraviglia: «La natura non ama ripetersi. La cosa interessante negli esseri umani è che siamo tutti diversi, come i fiocchi di neve».
Hockney è anche autore di scenografie. Nel 1987 concepisce quelle per Il flauto magico al Metropolitan Opera di New York. Nel 1994 disegna i costumi della Turandot, messa in scena alla San Francisco Opera. Infaticabile nella sua produzione, ancora adesso, a ottant’anni, David Hockney confida: «Come Picasso, quando lavoro mi sento un trentenne. Poi appena smetto sento che non è così. Per questo oggi lavoro più di ieri. Non mi piacciono i vernissage, aspetto che si spengano le luci per tornare qui nello studio. E ricominciare».

«David Hockney. 82 Portraits And 1 Still-Life»
24 giugno-22 ottobre 2017

Ca’ Pesaro, Galleria Internazionale d’Arte Moderna - Venezia


capesaro.visitmuve.it