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Home arrow ARTE arrow BIENNALE ARTE 2017 | Viva Arte Viva! Intervista a Christine Macel
BIENNALE ARTE 2017 | Viva Arte Viva! Intervista a Christine Macel
di Marisa Santin   

macel.jpgCuratore capo e responsabile del Dipartimento Création contemporaine et prospective del Museo nazionale d'Arte Moderna – Centre Pompidou di Parigi, Christine Macel torna alla Biennale di Venezia dopo aver curato il Padiglione belga nel 2007 e il Padiglione francese nel 2013. Di quest'ultimo torna subito alla memoria il poeticissimo video di Anri Sala, Ravel Ravel Unravel, in cui, grazie a una scenografia sottilmente malinconica, le mani dei pianisti che suonano il Bolero sembrano dei primi ballerini che sfiorano il palco. Di lei, Serge Lasvignes, presidente del Centre Pompidou, dice che difende una creazione senza compromessi. Christine Macel non si spaventa di niente e si nutre di tutto. Sceglie pertanto di mettere la parola e il pensiero degli artisti al centro di tutti i suoi progetti espositivi, senza assoggettarli a nessun tipo di ostacoli o vincoli. Grande osservatrice della scena culturale e letteraria del passato e del presente, crea dei legami, talvolta audaci, tra tutte le arti che la incuriosiscono, dall'arte medievale all'arte contemporanea, dal video alla performance. Lo ha sperimentato in particolare nel 2011, in occasione della mostra Danser sa vie al Centre Pompidou, un'esposizione originale che aveva riscontrato un importante successo di pubblico e che, attraverso il lavoro di oltre cento artisti, testimoniava le interazioni tra danza e arti visive.


«L'arte non cambia il mondo. É il luogo dove si può reinventarlo», dichiara. Per Viva Arte Viva, ha costruito un percorso alla scoperta dell'universo degli artisti, della vitalità che permette loro di reinventare il mondo, «un mondo sempre più complesso, così come l'arte». Pertanto è solo avvicinandoci al lavoro degli artisti che lo capiremo meglio.

 

Christine Macel, la Biennale e Venezia. Quale equazione di storia, passione e arte vi unisce? Quale la specificità dell'identità Biennale nel mutevole mondo del contemporaneo?
Ho visto la mia prima Biennale da studentessa e da allora continuo a visitare ogni edizione. La Biennale di Venezia è la manifestazione d'arte contemporanea più importante al mondo, la prima e la madre di tutte le altre Biennali. È quindi un'istituzione imperdibile per chi lavora nell'ambito delle arti e della cultura. Successivamente ho avuto il privilegio di lavorare con Eric Duyckaerts al Padiglione belga nel 2007 e con Anri Sala al Padiglione francese nel 2013, l'anno in cui Francia e Germania scambiarono le loro sedi ai Giardini. Queste esperienze mi hanno dato un'ulteriore familiarità con la Biennale, in particolare per quel che riguarda il suo funzionamento interno, il modo in cui viene 'costruita'. Ho una visione, quindi, storica di ciò che è stata e di come si è trasformata negli anni; tuttavia il mio progetto è radicato nel presente. È naturalmente anche rivolto verso il futuro, ma non ha alcuna vocazione a ripercorrere o reinterpretare le edizioni passate.


ir_arsenale_50_kader_attia_1774.jpgViva Arte Viva è un'esclamazione di gioia, un richiamo alla potenza creatrice dell'arte, un invito a vivere l'arte con passione. Più che un unico tema, sembra un suggerimento…
Non volevo sottintendere un approccio concettuale, ma piuttosto testimoniare il carattere complessivo del progetto, che ha l'obiettivo di avvolgere il pubblico nella sua globalità. Il titolo Viva Arte Viva dà quindi subito il tono di questa Biennale: un'edizione che, anche se affronta delle questioni politiche e sociali complesse, ha un'energia e un dinamismo propri, particolari. L'ho scelto per incuriosire positivamente il pubblico: «Viva» è un'esclamazione di celebrazione, ma è anche l'affermazione di una certa vitalità. Contribuisce quindi a rendere più coinvolgente il progetto espositivo. Nelle edizioni passate ho notato che spesso il tema era talmente generico da essere poco percepibile dallo spettatore lungo un percorso che raccoglie un numero importante di artisti e di opere. Altre volte, invece, il tema era specifico e stringente al punto da risultare complicato, per il curatore, rispettarne fedelmente la linea sull'intero allestimento. Selezionare solo ed esclusivamente opere il cui proposito è quello di adattarsi al tema può diventare estremamente limitante. Ho preferito, perciò, concentrarmi sulla selezione degli artisti, scegliendoli in base alla loro identità e al loro modo personale di affrontare certe questioni. Solo successivamente mi sono impegnata a costruire una narrazione che avesse un filo organico ben delineato. In questo modo, la mia proposta curatoriale non schiaccia gli artisti, ma esalta piuttosto ogni singola opera ponendola in prospettiva con tutte le altre.

 

avz_pauline_cournier_jardin7302.jpgCon quale spirito artisti e pubblico dovrebbero avvicinarsi alla sua Biennale?
Nel mio lavoro tendo sempre a osservare il pubblico, le sue aspettative e le sue reazioni di fronte a una mostra. Anche qui ho voluto seguire questo approccio, rivolgendo convintamente la mia attenzione ai visitatori. Ci potranno essere 25mila persone all'Arsenale e ai Giardini durante la settimana inaugurale; altre 500mila, tra cui molti veneziani, visiteranno la Biennale fino a novembre. Molti si sentono generalmente lontani dalle problematiche affrontate in un'esposizione di arte contemporanea, come se le opere non potessero parlare anche a loro. A me premeva rivolgermi a tutti: studenti, gruppi scolastici, residenti, semplici curiosi, oltre a tutti gli operatori del mondo dell'arte. L'allestimento . stato pensato per permettere a chiunque di avvicinarsi con più facilità alle opere. Una serie di strumenti di mediazione con il pubblico sono stati pensati per facilitare la comprensione dell'artista e della sua opera. Ogni giorno dal mese di febbraio, ad esempio, erano disponibili i video con cui ciascun artista presentava se stesso e il proprio lavoro. Il pubblico ha avuto così fin da subito la possibilità di prepararsi a ciò che vedrà. Abbiamo raggiunto oltre 2mila visualizzazioni per ogni video: è quindi evidente che questo approccio ha suscitato un forte interesse. I video, o meglio, le Pratiche d'Artista, come abbiamo chiamato il progetto, non hanno necessariamente una vocazione didascalica. Alcuni sono veri e propri mini-documentari, altri sono molto più astratti e si configurano piuttosto come un invito a penetrare nell'universo dell'artista, conoscerne da vicino il modo di lavorare e capire come questo abbia un diretto riflesso sulle opere che realizza.


120 artisti: un caleidoscopio di generazioni, stili, provenienze. Quale tratto li accomuna? Quale elemento ha considerato imprescindibile nel produrre ogni sua singola scelta?
Ci sono artisti per cui nutrivo una grande ammirazione ma con cui non avevo mai lavorato, altri sono giovani che ho scoperto recentemente, altri ancora sono artisti affermati con cui ho già avuto occasione di collaborare. Insieme rappresentano un vero e proprio 'mondo'. Alla base della selezione, guardando attentamente alle problematiche salienti sollevate dalle loro opere, c'è soprattutto la volontà di mettere l'artista al centro del progetto. Anche l'idea di individuare nel 'Padiglione degli artisti e dei libri' un prologo ideale del percorso nasce in fondo dalla stessa motivazione: invitare lo spettatore a interrogarsi su ciò che significa fare l'artista oggi. Nelle altre 'stanze' di questo viaggio ho voluto invece approfondire maggiormente alcune tematiche, scegliendo artisti che, con le loro opere, potessero offrire un punto di vista nuovo. Con tutti loro c'è stato un lungo lavoro, un continuo scambio, un costante confronto sulle opere e sugli spazi di allestimento, per riuscire a inserire i lavori in un contesto che rendesse ogni singola opera ancora più potente e comprensibile disegnando un percorso coerente e logico. Con i 9 trans-padiglioni, più che una catalogazione, ho cercato di creare una scenografia, di allestire il set di una narrazione, di un racconto aperto che lasciasse libera interpretazione a chi lo legge. Viva Arte Viva inizia dunque con la figura dell'artista per arrivare a delle questioni più spirituali. Come in un romanzo di formazione, dove per tappe ci si distanzia sempre più dall'umano per arrivare, infine, all'universale.

 

Il ruolo del tempo nell'arte. Cosa significa contemporaneità per Christine Macel e quando un'opera e un artista possono essere considerati contemporanei?
halprin_anna_publicity-image_photo--www.earthalive.com_.jpgNon credo che offrire solo una mia visione del contemporaneo in occasione della Biennale sia sufficiente. Occorre mantenere un equilibrio sottile tra la necessità di fornire al pubblico degli strumenti didattici e quella di offrire uno sguardo il più completo e ampio possibile sull'arte contemporanea. Nella mia Biennale accanto ad artisti giovanissimi vi sono molte riscoperte e anche molti artisti ultraottantenni. Direi quindi che non c'è un'età giusta per essere contemporanei: lo si può essere a novant'anni e non esserlo stati mai, nemmeno a trenta. L'età non è sicuramente un criterio adeguato per giudicare la contemporaneità di un artista, così come la contemporaneità di un'opera non sta nel suo carattere spettacolare o magniloquente, quanto piuttosto nel modo in cui si inserisce all'interno di un percorso fatto di opposizioni, di proposte variegate e complementari. Tuttavia ci saranno in Viva Arte Viva anche opere spettacolari e molto scenografiche, come per esempio quella di Anna Halprin  – l'artista fra l'altro più anziana di questa Biennale – che si configura come una danza planetaria alla quale tutti i visitatori sono invitati a partecipare. L'intento di questo ballo collettivo è quello di riunire le energie positive di tutti, ma anche di andare al di là delle arti visive per entrare nell'universo delle arti del movimento, della gestualità e del suono.

 

L'incontro e la possibilità di dialogo con gli artisti è un punto centrale di Viva Arte Viva. Pratiche d'Artista, performance, laboratori, Tavole d'Artista… Un percorso che presuppone una certa inedita generosità e apertura verso il pubblico. Perché è così importante conoscere l'artista?
Nel "Padiglione degli artisti e dei libri" si potranno incontrare diversi profili di artisti: quelli che, per creare, si nutrono dagli incontri fatti al di fuori della loro sfera privata e quelli che, invece, adottano un metodo più introspettivo, all'interno di un loro spazio intimo, chiuso e protetto dall'esterno. Questi ultimi per la loro capacità di sfuggire alla frenesia del nostro tempo. Uno degli argomenti affrontati qui è la dicotomia tra otium e negotium: l'otium, ovvero l'ozio produttivo, designa un tempo tenuto per sé, per elaborare un pensiero, per far crescere un'idea fino ad arrivare alla sua concretizzazione. Al contrario, artisti come, per esempio, Olafur Eliasson si rapportano sempre alla sfera pubblica. La grande installazione che verrà allestita nel Padiglione inviterà il pubblico – in particolare i veneziani e le associazioni che lavorano con i migranti arrivati in Veneto – a partecipare a dei workshop. Con questo lavoro, Eliasson vuole condividere la sua idea di studio d'artista, che lui ritiene non essere necessariamente un luogo fisico, come poteva essere ed era un tempo, ma piuttosto un workshop continuo, uno spazio di scambio, di formazione, di discussione, di ricerche. Nel suo atelier a Berlino lavorano più di 30 persone che si incontrano, si parlano, organizzano conferenze, pranzano e cenano insieme. La sua installazione a Venezia è una riproduzione del suo studio berlinese, con delle opportunità di apprendimento e dei laboratori in cui si potranno creare delle opere – le green light (lampade verdi) – che saranno assemblate dai partecipanti e poi vendute su internet. Tutti i soldi raccolti saranno devoluti a delle ONG o a delle associazioni di beneficenza a favore delle popolazioni migranti.

fg_g_08_stark_frances_011.jpgImmaginando un viaggio nel tempo, trasportando Viva Arte Viva in diverse epoche del passato, quali artisti e quali opere sceglierebbe per ciascun padiglione tematico?
È difficile rispondere senza fare paragoni con le edizioni passate ed è anche quasi impossibile immaginare di tornare indietro nel tempo senza che il nostro vissuto interferisca comunque con l'immagine che abbiamo del passato. Oltretutto il mio progetto alla Biennale non è per nulla nostalgico, ma piuttosto affermativo, ancorato nel presente e rivolto verso il futuro. Ma immaginando di poter viaggiare nel tempo, andrei molto lontano... Ho iniziato il mio percorso come storico dell'arte, ho studiato anche letteratura e filosofia e ho scoperto Bruegel prima di Tinguely, per esempio. Prima di avvicinarmi all'arte contemporanea visitavo le collezioni del Louvre sull'arte egizia, gli Etruschi, gli Assiri. Arrivata a Venezia, per prima cosa sono andata a visitare le Gallerie dell'Accademia per rivedere La Vecchia di Giorgione. Mi piace l'arte antica, l'arte medioevale,etc. Tutto ciò costituisce la base per capire l'arte moderna e quella contemporanea.

 

Il Leone d'Oro a Carolee Scheneemann: le ragioni prime di questa scelta.
Carolee Scheneemann fa delle performance, dei video, dei film in bianco e nero… Non proprio delle opere 'seducenti' nel senso di oggetto estetico, ma che veicolano dei messaggi molto potenti sul rapporto con il proprio corpo e sulla libertà. È stata una delle prime artiste sperimentali negli anni '60 e '70 - penso ad esempio a una performance in cui si trasforma in un pennello per dipingere sulla tela con il proprio corpo - ed è una delle pioniere della performance, di questo 'gesto totale' che può essere interpretato in una moltitudine di modi. Ha operato una trasformazione radicale nella percezione dell'arte. Inoltre, a mio parere, si tratta di un'artista fondamentale nella storia dell'arte contemporanea e racchiude in sé tutte le dimensioni che ho cercato di rappresentare in questa Biennale, ad esempio nel Padiglione Dionisiaco. Per tutte queste ragioni mi sembrava legittimo e doveroso premiarla.

fg_g_24_eliasson_olafur_6034.jpgAgli artisti ha chiesto di inviare testi e opere letterarie dai quali sono stati ispirati, o che sono stati particolarmente importanti per la loro formazione. Quali opere invierebbe Christine Macel al Padiglione del libro?
La mia libreria personale sta diventando molto voluminosa perché ho sempre letto molto fin da piccola. Capisco quindi gli artisti che hanno faticato a rispondere a questa mia domanda! Alcuni di loro non sono riusciti a selezionare meno di dieci titoli ed effettivamente non saprei neanch'io quali scegliere. Potrei però limitarmi ad alcuni dei libri che ho sul comodino in questo momento. Il primo è Le 17 equazioni che hanno cambiato il mondo del matematico Ian Stewart: è affascinante leggere quanto la matematica sia collegata alla realtà che ci circonda. Il secondo è una raccolta di corrispondenza tra il Cavaliere di Boufflers e la Contessa di Sabran tra il 1777 al 1785, Le lit bleu (Il letto azzurro), perché sono appassionata alla storia della letteratura del Settecento. Infine citerei anche i racconti di Tchouang Tseu in quanto sono molto interessata alla saggezza cinese, alla storia del Buddhismo e altre forme di spiritualità.

 

«57. Esposizione Internazionale d'arte contemporanea | Viva Arte Viva»

fino al 26 novembre 2017

Giardini, Arsenale, vari luoghi in Città - Venezia

www.labiennale.org

 
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