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REDENTORE 2017 | Notte di Luce
di Redazioneweb   
redentore-the-gritti-palace-gala-dinner-club-del-doge-venezia.jpgLa notte dei fuochi, quella in cui tutta la città si ritrova a naso all’insù per ammirare uno spettacolo che non è mai uguale a se stesso, in cui lo stupore e la gioia sono autentici, come la bellezza di Venezia. C’è chi nei giorni scorsi ha parlato di una nuova Dubai in Laguna come traguardo per il prossimo decennio, speriamo si tratti di una boutade causata dall’afa estiva... niente è più autentico di un luogo che sa reinventarsi ogni giorno, nonostante le mille afflizioni cui è sottoposto. Il Redentore è una di quelle feste che segnano il calendario delle famiglie veneziane, così come il Palio lo fa per Siena.

 

I riti della Festa si associano alla partecipazione massiccia di un pubblico eterogeneo, non solo locale, migliaia di turisti all’arrembaggio per accaparrarsi un posto da cui godersi uno spettacolo che rimane indelebile nella memoria. Non è retorica pensare alle infinite sfumature che accarezzano il cielo con una tavolozza cromatica inarrivabile, sembra una riunione di Maestri della pittura veneziana, l’oro dei Vivarini, di Giambono, le sfumature raffinate di Bellini, la luce di Tintoretto, il rosso di Tiziano, solo per citarne alcuni.

 

Le imbarcazioni piene di persone in festa, intorpidite dall’alcol che ritrovano un orgoglio sciovinista di appartenenza a un quadrante di mondo meraviglioso, peccato che l’effetto svanisca, come i sogni, alle luci dell’alba e già l’indomani si riparta con le geremiadi contro questo o quello, siano i vaporetti affollati o i foresti in genere!

 

La notte dei foghi è una di quelle notti in cui la città se possibile assume un aspetto ancor più da favola, sembra incredibile che tutto questo splendore sia a portata di sguardo e l’emozione di seguire i riti del Redentore, dall’attraversare il canale della Giudecca sul ponte votivo, alla visita alla Basilica palladiana, fino alle regate del giorno dopo, non trasmettono mai un senso di déjà vu.

 

redentore.jpgL’anguria, i bigoi in salsa, l’anara in tecia, il saor, il rabosetto sono il menù della tradizione, non serve essere filologici nel rispetto di esso, già le tavole imbandite in riva alla Giudecca e alle Zattere, le barche in festa, le terrazze e le altane dei fortunati piene di gente, sono uno spettacolo nello spettacolo, un ricordo, vivo, di una festa ancora radicata. In un periodo storico in cui le piazze e le folle radunate sono ritenute un target per qualche fanatico pazzo, il fatto stesso di esserci è un deterrente contro la paura, non ci si arrende davanti alla sconfinata stupidità di una esigua minoranza e soprattutto non si può perdere lo spettacolo di un cielo che si apre ai colori come in un cartone di Walt Disney.

 

Le cupole di San Marco, Palazzo Ducale, i tetti di Venezia tutti si ricoprono metaforicamente di una polverina magica che li rende ancora più splendenti, non c’è angolo di città in cui non si avverta l’unicità di una festa così importante. La peste, al giorno d’oggi, si chiama indifferenza e rassegnazione, esse sono un vulnus terribile, la cui cura parte da iniezioni di bellezza e da un ritrovato bisogno di fruirne. Solo immersi nel bello si può vedere il futuro delinearsi, e Venezia è bellezza universale. Non calpestiamo i fiori nel deserto, ma non facciamo desertificare i nostri giardini inseguendo modelli assurdi... altro che Dubai!


Festa del Redentore
15-16 luglio 2017

Chiesa del Redentore e vari luoghi a Venezia

www.veneziaunica.it