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Viva la vida! Tour del Ghetto
di F. M.   

falafel.jpgL'chaim! è un’esclamazione ebraica che significa “Alla vita!” e viene usata durante i brindisi come buon auspicio, levando i calici. Il tour del Ghetto di Venezia si riassume con questo augurio ed è molto bello pensare di visitare un luogo che, con le parole del Rabbino Capo Shalom Babbout, «non è solo un museo, ma un posto vivo». La visita prevede di conoscere cultura e tradizioni anche attraverso l'assaggio di una cucina attualissima, basata su antiche ricette.

 

Partendo dal Museo Ebraico già una sosta al bar incuriosisce per la varietà di dolcetti della tradizione, sfornati quotidianamente, secondo le ricette di un tempo, e la loro bontà, semplice e ancestrale, colpisce i visitatori, che vivono l'esperienza di una immersione nella cultura “rigorosa” di un popolo fieramente orgoglioso della propria unicità.

 

Si esce dal Museo e ci si imbatte nel Banco Rosso, l'unico antico banco dei pegni visitabile a Venezia, dove la proiezione di un breve documentario fa capire l’importanza storica e culturale di questo luogo. Anche William Shakespeare si è ispirato ad esso nella sua opera Il mercante di Venezia. Al banco c'è il tempo anche per gustare biscottini e crostini tipici accompagnati da vini kasher. Si scopre proprio qui che il modo di dire - ahimè frequente specie di questi tempi (!) - “andare in rosso” si deve proprio a questo luogo.


Il tour prosegue con la visita di tre Sinagoghe - la Scuola Grande Tedesca, la Scuola del Canton e la Scuola Ponentina -, tanto sobrie all’esterno quanto sontuose all’interno: entrando l'aula si apre austera e solenne, in un contesto che incute rispetto ed ammirazione e al contempo raccoglimento e forte senso di comunità.
Come nelle migliori tradizioni, il tour si conclude nel giardino del Ristorante Ghimel Garden con la scoperta della cucina ebraico-veneziana, forse una delle più ricche, grazie al carattere cosmopolita che ha sempre caratterizzato sia questa Comunità, sia la Serenissima.

 

La parte conviviale prevede aperitivo con prosecco e bibite kasher e una serie di portate sfiziose e variegate: un caleidoscopio di sapori e profumi in cui le singole sfaccettature delle varie comunità vengono unite attraverso il cibo. Una vera e propria “cucina fusion” che parte da molto lontano. Gli ebrei ashkenaziti hanno ad esempio introdotto a Venezia i piatti tipici del Nord Europa, in particolare quelli a base d’oca, uno dei più caratteristici è la fugazza cole gribole, una focaccia impastata con pezzetti di pelle d’oca fritti detti appunto gribole. Di derivazione ashkenazita è anche la melina, un involto di pasta frolla ripieno, a seconda delle tradizioni, di carne macinata di vitello o tacchino. I mercanti levantini che commerciavano con l’Oriente hanno introdotto nella cucina veneziana le spezie e la frutta secca che venivano da quei luoghi, come lo zafferano e le uvette: il riso zalo, ancora oggi preparato da molte famiglie, viene ad esempio soffritto in grasso d’oca e arricchito con zafferano ed è sicuramente frutto dell’incontro della tradizione ashkenazita con il gusto orientale per le spezie.

L'chaim. Tour del Ghetto Ebraico
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