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Dalla forma alla materia. Soccol, una antologica al Museo del Paesaggio di Torre di Mosto
di Maria Laura Maxia   
soccol.jpgNovanta opere ripercorrono l’intero percorso creativo dell’artista Giovanni Soccol, dal ’67 ai nostri giorni. Un'esaustiva antologica, a cura di Stefano Cecchietto, in corso fino al 24 settembre al Museo del Paesaggio di Torre di Mosto, fortemente voluta e sostenuta dal Comune  in collaborazione con la Fondazione Terra d’acqua e la Fondazione di Venezia, che si articola di sala in sala seguendo le varie tematiche affrontate dall'artista nel corso degli anni, che hanno reso la sua produzione pittorica ricca di rinnovati risvolti formali e simbolici. Nato a Venezia nel 1938, approccia lo studio della pittura fin da giovane, maturando presto i suoi studi di carattere figurativo grazie alla frequentazione dell’atelier della pittrice viennese Ilse Bernheimer, insegnante negli anni ’20 alla Kunstgewerbeschule di Vienna, stabilitasi a Venezia, nella Casa dei Tre Oci alla Giudecca. Nel 1953 espone alla XLI Collettiva dell’Opera Bevilacqua La Masa, aggiudicandosi il premio per il più giovane espositore. L’anno seguente la stessa Bernheimer, lo presenta a Gennaro Favai, di cui Soccol diventa immediatamente allievo, inserendosi nella tradizione della pittura veneziana del Novecento.

 

Nel 1956 abbandona il Liceo Scientifico, di cui stava frequentando l’ultimo anno, e si iscrive alla Scuola Libera del Nudo presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia. L’amicizia con Paolo Cardazzo, figlio di Carlo, iniziata nel 1950 e poi proseguita negli anni universitari, porterà i due studenti, che condividevano i medesimi interessi, ad una serie di viaggi in Europa per approfondire lo studio dell’architettura contemporanea. Una volta succeduto al padre nella direzione della Galleria del Cavallino di Venezia, Paolo seguirà costantemente Soccol, dedicandogli fra il 1977 e il 1993 cinque mostre personali. L’interesse per la pittura e la non corrispondenza ai suoi obbiettivi dell’indirizzo didattico della Facoltà di Architettura lo allontanano dagli studi universitari. Inizia un lungo e duraturo rapporto di bottega maestro-allievo con Guido Cadorin, che sarà per lui fondamentale per impadronirsi del mestiere.

 

Nel 1963 riprende gli studi universitari richiamato dalla presenza di Carlo Scarpa nella Cattedra di Architettura degli Interni. Nel 1964 espone nel Padiglione delle Arti Decorative alla XXXII Biennale d’Arte Contemporanea, aggiudicandosi il Premio del Ministero Industria e Commercio. Nel 1967, presentato dallo stesso Scarpa in qualità di relatore, consegue la laurea con il massimo dei voti, progettando un monastero sulla base della Regola Benedettina. Su invito del suo relatore, rimane alcuni mesi in Facoltà come assistente alla didattica e collaboratore allo studio. Non condividendo la situazione creatasi nel ’68 in ambito universitario, lascia lo IUAV e segue Mario Deluigi, che in quel momento rappresentava la guida più qualificata per i suoi nuovi interessi verso l’Astrazione. Il Maestro, Docente di Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Venezia, lo chiama nel 1969 a collaborare nell’insegnamento di Arredo Scenico presso il medesimo Istituto. Si intesse così un lungo sodalizio di lavoro, studio ed amicizia che aprirà nuovi orizzonti alla cultura figurativa di Soccol e che durerà fino alla scomparsa del Maestro, avvenuta nel 1976.


2475407_pckg_260149627263272809-20170601.jpgAi primi studi di carattere prevalentemente figurativo, che contrassegnano il suo lavoro tra gli anni ’50 e ‘60, subentra poi negli anni ’70 un'approfondita ricerca nel campo dell’astrazione, che lo accompagnerà per tutti gli anni ‘80 con i cicli delle Presenze-Assenze, delle Visioni e dei Mesi. Durante gli anni ‘70 Soccol si dedica, oltre che alla pittura, anche all’architettura di interni ed alla scenografia, sia per il teatro che per il cinema. Dall’inizio degli anni ’90 continua ad arricchirsi di esperienze, riversando nelle opere una maggiore presenza del suo vissuto, rimettendo in discussione e rigenerando le sue modalità espressive.


Una vita piena e affascinante dunque che ha portato Soccol ad affrontare temi e immagini che in mostra si declinano sotto forma di numerosi cicli di opere, in un susseguirsi di cinquant’anni di autentica pittura. Un omaggio ad un grande protagonista dell’arte contemporanea fortemente legato alla tradizione della pittura veneziana.


«Giovanni Soccol. Opere 1967-2017»
Fino al 24 settembre 2017
Museo del Paesaggio
Torre di Mosto, località Boccafossa (Ve)

www.museodelpaesaggio.ve.it