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[VENEZIA74] | Nico, 1988. Intervista a Susanna Nicchiarelli
di Marisa Santin   

143649018-322bdd23-7ad4-474a-8a2e-2e9b346f1733.jpgDiplomata al Centro di cinematografia sperimentale di Roma, regista, sceneggiatrice e spesso attrice nei suoi stessi film, Susanna Nicchiarelli (1975) ha diretto cortometraggi di finzione e di animazione (L’artista, 2000; Che vergogna!, 2001; Sputnik 5, 2009), un mediometraggio (Uomini e zanzare, 2005), e diversi documentari (Ca cri do bo, parte di I diari della Sacher, 2001; Il terzo occhio, 2003; Per tutta la vita, 2014). Cosmonauta, il suo primo lungometraggio di finzione, ha vinto nella sezione Controcampo della Mostra di Venezia nel 2009. Nel 2013 ha lavorato con Margherita Buy e Sergio Rubini ne La scoperta dell’alba, tratto da un romanzo di Walter Veltroni. Con Nico, 1988, – produzione mista italiana e belga con interpreti stranieri – la regista si confronta con un ambiente internazionale.

 

 

Dall’Italia all’Europa. Come è stato lavorare oltre i confini nazionali?

Il film ha una forte identità europea. Si tratta innanzitutto di una produzione italiana e belga e lo abbiamo girato in Italia, Belgio e Germania, lungo le tappe del tour che Nico e la sua band fecero negli anni ‘80. Ma è fortemente europea anche la vicenda personale di questa straordinaria artista. Nata nel 1938 in Germania, Nico ha visto la guerra da bambina e ha vissuto i bombardamenti a Berlino. Era una bellissima donna, famosa già a 26 anni negli Stati Uniti. Poi è tornata in Europa e qui ha proseguito la sua carriera da solista. Europea è anche la scelta degli attori e membri della troupe coinvolti: danese la protagonista, e poi inglesi, francesi, italiani, tedeschi, belgi. Per certi aspetti si è ricreata sul set la stessa atmosfera del tour: tante lingue e provenienze diverse in viaggio per l’Europa.


A proposito di Trine Dyrholm, che presta corpo e voce per questa intensa interpretazione. Come avete lavorato sul personaggio?
Trine è anche una bravissima cantante e nelle scene dei live ha ricantato tutte le canzoni. Non ci siamo limitati ad un playback. Inoltre, credo che il lavoro in sala di registrazione precedente alle riprese sia stato fondamentale per la costruzione di un personaggio tanto complesso, nella voce e nei movimenti.


Perché Nico? Cosa l’ha affascinata della sua figura?
Nico è stata una musicista straordinaria, anche oltre gli anni di Warhol, della Factory e della sua partecipazione a The Velvet Underground & Nico. Il suo percorso è proseguito con degli album meno popolari, più cupi e ‘difficili’. Sono rimasta affascinata dalla sua capacità di non rincorrere mai i gusti del pubblico e il successo commerciale, riuscendo allo stesso tempo a creare uno stile ben preciso, che ha influenzato molta musica sucessiva. Dalle interviste più recenti si percepisce che era anche una persona molto ironica, che non si perdeva in discorsi nostalgici sull’epoca passata. Non faceva trasparire nessun tipo di rimpianto, dava anzi l’impressione di essere molto più ‘risolta’ a quarant’anni che non da giovanissima.
Quali aspetti della sua personalità troviamo al centro del film?
Uscendo dagli schemi del classico biopic, mi sono voluta soffermare non tanto sull’icona quanto piuttosto sugli aspetti personali della vita di una donna alle prese con il passare del tempo. Questo mi ha permesso anche di isolare il tema centrale del film, che è quello della maternità. Il rapporto con Ari, il figlio che Nico ha avuto da Alain Delon e che l’attore francese non ha mai riconosciuto, è la ferita attorno cui ruotano i suoi pensieri e tutta la sua vita, soprattutto negli anni più maturi. Dopo averlo tenuto con sé per i primi quattro anni, Nico affida il bambino alla nonna paterna perdendone in seguito la potestà. Solo verso i 18 anni Ari ha voluto riavvicinarsi a lei dopo tanti anni di separazione.


Come si è documentata sulla storia di Nico? Documenti, biografie, testimonianze?
Il film si basa su una lunghissima intervista che ho fatto proprio al figlio, dopo aver passato un po’ di tempo con lui a Parigi. Tramite Ari sono poi arrivata a una serie di persone che mi hanno aiutato a capirla meglio, come il suo manager o come Domenico Petrosino, un musicista rock italiano che la conosceva bene e che nel film è interpretato da Thomas Trabacchi. Ho anche incontrato il promoter cecoslovacco che organizzò il concerto clandestino oltrecortina, con Nico e gli altri musicisti sottoposti a stretti controlli. Alcuni episodi e personaggi sono inventati: c’è naturalmente anche un lavoro di rielaborazione.
Il corto Sputnik 5, Cosmonauta: l’esplorazione dello spazio sembra un tema ricorrente nella sua produzione. È un’appassionata di fantascienza?
Sono appassionata di storia, e questo comprende anche i tanti momenti in cui l’umanità si è immaginata scenari futuri differenti. Mi interessa molto il rapporto tra il futuro e il passato e il modo in cui questa percezione si manifesta nell’essere umano. Anche in Nico esiste una prospettiva storica molto forte che guarda all’Europa di quell’epoca: chi avrebbe mai detto, ascoltando Nico cantare oltrecortina in quel concerto illegale, che appena due anni dopo la realtà di quel contesto sarebbe completamente cambiata?


mariee-e1391443874540.jpgHINTS:


BOOK
Blonde di Joyce Carol Oates, ispirato alla biografia di Marylin Monroe. Uno dei libri meglio scritti che io abbia mai letto. Racconta la vita di Marylin per frammenti, immagini. Una lettura che mi ha sconvolto, fatta molto tempo prima di scrivere Nico ma che mi ha sicuramente influenzato.

 

FILM

Last Days di Gus Van Sant. Racconta gli ultimi giorni di Kurt Cobain. Un film estremamente scarno, coraggioso. Importante non solo per quello che racconta ma per quello che sceglie di non raccontare.
Jobs di Danny Boyle. Un biopic che si concentra solo su alcuni momenti della vita di Jobs. Mi piacciono i biopic che raccontano solo una parte della vita per raccontare il tutto.

ART
La femme mariée di Niki de Saint Phalle per la sofferenza e al tempo stesso anche l'ironia che trasmette. La vita di questa a rtista ricorda alla lontana quella di Nico (ex modella, donna bellissima appartenente alla stessa generazione). Il suo modo di raccontare la donna, il corpo femminile. Sicuramente mi ha influenzato tanto.