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[VENEZIA74] Raccontare Venezia. Lo sguardo di Wilma Labate svela la città
di Fabio Marzari   

wilma_labate_400.jpgWilma Labate:

«Il progetto è nato prima di tutto leggendo il libro Storie di Cinema a Venezia di Irene Bignardi. Da qui, ho cercato di capire durante un lungo sopralluogo, un modo di raccontare Venezia con grande pudore, provando a evitare le cosiddette 'cartoline' e a riappropriarmi della città, il che . molto difficile, perchè si concede molto al turista, ma . terribilmente complesso conoscerla in profondità. Non si percorre con familiarità Venezia. È tanto generosa di cose meravigliose, quanto un po’ avara di confidenza. L’acqua crea distanza, frattura, rendendo il lavorare a Venezia complesso. La città impone di lasciare a casa le pigrizie e, in cambio di tale sforzo, premia. Anche in questo è unica. Raccontare Venezia è il tentativo di accorciare questa distanza che la città impone a tutti e di filtrarla attraverso lo sguardo di una giovane attrice romana, Silvia D’Amico, che la conosceva poco e che l'ha scoperta durante la sua presenza al Festival del Cinema.

 

 

 

 

LA SINOSSI
«Una giovane attrice (Silvia D’Amico) in viaggio a Venezia ripercorre i luoghi e le atmosfere di alcuni celebri film girati nella città lagunare. Nel percorso rivive i fasti della classicità, della decadenza e della modernità di un luogo unico al mondo».

IL LIBRO
«Il libro di Irene Bignardi, che conosce profondamente la città e la storia del cinema, è stato fondamentale per la scelta del film. A Venezia sono state girate moltissime pellicole: film importantissimi, grandissimi, immensi e altri piccoli, minori. L'identità è talmente preminente in Venezia che entra dovunque, dal capolavoro al piccolo documentario, impressiona ed è presente, non è mai vaga, perché è forte e potente. Questo è un termine che si usa poco per definire Venezia, ma lo è, potente. Irene ha avuto un tocco unico in questo libro, mai sapiente, mai altisonante, sempre delicato ed elegantissimo, indispensabile per raccontare il cinema a Venezia».

I FILM IMPRESCINDIBILI

«Senso naturalmente, uno dei capolavori di Visconti. Chi lavora è perduto di Tinto Brass, un film piccolissimo del 1963, anarchico, straordinario. Un film che racconta la città, non usata solo come set prezioso, ma la vera città, quella che pulsa, il cuore, l'identità, in un momento storico molto particolare. Molto ben girato per quegli anni, modernissimo: Brass si permette anche di inserire una scena a colori di un funerale con delle bandiere rosse e il resto tutto in bianco e nero».

LUOGHI ICONICI

«Venezia tutta, co-protagonista dei film. Tuttavia i miei luoghi di elezione a Venezia sono: Le Zattere, sospese tra architetture e acqua. Santa Marta, un quartiere popolare e bellissimo, che non ha nulla a che vedere con le zone periferiche di altre città. Un quartiere che accoglie, con case piccole, giardini, confortevole dopo ore e ore di riprese in giro per Venezia. Calle del Milion, vicino a Rialto, dopo il lavoro mi rifugiavo in questo posto, una piccola calle, antichissima, un po' appartata ma in pieno centro».

 

raccontare_venezia__8_.jpg

 

 

 

 

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