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Volti di storie. Shirin Neshat a Venezia, una mostra e un film da non perdere
Written by Anna Trevisan   

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Negli anni ‘90, le sue Women of Allah la consacrarono all’attenzione internazionale di pubblico e critica e le sue fotografie in bianco e nero fecero il giro del mondo. Ritratti di donne velate, dettagli dei loro corpi: mani, piedi, volti, sovrascritti da versi in lingua araba tratti da poesie di autrici iraniane contemporanee.

 

Nata in Iran nel 1957, Shirin Neshat studia negli Stati Uniti d’America, dove trapianta la sua nuova vita in seguito ai tumultuosi eventi della rivoluzione iraniana. L’esilio non l’allontana però dalle radici della sua cultura, che resta – come le piace ricordare – “molto iraniana”.

Già premiata come artista visiva nel 1999 dalla Biennale d’Arte di Venezia, nel 2009 come regista ha vinto anche il Leone d’Argento alla 66. Mostra del Cinema di Venezia per Women Without Men, film dedicato alla vita di quattro donne durante la rivoluzione islamica.

 

La sua arte raffinata e intelligente si impernia sul femminile, attraversato dai perturbamenti della storia, pubblica e privata. Di quel nodo complesso, infatti, che è la relazione del femminile con il maschile nel mondo arabo e non solo, e del sofferto confronto tra cultura occidentale e cultura orientale, Shirin Neshat non si è mai stancata di parlare, mettendolo a tema e sviscerandolo in pressoché tutti i suoi lavori.

 

Non sorprende dunque che il soggetto di questo suo ultimo film sia ancora una volta la storia di una donna, Oum Kulthum, leggendaria cantante egiziana morta nel 1975.

 

lok-key-still-5.jpgIl film – coprodotto da In Between Art Film e Vivo Film, presentato in concorso in Venice Days – Giornate degli Autori, nell’ambito della 74. Mostra del Cinema di Venezia – si intitola Looking for Oum Kulthum (2017) ed è dedicato alla figura di una cantante che è assurta a vera e propria icona, appassionando una Nazione intera con un’intensità che forse trova un omologo nella storia di Maria Callas. Nella voce potente di Oum Kulthum, nell’inconsolabile struggimento che incrina il suo canto, il pubblico non ha mai smesso di riconoscersi. Anzi, la scomparsa di questa popolarissima cantante, molto amata in tutti i Paesi di lingua araba, ha amplificato il suo fascino facendolo assurgere a leggenda.

 

“Un arazzo di volti umani”, come li ha definiti Shirin Neshat, fissati nei loro gesti, culture, credi e generazioni differenti, diversi ma parte della stessa comunità, formano il corpus della mostra The Home of My Eyes, Evento Collaterale della 57. Biennale Arte, in corso al Museo Correr. Un ciclo di 55 fotografie ideate e realizzate dal 2014 al 2015 e ancora mai esposte in Europa, stampe ai sali d’argento, su cui l’artista interviene con un testo calligrafico che crea un legame tra i protagonisti, non solo estetico ma anche narrativo.
 
«Shirin Neshat. The Home of My Eyes»

fino al 26 novembre 2017

Museo Correr, San Marco - Venezia
correr.visitmuve.it