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[VENEZIA74] Orizzonti presenta "Invisible". Intervista a Pablo Giorgelli
di Davide Carbone   

35470-invisible_-_director_pablo_giorgelli.jpgPrima di realizzare il suo film d’esordio, Las Acacias (2011), Pablo Giorgelli (Buenos Aires, 1967) studia all'Universidad del Cine e lavora al montaggio di diverse pellicole. Las Acacias vince la Caméra d’Or alla Semaine de la Critique a Cannes. Il film è stato incluso nella sezione ufficiale a Toronto, Busan e New York ed è stato proiettato in oltre 70 festival cinematografici in tutto il mondo con distribuzione nelle sale in Francia, Regno Unito, Canada, Nord America, Spagna, Italia, Norvegia, Grecia e Brasile.

 

Tra le protagoniste Ely e Susana esiste un rapporto che ne contiene al proprio interno tanti altri: si potrebbero definire madre e figlia l’una dell’altra, in differenti modi. Come descrivere cinematograficamente la loro routine?
Il legame tra Ely e sua madre è un elemento centrale e in qualche modo è proprio questa relazione a dare origine al film. A partire dal rapporto madre-figlia è stato costruito il personaggio di Ely che, con i suoi 17 anni, osserva il mondo dalla sua casa. La cosa evidente in questa relazione è l’assenza della madre nel ruolo che dovrebbe ricoprire. La mancanza di protezione, il senso di impotenza che Ely avverte nasce prima di tutto da quest’assenza e, in secondo luogo, dal mondo adulto in generale, che non la tiene in considerazione e con cui non è in gardo di rapportarsi in maniera efficace. Non potrei però affermare che Ely sia “madre di sua madre”, anche se esiste una certa inversione di ruoli tra le due e alla fine è Ely che provvede alla vita familiare. La ragazza si occupa di sua madre come può, con i mezzi che ha a disposizione e con i suoi problemi sulle spalle, ma se ne occupa in modo amorevole, lasciando intuire un passato diverso, sereno, un’altra epoca che, poco alla volta, a causa della depressione della madre ha iniziato a scomparire.   
 
Invisible potrebbe essere definito un racconto di formazione?
Senza dubbio Ely non sarà più la stessa dopo aver affrontato questa esperienza. Ha paura, è angosciata, sa che qualsiasi decisione prenderà, non ci sarà modo di tornare indietro. In quest’ottica possiamo parlare di una “coming of age story”. Quello che io ignoro, e che il film evita accuratamente di far sapere, è se la decisione che Ely prenderà sarà per lei un bene o un male. Non lo sappiamo. Non sappiamo come sarà il futuro. La vicenda è raccontata dal punto di vista di Ely e perciò mi interessava elaborare un processo mediante il quale scoprire che tipo di decisione il personaggio desiderava o necessitava prendere: l’ho ascoltata, capita, rispettata. Non fa per me decidere le cose che il personaggio deve fare. Il film non vuole dare un giudizio morale su questa decisione, ma accompagna solo Ely durante quei giorni. 
 
35482-invisible__2_.jpgHINTS

 

ART
E

I riferimenti artistici sono tantissimi e mi si affollano in testa in modo disordinato.

 

DIRECTORS


Bresson, Kiarostami, i Dardenne, Porumboiu, De Sica…

 

INSPIRATION


In questo specifico caso, la principale ispirazione, motore di Invisible proviene dal quartiere di edifici monoblocco in cui sono nato e cresciuto, dove ancora vive mia madre e dove ho girato il film.

 

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