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[74.MOSTRA] Intervista a Giuseppe Piccioni, Presidente di Giuria "Venezia Classici"
di Marisa Santin   
38557-photocall_-_juries_-_giuseppe_piccioni____la_biennale_di_venezia_-_foto_asac__1_.jpgDopo aver presentato Questi giorni in Concorso nel 2016, Giuseppe Piccioni torna al Lido in qualità di Presidente di Giuria per coordinare i ragazzi impegnati in veste di giurati per la sezione Classici. Lasciando loro libero orientamento, facendo e facendosi domande, in un esercizio di stimolo della curiosità che si nutre della magia del cinema.

 

Come va guardato un film classico per poterlo giudicare oggi?
La gioia più immediata sarà poter rivedere pellicole entrate nella storia della cinematografia di ogni tempo e osservarne l’impatto sui ragazzi dei vari DAMS con cui avrò l’occasione di collaborare. Saranno film di cui sarà possibile considerare la ‘tenuta’, capire quanto ci parlino ancora a distanza di anni. L’aspetto del restauro sarà di sicuro interessante, perché permetterà di individuare quali meccanismi vengano usati per parlare ancora allo spettatore di oggi. Senza dubbio il premio va anche a chi ha scelto di riproporre quei film oggi nel rispetto di quelle che furono le condizioni originali in cui vennero proposti per la prima volta al pubblico.
 
Alcuni film, anche di successo, invecchiano presto. Altri invece non muoiono mai: al di là del talento del regista, cosa fa entrare un film nell’Olimpo dei Classici?
Il concetto di "classico" è molto generoso, comprende davvero uno spettro molto ampio di generi e autori, dai classici del muto (magnifico il lavoro fatto su Rosita, il film inedito di Lubitsch proposto dalla Mostra nella serata di preapertura) alle commedie di Billy Wilder, fino a film usciti dagli Studios di Hollywood o alle pellicole provenienti da Paesi lontani dalla tradizione occidentale e per questo motivo ancora più affascinanti. Ma ci sono alcuni elementi ricorrenti, in certi film del passato, che sono ineguagliabili, oggi, per la capacità di raccontare sentimenti forti, assoluti: il bene, il male, il desiderio, la paura, l’odio, l’amore…
 
Se dovessimo identificare oggi un "classico di domani", su quale film scommetterebbe?
Dare una risposta, così, sul momento, è molto difficile. Mi vengono in mente Match Point di Woody Allen, non proprio recentissimo, oppure Scorsese se spostiamo il discorso sui registi. Ma non è così facile capire se un film di oggi sia in grado di aspirare a quel tipo di considerazione in un futuro. Bisognerebbe avere il necessario distacco temporale. Però potrei azzardare un autore del nostro cinema: Nanni Moretti. I suoi film potrebbero essere considerati dei classici dagli spettatori di domani.
 
Quali invece i criteri per premiare il miglior documentario sui Classici?
Credo che per questo genere valga soprattutto lo sguardo che ha caratterizzato la percezione del regista. Insomma non credo che la valutazione debba riguardare l’argomento, per quanto nobile esso possa essere. Credo si debba sempre guardare al linguaggio, allo sguardo, alla personalità di chi cerca, nel racconto, una prospettiva originale, personale. Spero di poter condividere con i ragazzi questo approccio.
 
Com’è organizzato il lavoro della Giuria?
I ragazzi seguono una propria agenda; vedremo i film e ogni tanto ci incontreremo per discuterne. Il mio lavoro sarà di coordinamento più che di orientamento; lascerò loro la massima autonomia. Cercherò di portare la discussione su criteri che ritengo condivisibili, mantenendo il mio giudizio il più possibile laterale, senza farlo pesare più del dovuto. Li considero dei giurati in tutto e per tutto, per questo motivo il confronto sarà di sicuro onesto e paritario. Cercherò di porre a loro e a me stesso delle domande, per cercare, insieme, di comporre un giudizio che rispecchi e rispetti la complessità delle scelte di un autore. Un percorso non del tutto ovvio, e nemmeno accademico.
 
Maria Roveran, che era nel cast di Questi Giorni presentato l’anno scorso in Concorso, di lei ha detto: «Mi ha insegnato la recitazione nel senso più alto del termine». Il suo rapporto con gli attori…
Credo che Maria meriti l’attenzione e la considerazione che ha oggi. Nel ricco panorama delle giovani attrici italiane emergenti rappresenta qualcosa di insolito, con il suo fascino nord europeo, spinoso, moderno, con la sua  grande determinazione e vocazione. Assieme agli attori lavoriamo tanto e cerchiamo di aiutarci a vicenda, concedendoci del tempo per capire quale potrebbe essere la migliore soluzione per una determinata scena, senza l’assillo di pensare che ci sia una soluzione facile, come quella di dare alla recitazione un’impressione di naturalezza, così, a buon mercato. E ogni tanto bisogna provare a cercare, a volte anche rischiando di ‘fallire’. Sono convinto che ne valga la pena e credo anzi che questo rischio sia una componente inevitabile di questo nostro ‘mestiere’.  
 
Sta lavorando ad un nuovo film?
Mi sono preso un periodo di riposo e riflessione. Quando giro un film commetto sempre l’errore di non pensare mai a quello che sarà il successivo, se non in maniera del tutto vaga e indefinita. In media faccio un film ogni 3 anni circa, non è una scelta fatta a tavolino, non riesco a fare diversamente. Un po’ me ne rammarico.

 

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