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[VENEZIA74] Anne Fontaine presenta il suo "Marvin" per Orizzonti (intervista)
di di Delphine Trouillard   
la-realisatrice-anne-fontaine-tourne-dans-les-vosges-son-long-metrage-marvin-1489673449.jpgRegista e sceneggiatrice franco-lussemburghese, Anne Fontaine viene spesso descritta come una cineasta eclettica, attratta dall’ambiguità o dal disordine che può esistere all’interno di una coppia o di un nucleo familiare tradizionale. Marvin, che vede come protagonisti gli attori Finnegan Olfield e Isabelle Huppert, è il suo sedicesimo lungometraggio.


Nei suoi film, si è spesso interessata all’ambiguità sessuale fino a interrogarsi sulla definizione stessa di «normalità». Raccontare la storia di Marvin è un altro tentativo di misurare questa normalità?
Il percorso di Marvin sembra iniziare con una strada chiusa: una situazione familiare in cui egli si sente un estraneo e un contesto sociale in cui arte, cultura e tutto ciò che lo affascina non vengono considerati. Soffre perché si sente diverso. Però questa strada a un certo punto si apre e m’interessava capire in che modo un individuo può reinventare il proprio destino, grazie anche allo sguardo delle persone che incontra lungo il cammino. Nel caso di Marvin, un professore della scuola media che frequenta, lo scenografo interpretato da Vincent Macaigne e il personaggio di Charles Berling, che lo aiuterà a realizzarsi affettivamente e sessualmente. È possibile quindi uscire dal proprio ambiente di nascita e tornarci successivamente nella piena accettazione delle proprie differenze? È una domanda che riguarda tutti noi: chi non si è sentito almeno una volta lontano dalle proprie origini o estraniato rispetto all’ambiente circostante?

È la seconda volta che adatta un libro per il cinema. Perché ha scelto il romanzo di Édouard Louis?
Non è proprio un adattamento per il cinema, ma più che altro un punto di partenza. Il libro parla dell’infanzia di Eddy e non del suo intero percorso di vita; la mia è una libera interpretazione in cui ho inserito anche dei riferimenti personali. L’incontro con lo scenografo, ad esempio, è ispirato ad una cosa che mi è successa quando avevo 15 anni e che è probabilmente all’origine di una svolta nel mio destino. Alla base del libro c’è il fatto — che mi affascina e a cui mi sento molto vicina — che la vita di un individuo non sia necessariamente determinata dal suo stato (sociale o culturale) di nascita. La stessa idea era presente anche nel film Coco avant Chanel, in cui ho mostrato il percorso inaspettato di una donna autodidatta, che nonostante l’infanzia molto difficile è riuscita a trovare la propria vocazione proprio grazie alla sua diversità.

Il libro descrive un ambiente spietato in cui un bambino cresce vittima di violenze fisiche e psicologiche. Che tipo di sentimenti ha voluto provocare nello spettatore?
Non cerco mai di suscitare del sentimentalismo attraverso i miei personaggi, ma piuttosto di veicolare un’emozione che non sia necessariamente di compiacenza o compatimento. L’emozione che suscita Marvin proviene dalla sua vulnerabilità, da quello che gli succede dentro e da quello che è capace di fare nonostante il contesto che lo circonda. Ciò che m’interessa non è la sua situazione disperata, ferma al punto di partenza, ma piuttosto la sua rinascita, la sua volontà di diventare un individuo nuovo.

HINTS


CINEMA
Il regista scozzese Bill Douglas, la cui principale opera è una trilogia sulla sua infanzia, My Childhood (1972), My Ain Folk (1973) e My Way Home (1978). Ambientato nelle periferie di Edimburgo negli anni ‘50, il film dipinge una vita povera ma pregna di un’estrema verità umana. Non c’è nessuna volontà da parte di Douglas di dimostrare qualcosa o di raggiungere un parossismo. Il film si configura come una semplice descrizione e in questo mi è servito da stimolo per la stesura della sceneggiatura.


INSPIRATIONS
Alcuni paesaggi del Portogallo, il paese dove ho vissuto. Se ne vedono alcuni nel film, mescolati a delle immagini dei Vosgi, le montagne in cui è ambientato il film.

 

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sinossi

CHI HA UCCISO MARVIN BIJOU?

Adattamento per il cinema del romanzo autobiografico di Édouard Louis pubblicato nel 2014, Il caso Eddy Bellegueule, racconto sconvolgente di un adolescente omosessuale che riesce ad elevarsi dalla sua condizione sociale. Un nome non è solo un nome: è una storia, un insieme di esperienze. Cambiando il suo nome in Martin Clément, Marvin Bijou ‘uccide se stesso’ e riparte da capo, rompendo con il suo passato. In un paesino di montagna, divorato dalla disoccupazione e la miseria, Marvin tenta di sopravvivere nonostante i costanti insulti e le risse di cui è bersaglio. Descrivere queste scene di ordinaria violenza, sia fisica che psicologica, è alla base del progetto letterario di Edouard Louis e anche del film di Anne Fontaine./ A movie adaptation of the autobiographical novel by Édouard Louis, The End of Eddy, the upsetting story of a gay teenager that will be able to elevate his social status. By changing his name to Martin Clément, Marvin Bijou kills himself and starts anew, cutting ties with his past, his childhood, and whatever the people around him projected onto him.

 

 

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