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Gatta Cenerentola. Intervista a Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone
di Fabio Marzari   

gatta-cenerentola.jpgLa storia di questa Cenerentola napoletana, vissuta in una grande nave ormeggiata nel porto della città partenopea da molti anni, è un adattamento dall'opera teatrale del 1976 di Roberto De Simone, a sua volta tratta dalla favola di Giambattista Basile. Il padre scienziato e ricco proprietario della nave è morto, rendendo di fatto inutilizzabili i segreti tecnologici presenti nella nave e il suo sogno/speranza di veder rinascere il porto. La bambina vive con la matrigna e con le perfide sei figlie di lei. Napoli versa nel più profondo degrado ed è governata da Salvatore Lo Giusto, detto 'o Re, pessimo soggetto e trafficante di droga che, in accordo con la matrigna, sfrutta l'eredità di Cenerentola per far diventare il porto di Napoli un centro mondiale di traffici illeciti. È nella nave che si svolge lo scontro epocale tra le misere ambizioni del presente e la grandezza degli ideali del passato. Il futuro stesso di Cenerentola e quello di Napoli sono appesi allo stesso sottilissimo filo.../ The story of this Neapolitan Cinderella is an adaptation of a theatre piece of 1976 by Roberto De Simone, itself derived from the fairy tale written by Giambattista Basile. A scientist and shipowner dies, leaving the technological secrets of his ship untold and rendering it incapable of sailing. His daughter lives with her stepmother and her six nefarious daughters. The corrupt governor of Naples, in cahoots with the stepmother, uses Cinderella’s inheritance to make a centre of illegal trafficking out of Naples, whose future grows bleaker by the day. 

 

Citando un brano dei Foja: “A ciorta gira comm'o viento...”. Dopo L'arte della felicità, il ritorno in Concorso a Venezia. Qualcosa è cambiato?
AR Con L’arte della felicità mettemmo in piedi uno studio, una casa di produzione (la MAD), una tecnica d'animazione, un sistema di lavoro. Con Gatta Cenerentola uno studio lo avevamo già, la squadra è bene o male la stessa (una quindicina di persone). Abbiamo quindi cercato di affinare la tecnica, i mezzi narrativi, truccando un po’ il motore per farlo salire di giri. Ora siamo un po' fusi, ma soddisfatti.

 

Qual è contemporaneità di questa storia, nata nel Seicento a Napoli.
IC Lavorare a questo progetto ha significato, sin dal principio, confrontarsi con la tradizione. Con ‘le tradizioni’, per essere precisi. Perchè di questa favola esistono innumerevoli versioni, ciascuna adattata al tempo e al luogo in cui veniva narrata. Tuttavia è proprio a Napoli che questo racconto trova la prima versione scritta nel 1636 per mano di Giambattista Basile. Confrontarsi con tutti questi materiali, alcuni dei quali universalmente noti, sarebbe stato impossibile senza l'audacia fornita dalla convinzione che questo racconto non appartenesse a nessuno dei narratori e al contempo a tutti loro. Questo è stato lo spirito con cui abbiamo deciso di rileggere e rimettere in scena la fiaba di cenerentola. La prima fase del lavoro è stata capire cosa accomunasse in qualche maniera tutte le versioni, per poi analizzare nel dettaglio in cosa differisse dalle altre quella di Basile.
Proprio perché questa è una favola senza tempo, abbiamo deciso di non ambientare la nostra versione in nessun'epoca riconoscibile. La napoli di questo film è raffigurata come una fantascienza-retró. Il design è ispirato agli anni 50 ma convive con una tecnologia avveniristica frutto della ricerca del visionario padre di Cenerentola. Tutto potrebbe stare accandendo in un distopico presente, come in un passato ipotetico o un improbabile futuro. Questo tilt temporale e fuori dal controllo dell'uomo (come la magia delle favole) è rappresentato nel nostro film da un’avanguardistica nave che, capace di registrare e rimettere in scena la realtà sotto forma di ologramma, metterà i personaggi che abitano al suo interno in continuo confronto con le proprie azioni passate, presenti o forse non avvenute.
La nostra Gatta Cenerentola a Basile deve innanzittuto il titolo. Così come la suggestione della nave ferma in porto (nella versione originale la nave del padre di Cenerentola resta bloccata da un destino avverso in porto impedendogli di far ritorno a casa perchè non ha mantenuto la promessa fatta alla figlia) che diventa lo scenario principale della nostra storia. Allo stesso modo, così come nella favola di Basile, la bellezza della nostra cenerentola non appare come il suo valore principale, al contrario è la capacità di affrontare il destino, di sostenerne il peso senza perdere la propria grazia nonostante le circostanze avverse che la rende unica. Intenzionati a mantenere la ferocia del racconto di basile, abbiamo ipotizzato che in questo contesto attualizzato per una napoli distopica, il Re più adatto sarebbe stato un boss della camorra in ascesa con ambiziosi progetti per la sua città. Sarà quindi questo Re, la cui ricchezza è certamente più materiale che morale, a rappresentare la possibilità di una rivoluzione sociale per la donna che sceglierà di sposare. Ancora una volta uno scenario tanto improbabile quanto possibile.
 
Chi è Cenerentola?
MG Cenerentola è la parte più ingenua e pura di ognuno di noi, il lato della nostra personalità che impariamo a nascondere per non essere giudicati. È la sensibilità che tendiamo a fortificare per non essere feriti dal mondo in cui viviamo e che torna in superficie ogni volta che qualcuno riesce a toccare le corde giuste. Un’anima gentile costretta a crescere troppo presto contro la propria volontà perché abbandonata a se stessa, vittima di una guerra tra forze gigantesche, in mezzo alle quali si è ritrovata suo malgrado. La nostra Cenerentola è un mondo interiore inespresso e silente, chiamata a rispondere di retaggi del passato che eredita ma non le appartengono. È una principessa che sceglie di salvarsi da sola. È una donna.
 
Come la musica sottolinea questa storia?
DS La musica è protagonista in Gatta Cenerentola, la colonna sonora del nostro lungometraggio è in bilico tra tradizione e modernitá, ci siamo avvalsi di brani classici napoletani come Je te voglio bene assai o Era de maggio rivisitati per l'occasione, e di canzoni contemporanee, coinvolgendo artisti che avessero un forte legame con Napoli ma al tempo stesso capaci di avere un gusto internazionale come (Enzo Gragnaniello, I Virtuosi di San Martino, Guappecartò, Ilaria Graziano e Francesco Forni, Francesco Di Bella, Daniele Sepe e i Foja). La colonna sonora originale è composta da Luigi Scialdone e Antonio Fresa, in linea con l'aspetto visivo, a metá tra gli anni '50 e un improbabile futuro.
 
Napoli è una costante per tutti voi. Una città che ha dato moltissimo e che aspetta di ricevere molto in cambio. Che rapporto avete con la vostra città? Quando arriverà l'invito al ballo anche per Napoli?
AR Napoli per me è CASA: custode del mistero dell'origine e madre ingiudicabile. Piccolo paese ma anche metropoli. Città europea ma ancora anarchica. Globalizzata ma ancora originale. Città storica, balneare, musicale, allegra, violenta sì, ma che sa amare. Napoli è già stata invitata al ballo, ma preferisce restare a casa con amici e parenti.
IC Napoli è una città dalle grandi contraddizioni. Le piazze assolate dove la luce è accecante coesistono con i vicoli cupi dove le ombre sono più scure e non si vede l'uscita. Ma è anche un luogo dove ovunque si può trovare un’incredibile bellezza anche quando non la si stava cercando. È una citta nuda, che espone il suo corpo vivo a chiunque lo guardi; qui la cultura non è soltanto chiusa e preconfezionata nei musei, ma pulsa e risuona nelle tradizioni e nelle identità di chi la abita. Allo stesso modo mostra le sue cicatrici e le sue ferite ancora aperte e sanguinanti rispetto alle quali talvolta è più facile distogliere lo sguardo o coprirsi gli occhi piuttosto che avvicinarvisi per curarle.
Napoli, se qualcosa ci insegnano le favole, non dovrebbe essere solo invitata al ballo, ma dovrebbe anche ricevere in dono la giusta veste, in grado di farne risaltare la grazia e l'umile bellezza altrimenti invisibili ad una società spesso incapace di apprezzare la sostanza senza l'apparenza.


gatta-cenerentola-2017.jpgMG Da ragazzo ho sempre avuto la sensazione che la mia città mi avesse partorito e poi abbandonato, nonostante ciò io la amavo incondizionatamente idealizzando come sarebbe potuta essere se solo l'avessi conosciuta. Crescendo, viaggiando, emigrando e tornando l'ho scelta e ho capito che una città è una casa, quindi la devi curare e devi metterci del tuo perché ti appartenga e non sia solo il posto dove dormi. Ci stiamo provando con tutte le nostre forze e spero davvero che le conseguenze possano portare beneficio a tutti quelli che come me la scelgono per migliorarla.
Quando sarà invitata al ballo? Napoli è il ballo, è la musica, il colore, l'amore. Sono le persone che ci vivono che devono impegnarsi per meritarla.
DS Il rapporto con la mia cittá è di continua ispirazione, Napoli sa essere brutale e nobilissima, è una continua miscela di differenze sedimentate nei secoli e per questo riesce ad essere il posto migliore per un'artista dove vivere e osservare le varie sfaccettature dell'umanitá.
 
Aspettando Cenerentola, abbiamo chiesto ad Alessandro, Marino, Ivan e Dario quando arriverà l’invito al ballo anche per Napoli. Lo scopriremo nel numero del Daily di domani…(segue)

 

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