VeneziaNews :venews

  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
  • Venezia News
Home arrow ARTE arrow Archivio
Cronotopo fotografico
di Anna Amalia   

 

Image

 

 

 

 

 

 

Il fotografo inglese Victor Burgin sbarca in Italia con ben due esposizioni, a Venezia alla Fondazione Bevilacqua La Masa, Alle 8 solito posto & Voyage to Italy, e a Milano, Alle 8 solito posto & Tales from Freud, presso il Museo di Fotografia Contemporanea.

 

Per gli appassionati di un autore così complesso è un evento importante, perché le due mostre comprendono sia opere conosciute sia inediti appositamente realizzati per l’occasione. Burgin non è solo un artista che lavora con le immagini, fotografie o video, ma è anche un acclamato teorico che negli ultimi decenni ha largamente professato la sua semiologia dell’immagine.

 

Image

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le sue analisi, sul ruolo fondamentale del linguaggio nei rapporti che la società ha con le immagini, risalgono ai primi anni ’70. Il suo lavoro di artista risale ai medesimi anni, periodo in cui, in piena attinenza con l’arte concettuale, Victor Burgin trae ispirazione e influenze da grandi pensatori e filosofi come Roland Barthes, Sigmund Freud, Michael Foucault.

 

A lungo ha lavorato sul principio di decodificazione dell’immagine, avvalendosi dell’arte pubblicitaria, della psicoanalisi, della filosofia per interagire sul concetto di testo e figura, rivelandosi un artista-teorico. In esposizione a Venezia e a Milano vi sarà il video Alle 8 solito posto, il cardine del quale è il concetto di rappresentazione di un luogo. Ispirato ai sette minuti finali del film L’Eclisse di Michelangelo Antonioni, ha come il titolo l’ultima battuta detta nel film dal protagonista, ma l’excursus non è più a Roma, ma tra Milano e Venezia.

 

È un susseguirsi di luoghi perfettamente anonimi, anche se spesso riconoscibili - come calle del Vento o San Basilio, Monte Stella o San Siro - in cui la presenza umana si riduce a semplice comparsata non solo nell’immagine ma anche nella vita. Molti posti senza connessioni tra loro rendono comunque un segnale di appartenenza a un luogo preciso o a un altrove momentaneo, a un essere in un luogo per non essere in un altro; sono legati ai momenti, all’essere che si paventa in quel preciso istante.

 

È un video con una narrazione che sembrerebbe inesistente, quasi un’accozzaglia di immagini senza filo conduttore. Ma il filo è proprio quel alle 8 solito posto: un esserci in un momento preciso, una connotazione spazio-temporale che sottolinea una narrazione off-screen. Un riferimento al bellissimo libro Qui dove ci incontriamo di un altro teorico dell’arte, John Berger, è inevitabile: il luogo come scelta, un altrove come scarto da una precisa zona, un continuo tornare e ritorna a calpestare lo stesso suolo.

 

Un luogo come momento epifanico in cui l’esistenza si condensa e si risolve: prende commiato da se stessa o si riabilita, in un continuo girovagare che ricorda i morti in Gente di Dublino di James Joyce. A Venezia sarà inoltre in mostra una parte di un progetto già conosciuto: Voyage to Italy, una videoinstallazione composta di due serie di fotografie e testi.

 

Un viaggio dunque, tra immagini e scritti, luoghi e parole, dove l’effetto predominante è quello di sostare tra fogli della memoria, nelle pieghe di dettagli a volte insignificanti come un viaggio in tram. Ma che nel loro insieme creano il nostro esserci.


Anna Amalia

 

«Victor Burgin - Alle 8 solito posto & Voyage to Italy»
Dall’8 maggio al 27 luglio Fondazione Bevilacqua La Masa, Galleria di Piazza San Marco
Info
www.bevilacqualamasa.it