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[VENEZIA74] Intervista a Andrea Romeo, fondatore di I Wonder Pictures
Written by Davide Carbone   
andrea_romeo.jpgAndrea Romeo è il fondatore di I Wonder Pictures, prosecuzione logica e naturale in chiave distributiva dello spirito targato Biografilm Festival, sempre da Romeo fondato e divenuto di culto dal 2005. Biografie e racconti di vita per un nuovo modo di vedere il cinema.

 

Il Festival di Venezia quest'anno vi vede sicuri protagonisti con film significativi che ne attraversano le sezioni: Nico, 1988 ha aperto Orizzonti, EX LIBRIS - The New York Public Library e Hannah in Concorso; My Generation e Happy Winter Fuori Concorso. Come raccontare la ‘vostra’ Mostra di quest’anno?
Ci sentiamo al servizio di cinque film e di cinque storie importanti, credo che questo rappresenti anche il modo in cui viviamo il Festival, divertendoci. Siamo convinti che il ruolo del distributore sia valorizzare il potenziale del film e in questo senso siamo al fianco dei registi e dei protagonisti delle pellicole in un’edizione della Mostra che sento di poter definire “bellissima”. Siamo contenti della grande opportunità che a queste diverse pellicole è stata data e dei riscontri di critica che fino a questo momento abbiamo raccolto sia per Nico, 1988, che per EX LIBRIS - The New York Public Library. Siamo commossi e piacevolmente sorpresi dall’accoglienza riservata a Sir Michael Caine e a My Generation, dal calore con cui è stato recepito Happy Winter, in febbrile attesa per Hannah di Andrea Pallaoro, un film che amiamo profondamente e che rappresenta una grande scommessa.
 
Quale significato ha assunto, negli anni, la progressiva apertura del cinema e dei festival a linguaggi e generi ‘altri’, quali il definitivo sdoganamento del documentario e la ‘mania’ del biopic?
Il punto di vista editoriale di Biografilm Festival, che è poi diventato quello di I Wonder Pictures, consisteva nella valorizzazione e nella messa a sistema di qualcosa che c’era già. Noi abbiamo scandagliato uno spazio in cui è centrale l’aspetto puramente biografico, concentrandoci su un genere che vive un grosso riscontro di pubblico e di spazio ormai in tutti i festival del mondo.
Man mano che i diversi cicli delle epoche si susseguono questo genere viene riposizionato, come è giusto che sia, vivendo periodi di maggiore o minore fortuna.
Noi definiamo i nostri film non come “biografici”, ma “biografilmici”, perché a modo loro individuano un preciso punto di vista sullo sguardo personale del cinema che ci interessa raccontare. Non ci siamo mai preoccupati troppo del genere del film che andavamo a distribuire; pensiamo che esistano molte storie differenti che in maniera diversa reinterpretano il potenziale del film biografico inteso in senso classico, genere che sta riscuotendo tanto successo negli ultimi anni grazie alla straordinaria capacità di leggere il contemporaneo.
È molto più semplice raccontare la Francia degli anni ’20 attraverso la biografia di una singola persona vissuta in quegli anni piuttosto che affrontare quello stesso periodo attraverso uno sguardo globale e socio-politico.
Il cinema di questi anni, proprio come ha fatto Susanna Nicchiarelli in Nico, 1988, si è concentrato su figure sotto certi aspetti ‘mitiche’ per regalare al pubblico spaccati anche molto lontani dalla biografia classicamente intesa. Non è per forza l’intero arco di una vita a costituire la narrazione dei film che ci interessano.
 
Vi definite ‘diversamente indipendenti’: che significato assume questa definizione nel contesto del cinema italiano e europeo?

Non vuol dire nulla, esattamente come siamo convinti che non voglia dire niente essere “indipendenti”. Abbiamo voluto giocare con questo concetto per innovarlo e magari stravolgerlo. Per farlo vogliamo uscire da ciò che è convenzionale e da quello che rientra nelle etichette, cercando di non riprodurre qualcosa che esiste già e ponendoci continue domande, piuttosto che cercare risposte a tutti i costi.
 
Al di là dei risultati e del successo visibile ai più, qual è il bilancio approfondito dei vostri progetti?
Ci stiamo molto divertendo, siamo molto fortunati e ci sentiamo molto bravi a fare festival. Stiamo imparando e crescendo, ci hanno raggiunto professionalità consolidate che di sicuro arricchiscono la nostra attività. Imparare velocemente è necessario in questo ambito professionale, noi ci abbiamo messo il nostro impegno e siamo stati fortunati a cavalcare una buena onda, con un approccio che ci porta a sorridere anche nel bel mezzo del ‘tappone di montagna’ che spesso capita di dover affrontare.
Le difficoltà ci sono, è innegabile, ma un’ulteriore dose di fortuna è stata rappresentata dalla complicità riscontrata in un mercato che ci considera un laboratorio interessante e ci regala opportunità spesso negate ad altri.