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[VENEZIA 74] Takeshi Kitano chiude Venezia 74!
Written by Cesare Stradaioli   

outrage_coda_-_director_takeshi_kitano.jpgEra inevitabile che il tema della Yakuza, così spesso presente nella sua filmografia, ricorresse nelle domande fatte a ‘Beat’ Takeshi, non disgiunta dalla tematica, pure ricorrente, della violenza. L’uso della violenza, ha affermato in varie risposte, rappresenta un qualcosa che è parte integrante della società attuale, in Giappone e altrove. Il suo intento in Outrage Coda, come in tutti i precedenti lavori, è stato quello di raffigurare persone vere in maniera realistica, capaci allo stesso tempo di usare la violenza senza scrupoli ma anche di comportarsi in maniera normale, quasi ordinaria.

 

La Yakuza certamente non è più quella di una volta, secondo il regista nipponico si è spostata verso gli strati popolari e sociali più diseredati, perdendo forse una certa aura aristocratica ma mettendo in luce un tipo differente di gangster, ed è quello che ha cercato di evidenziare nella trilogia Outrage, di cui il film che chiude la 74ma Mostra del cinema è il terzo e ultimo capitolo.

 

A una domanda su se e quanto la letteratura, specie quella classica, cui sembrano fare riferimento molti suoi personaggi in veste di eroi, abbia influenzato la sua opera Kitano ha spiegato come nel dopoguerra giapponese fosse obbligatorio per tutti gli studenti affrontare studi scientifici, trascurando la letteratura. Materia da lui scoperta all’università, attingendo da un universo di ispirazione che gli era stato sottratto negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, quelli più recettivi.

 

 

outrage_coda_poster_.jpgMeno presente del solito in quest’ultimo lavoro, la colonna sonora ha avuto lo specifico compito di non svolgere il classico ruolo di collegamento con questa o quella scena, ma di rimanere come contorno, ed è per questo che non ha lavorato con Joe Hisaishi, che tante volte ha musicato i suoi film. Richiesto se nel suo futuro di regista, come si sussurra negli ambienti del cinema, ci possa essere una storia d’amore, Kitano ha risposto: «Perché no?», menzionando - senza nominare il titolo - un importante romanzo che a breve verrà pubblicato in Giappone, rispetto al quale ha fatto capire di nutrire un certo interesse. E quando Kitano s’interessa a una cosa, garantisce il produttore Masayuki Mori, è difficile dirgli di no.

 

Venezia News gli ha posto una domanda a proposito della sua versatilità: «La sua cifra artistica è stata quella della pittura, prima che della regia. C’è un’influenza del Kitano pittore rispetto al metodo d’ideazione e al lavoro del Kitano regista e se c’è, in quale misura?». «Non posso considerarmi un pittore in senso stretto. Certo, la rappresentazione grafica è stata alla base della mia attività artistica e certamente influenza il mio lavoro di regista. Se poi questa influenza viene percepita sullo schermo mi va bene così, mi piace lasciare allo spettatore l’immaginazione rispetto ai miei film». Non poteva mancare una domanda su Venezia, da dove Takeshi Kitano spiccò il salto vincendo il Leone d’oro nel 1997 con Hana-bi. «Devo tutto a Venezia», ha risposto il regista; in quel periodo la sua carriera viveva un momento di grave impasse, si sentiva depresso e poco apprezzato, anche e soprattutto in patria. Il riconoscimento del 1997 ha rilanciato la sua creatività come regista e ha dato un grande impulso allo sviluppo della sua casa di produzione artistica, il famoso Office Kitano. Ha concluso con un importante atto di affetto, ripetendo che senza Venezia non sarebbe diventato quello che è.

 

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