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L’anello che mancava
di Alessandra Frontini   

ImageSu campo scuro i passi si fondono in un cloc-cloc basso, denso, misterioso. Il legno docile già freme, pronto ad accogliere il peso del corpo e quell’aria interrotta, polvere riflessa, di frammenti cangianti che risalgono verso il soffitto, al caldo.

 

Gonne tanguere, le tende di velluto sfilano piano e mostrano, maliziose, uno spicchio di quinta, ove già s’intravede il brulichio concitato dell’attesa: ombre, gomitoli elettrici, mani parlanti. Uno dopo l’altro, pedoni umili e consapevoli, tacciono i punti luce in galleria, si gonfia il silenzio in platea e l’occhio di bue si apre, si allarga, piove sul suo capo, le sfiora le spalle. Finalmente arriva; senza musicisti intorno, senza piatti lucenti, senza effetti, senza rete. Regina nuda, schietta, iridescente, ha il volto fiero e tanti nomi addosso, ma le centinaia di occhi stropicciati che si spalancano su di lei sanno bene di trovarsi dinanzi all’unica, la sola, vera Cantantessa.


ImageFiglia del vento catanese e di un ottimo bluesman, Carmen imbraccia l’acustica e tira le corde, pronta a scoccare, secondo preziose imprevedibili curve, note di vetro o carezze jazz. Dal vivo, le dita invase dalla linfa virtuosa di spiriti andalusi, incanta ponte e cassa armonica, piega il suo unico scudo al proprio volere e si espande lungo le pareti, tra le caviglie irrequiete degli astanti, le falangi tamburellanti, le lingue grate. La Cantantessa tesse repentini cambi di registro e la voce le attraversa il torace, preme sul diaframma, risale lungo la trachea e sceglie la strada: vibrare dietro le narici a cesellare una maschera perfetta o levitare fino alla fronte, per affilare un suono acuto e solido, pieno e pulito; o, ancora, fluire in puro rock come fu quello dell’amata Janis Joplin.

 

Appeso alla gola, gridato, disperato, frastornante, il suo veste una donna spezzata, ma che ha ancora la forza di rovesciare, contro il solito profilo ingrato, un glaciale «Facile risponderti che / puoi prenderti tutto quello che vuoi / mi hai soltanto strappato un po’ di silenzio / Hai soltanto sprecato / il tuo nobile fiato… ». Ma l’autentica dote di Carmen Consoli, la costellazione segnata a fuoco sulla sua pelle, è la capacità di dipingere panorami interiori in poche parole tagliate con il bisturi, nette, assolute. Forse è per questo motivo che il pubblico, la mezza mela rosa in particolare, ama spasmodicamente questa donna minuta mediamente isterica: sa raccontare senza inutili orpelli i delicati equilibri che danno forma all’umano, sa individuare la debolezza di chi ha «il coraggio di chiamare l’evidenza casualità» per poi piangere e giurare «su Dio e su tua madre di non aver colpa».


Una semplice porta conduce all’interno del teatro. Visti i precedenti, ci lasciamo cullare dall’atmosfera, sicuri che ci saprà stupire ancora. Sarà magnetica, granulare, intensa e quasi ingenua al tempo stesso, commovente come se, tra i capelli neri, stessero per spuntare davvero margherite bianche. Sarà presto qui e noi non perderemo l’occasione, magari per distrarci dalla tipica italica ansia da sopravvivenza, o per assaporare un brandello di senso mentre fuori il tempo è incerto; o forse soltanto per sentire di non essere gli unici ai quali… qualcosa è sfuggito.


Alessandra Frontini

 

Carmen Consoli
9 maggio Teatro Toniolo-Mestre (Ve)
Info
www.veneziaspettacoli.it 041-5369810