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Ricchi chicchi masticabili. L'uva a tavola
di F.M.   

uva-bianca-grappolo-cubo.jpgSettembre rappresentava nell'immaginario il mese dell'uva, con il nuovo assetto climatico impazzito non si sa più quando sia la stagione giusta, ma da incalliti passatisti vogliamo mantenere lo status quo ante.  Nella mitologia greca arcaica, Dioniso era una delle divinità più strettamente legate alla terra, al ciclo vitale, all’energia naturale.

 

Era il dio della vite e dell’uva, ed era una presenza benefica, indispensabile per il progredire della civiltà, prima di diventare Bacco per i Romani ed assumere un connotato maggiormente volto agli eccessi da consumo.

Vino a parte va ricordato che l'Italia è tra i maggiori produttori mondiali di uva da tavola, specie in Puglia, Basilicata e Sicilia. Essa viene posta in commercio quando raggiunge la piena maturazione degli acini, quando gli zuccheri hanno sostituito gli acidi presenti nell'acino stesso.

 

L’uva può spaziare tra diverse tonalità di colore, dalla più chiara delle uve bianche alla più scura delle uve nere. L’uva che conosciamo in genere deriva dalla specie vitis vinicola o vite comune, che produce frutti sia per il consumo alimentare sia per il vino; la vitis labrusca, originaria dell’America del Nord, è meno diffusa e dà la cosiddetta uva fragola. L’uva da tavola più diffusa è, tra le bianche la varietà Italia con Vittoria e Regina; tra le nere, Red Globe e Rosada. Forse è poco originale, ma un buon pecorino toscano o sardo, anche non troppo stagionato, accompagnato da chicchi d'uva di qualsiasi colore è una leccornia irresistibile, a cui anche Bacco non saprebbe rinunciare!