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I tesori di Damien Hirst a Venezia. Cronaca di un successo annunciato
di Fabio Marzari   
giovedě 28 settembre 2017

damien-hirst-treasures-from-the-wreck-of-the-unbelievable-ph.-irene-fanizza-16.jpgPalazzo Grassi e Punta della Dogana hanno inaugurato lo scorso 9 aprile la mostra di Damien Hirst, Treasures from the Wreck of the Unbelievable. Non si vuole qui parlare solo della fantasmagorica esibizione, che rappresenta un unicum nel panorama espositivo mondiale e una conferma della indiscussa genialità dell’artista inglese, ma dei numeri impressionanti che stanno dietro a questa operazione assai complessa, e soprattutto del coinvolgimento di maestranze di ogni parte del mondo per la realizzazione dei pezzi in mostra.

 

La storia è nota: il ricchissimo liberto di Antiochia Amotanius (alias Cif Amotan II, alias Aulus Calidius Amotan), vissuto tra la metà del I e l’inizio del II secolo d.C., raccolta nella sua hybris d’affrancamento la più preziosa collezione di statue, monili e cimeli provenienti dalle più varie culture dell’antichità, decide di caricarla sul più grande vascello mai costruito, l’Apistos (incredibile), indirizzandola a un tempio, da lui costruito per conservarla, sulla costa orientale dell’Africa. Il nuovo-antico ‘Titanic’ però fa ovviamente naufragio, e il Tesoro dell’Incredibile per quasi duemila anni resta immerso sott’acqua.

 

img_3553-2.jpgLa leggenda del tesoro perduto fiorisce nei secoli – da Pausania ai dotti rinascimentali – finché un antico-nuovo ‘liberto’ del nostro tempo, altrettanto facoltoso e altrettanto desideroso di rivincita, investe tutte le sue risorse nell’impresa del recupero. Individuato il relitto nel 2008, per nove anni si lavora al restauro, all’inventario e all’interpretazione dei reperti: che oggi, per la prima volta, sono esposti al mondo.


Il lavoro di Hirst presenta degli aspetti completamente nuovi e la mostra può essere considerata una pietra miliare, un autentico dies ad quem per il modo di fare arte. Non è solo il gigantismo delle opere, ma la stessa idea di mostra con una storia fortissima alle spalle, la cui narrazione regge perfettamente il gioco ‘perverso’ del vero e falso, realtà e illusione, storia e leggenda.


Per realizzare tutto questo, cioè dare sistemazione alle 200 opere esposte nei 5.000 metri quadri delle due sedi espositive, i lavori di allestimento hanno impegnato lo staff di Palazzo Grassi e un team di professionisti internazionale provenienti da Veneto, Italia, Europa e Stati Uniti, per più di 4 mesi. Tra questi: Permasteelisa Group per l’engineering, Wilmotte & Associès per il progetto museografico, Aïnu per l’allestimento. Aspetto non trascurabile, dato il numero di soggetti coinvolti, e conditio sine qua non, l’assoluta segretezza sul progetto e sulla mostra, non far trapelare il contenuto fino all’inaugurazione.

 

The Demon with Bowl è l’opera simbolo dell’impegno allestitivo del progetto, con i suoi quasi 18 metri d’altezza, fabbricata in California, giunta all’interno di 8 container, assemblata con l’utilizzo di una gru interna nell’atrio di Palazzo Grassi. Il video timelapse che illustra il montaggio dell’imponente demone è stato visionato quasi un milione di volte.


img_9512.jpgLa mostra è sicuramente la più costosa tra quelle realizzate sino ad ora a Palazzo Grassi e Punta della Dogana (i costi dell’intera operazione non sono però noti), ma anche in assoluto la più visitata, con una media giornaliera di 1.700 persone – nei mesi estivi è già stata superata quota 130.000 visitatori –, di cui 56% donne contro il 44% degli uomini, fascia anagrafica attestata tra i 27 e i 45 anni, 70% stranieri, 10% dal Veneto.


Impressionante l’attenzione mediatica: al 30 giugno erano più di 6000 gli articoli pubblicati e circa 15 milioni di visualizzazioni sui canali social di Palazzo Grassi.
La vera forza di Damien Hirst? La consapevolezza di superare sempre i confini del Contemporaneo!


«Damien Hirst. Treasures from the Wreck of the Unbelievable»


Fino 3 dicembre 2017
Palazzo Grassi e Punta della Dogana

www.palazzograssi.it

 
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