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Home arrow ARTE arrow Uomo assoluto. Le fotografie di Werner Bischof alla Casa dei Tre Oci
Uomo assoluto. Le fotografie di Werner Bischof alla Casa dei Tre Oci
di Fabio Marzari   

self-portrait_of_werner_bischof_in_his_studio.jpgL’Agenzia Magnum, fondata nel 1947 da Henry Cartier-Bresson e Robert Capa ha fissato le immagini della storia più recente, in un periodo in cui le fotografie non erano banalmente moltiplicate in miliardi di scatti al giorno, ma segnavano aspetti poco noti di una realtà sociale e politica colma ancora delle macerie della Seconda Guerra Mondiale.

 

Werner Bischof, svizzero di Zurigo, nato nel 1916, divenne fotografo quasi per caso, egli infatti era maggiormente interessato alla pittura, ma non essendoci più posti disponibili alla Scuola di Arti e Mestieri di Zurigo, ripiegò sul corso di fotografia tenuto da Hans Finsler.

 

Bischof scatta in studio, riservando la massima attenzione alla composizione e alla forma, come testimonia Tin Soldiers, in mostra, una fotografia premonitrice dei suoi reportage degli anni futuri. In questa fotografia egli ricostruisce un campo di battaglia, utilizzando soldatini di latta e un fuoco vero.

 

Su incarico di una rivista iniziò a girare l’Europa su uno studio mobile, dove aveva allestito una camera oscura, per documentare i luoghi devastati dalla Guerra.

 

Durante un viaggio a Milano conobbe Rosellina Mandel, che diventerà sua moglie. Nella devastazione e nell’estrema povertà Bischof identifica i bambini, uno dei soggetti preferiti del fotografo, come rappresentazione dell’energia del riscatto e del futuro possibile. Bischof unisce le qualità del fotoreporter a quelle del cronista analitico, attento ai dettagli, che divengono parte essenziale del racconto. Un suo collega di agenzia lo definì “uomo assoluto”, cogliendo alla perfezione la precisione maniacale che dedicava alla fotografia quando doveva venire pubblicata nei giornali: impaginato, titoli, didascalie. Egli era volto alla narrazione per immagini piuttosto che allo scoop.


La bellissima mostra dedicata Werner Bischof. Fotografie 1934-1954, in corso alla Casa dei Tre Oci alla Giudecca, presenta 250 immagini tratte dai suoi più importanti reportage negli angoli più remoti del mondo, dall’India al Giappone, dalla Corea all’Indocina fino a Panama, Cile, Perù. La mostra è curata dal figlio di Bischof, Marco, con il contributo critico di Denis Curti, che conobbe pochissimo il padre, morto in un incidente nelle Ande. In esclusiva per Venezia, la sezione di 20 fotografie inedite in bianco e nero che raccontano l’Italia, con uno sguardo assolutamente neorealista, indagatore e lontano dai sensazionalismi.

 

italy_1946_-_werner_bischof_-_magnum.jpgL’itinerario di questo ideale viaggio per immagini parte dall’Europa, uscita distrutta dalla Guerra – sommessamente verrebbe voglia di invitare alla Mostra numerosi politici europei, che hanno rimosso che eravamo tutti profughi pochi decenni or sono – e giunge in India, paese allora molto povero, in cui si iniziano a intravvedere gli sviluppi industriali, prosegue verso il Giappone dove emerge il confronto stridente tra la gentilezza estrema degli elementi della cultura tradizionale e il dramma del conflitto in Corea, per giungere alle città degli Stati Uniti, in cui si coglie un primato di avanguardia rispetto alle disastrate e spettrali immagini di rovine e povertà del resto del mondo, dove si racconta, con una qualche ‘veggenza’, di uno sviluppo metropolitano che contraddistinguerà le immagini dei decenni successivi: strade, svincoli, automobili parcheggiate che divengono elemento architettonico. Il viaggio della mostra coincide con la fine del viaggio esistenziale di Bischof, tra i villaggi del Perù e sulle cime andine, dove morì il 16 maggio 1954, solo nove giorni prima di Robert Capa, fondatore di Magnum, morto in Indocina.

«Werner Bischof. Fotografie 1934-1954»
Fino 25 febbraio 2018

Casa dei Tre Oci, Giudecca - Venezia
www.treoci.org

 

 
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