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Lontano dalla luce. A Padova l'evento Cave
di F.D.S.   
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L’ultima notizia che avevamo di lui non riguarda la musica e in realtà è abbastanza stupefacente: in un’intervista del marzo scorso, Ridley Scott ha rivelato che esiste la possibilità di un sequel de Il gladiatore, basato su una sceneggiatura scritta da Nick Cave, cui si era rivolto l’amico Russell Crowe: in questo script l’anima di Massimo Decimo Meridio utilizza «il corpo di un gladiatore morente come portale per sfuggire alla morte».
 
Non se ne farà niente, ovviamente, ma la notizia è interessante perché ci rivela un Nick Cave ormai artista totale, sconfinato e onnipotente, eroe maudit moderno che cerca di sconfiggere la morte con tutti i mezzi possibili, non solo con la musica, e che ormai sente il peso della sua solitudine e cerca di esorcizzarla.
 
Quanto alla musica, l’avevamo lasciato un anno fa che confessava davanti alla macchina da presa di Andrew Dominik (nel film One More Time With Feeling, a metà lunga intervista, a metà making of dell’ultimo disco) l’intollerabilità del dolore per la morte del figlio 15enne, caduto nel 2015 da una scogliera a Brighton, una intollerabilità che ha a che fare con l’essenza del dolore come presenza fisica, come ingombro materico e ineludibile di ogni singolo secondo dell’esistenza. Negli stessi giorni in cui il film veniva presentato a Venezia usciva appunto Skeleton Tree, il suo ultimo lavoro: guai a dire che si trattava di un tentativo di elaborare il lutto, anche se il primo verso della prima canzone diceva proprio «Sei caduto dal cielo, schiantato in un campo, a fianco del fiume Adur». 

  
nick_cave.jpgSi tratta invece di un disco maestoso e straziante, che continua il dialogo con il dolore e con la morte cominciato da Cave trent’anni fa. The Firstborn Is Dead (Il primogenito è morto, ndr): non era proprio questo il titolo del suo secondo disco con i Bad Seeds nel 1985? Il nome dato ai Bad Seeds non deriva dall’Antico Testamento e non riguarda forse la crudeltà innata nel mondo? Se c’è stato un cantore dell’ineluttabilità del male nel mondo, questo è stato proprio lui; solo, sono cambiati i modi di dirlo. Alle disperate violenze allucinatorie del passato si è sostituito un dolore contenuto e intimo, che non ha più bisogno dei battiti tribali e industrial di Mike Harvey e di Blixa Bargeld per sostenere la sfida dello sguardo sul Male e sui suoi dominii. 
  
Nick Cave coi Bad Seeds è a Padova il 4 novembre, alla Kioene Arena, all’interno di una tournèe che l’ha già portato in Australia nel gennaio di quest’anno e negli Stati Uniti tra maggio e giugno. «Sono stato in luoghi strani, era da tanto che non suonavamo ed ora mi sembra di essere uscito fuori e gli occhi sbattono alla luce…»: queste le sue parole al primo concerto ad Hobart. Se l’uomo si scontra di continuo contro il Male perché questo è immanente all’esistenza, allora non resta che il canto di Orfeo ad indicare il luogo del dolore come redenzione, dove paura dell’ignoto e desiderio dell’inconscio si mescolano e si confondono a definire la fragilità disperata ed entusiasmante del nostro destino.   
 
Nick Cave & The Bad Seeds
4 novembre 2017 Kioene Arena-Padova

www.zedlive.com