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Home arrow ZOOM arrow 32. HUAWEI VENICEMARATHON | Oltre la curva. Incontro con Giusy Versace
32. HUAWEI VENICEMARATHON | Oltre la curva. Incontro con Giusy Versace
di Davide Carbone   

col_6916_copia.jpgVenezia e la Riviera del Brenta si preparano a rivivere l’appuntamento da un anno segnato sul calendario di ogni runner. La 32esima Huawei Venicemarathon è la storica 42 km che si distende da Stra a Venezia e negli anni ha visto correre e trionfare atleti del calibro di Salvatore Bettiol, Gelindo Bordin, Stefano Baldini, Danilo Goffi e, tra le donne, Laura Fogli, Ornella Ferrara, Lucilla Andreucci, oltre a tante stelle straniere. Una corsa che negli anni ha saputo crescere e diversificarsi, creare un importante indotto economico per il territorio, dare aiuti concreti alla solidarietà, ma soprattutto avvicinare alla pratica sportiva bambini, famiglie, studenti, semplici appassionati.

 

Una gara contro il tempo e contro i propri limiti che vede nel Charity Program un meccanismo sempre più efficiente, capace di coordinare il lavoro di diverse associazioni di volontariato, con Alex Zanardi e Giusy Versace capofila di importanti progetti come Obbiettivo 3 e Disabili No Limits.

 

Proprio con Giusy Versace, madrina della manifestazione, abbiamo parlato sport e di vita, spesso sinonimi, oltre un destino che il 22 agosto del 2005 ha affrontato una svolta, una curva superata con grinta da velocista e voglia di arrivare al traguardo, ma solo per fissarne subito un altro.

 

La Venicemarathon ha sempre associato i propri eventi ad uno scopo caritatevole, supportando diversi progetti di solidarietà e coinvolgendo concretamente i runners in queste iniziative. Come nasce e si sviluppa il progetto Venicemarathon Charity Program?
Si tratta di un progetto in cui sono stata coinvolta come madrina, trovandomi in ottima compagnia di Alex Zanardi che ormai da diversi anni segue la manifestazione come testimonial. Sono stata felicissima di poter portare all’interno della rassegna l’esperienza della mia Onlus, la Disabili No Limits, per poter proseguire in un’attività che vuole promuovere lo sport paralimpico, creare integrazione e regalare opportunità a chi non ha la possibilità di coglierle.
Purtroppo in Italia ancora oggi per i disabili poter fare sport è considerato un lusso, non un diritto, come invece dovrebbe essere. Sono molto contenta che attraverso questo progetto di fundraising della piattaforma “Rete del Dono”, che vede impiegate più di 20 Onlus, sia i maratoneti che gli atleti impegnati in distanze più brevi possano impegnarsi personalmente per una giusta causa, prestando idealmente le proprie gambe a chi non le ha più o non le può usare.

giusy_versace_-_foto_di_fabiano_venturelli_1.jpgCome si articola l’attività della vostra Onlus? Quali le difficoltà più complicate da superare e quali i risultati raggiunti che la rendono maggiormente orgogliosa?

La Onlus si impegna nell’organizzazione di eventi sportivi con la volontà di affiancare sia chi già vive la propria disabilità nello sport attivo, sia chi invece ha bisogno magari di un incoraggiamento, di un avviamento alla pratica sportiva, raccogliendo fondi per poter regalare protesi e attrezzature specifiche a chi non se le può permettere. Le principali difficoltà sono quelle classiche della gestione di una Onlus, prima fra tutte lo sforzo per il reperimento di volontari capaci di donare il proprio tempo e i propri sforzi alla causa senza chiedere nulla in cambio, cosa che dall’esterno può apparire scontata e che invece non lo è affatto. Le soddisfazioni che porto nel cuore sono i sorrisi delle persone che aiutiamo, ogni singolo «grazie» che ci viene detto per aver reso possibile un sogno che si credeva irraggiungibile, irrealizzabile: non mi piace snocciolare il numero delle protesi, delle sedie a rotelle o delle handbike che è stato possibile donare. La felicità arriva dagli occhi delle persone che brillano di luce nuova; questo ti fa stare bene davvero.

Maratona. Dall'antica Grecia ai giorni nostri, un successo che registra di anno in anno sempre più partecipazioni e consensi. Da sportiva, dove pensa risieda il fascino di questa sfida? E quale in particolare il tratto forte, distintivo della corsa nella città lagunare?
Chi decide di correre una maratona lo fa per la voglia innata di sfidare sé stesso, per capire quali siano i propri limiti e possibilmente superarli. Una maratona si corre anche con la testa, oltre ovviamente all’enorme sforzo fisico che accompagna questo impegno. Conosco gente che non ha mai corso prima ed è diventata maratoneta, ben felice di ‘arrendersi’ ad una pratica che per certi aspetti può trasformarsi in una ‘droga’ dagli effetti assolutamente benefici.
Io stessa ho iniziato ad amare la corsa nel momento in cui ho perso le gambe. In realtà io sono una velocista e ho gareggiato nei 60, 100, 200 e 400 metri; con le mie protesi posso correre solamente su piste d’atletica, ma ovviamente ammiro tantissimo chi decide di misurarsi con distanze così proibitive e mi piace spingere altra gente a confrontarsi con i propri limiti. La Venicemarathon è unica al mondo per la morfologia stessa del percorso, per la presenza di barriere architettoniche che vengono eliminate attraverso pedane che con grande gioia ho potuto vedere allestite durante tutto l’anno, arricchendo questo evento sportivo di ulteriore significato soprattutto per le persone disabili.

volo_dellaquila3.jpgNon è la sua prima volta a Venezia: nel febbraio 2015 l’abbiamo vista interpretare l’Aquila del Carnevale, sorvolando una Piazza San Marco gremita. Quale rapporto la lega a questa città?
È una città che porto nel cuore, per questo motivo essere stata chiamata come madrina di un evento tanto atteso mi riempie di gioia. Interpretare l’Aquila del Carnevale 2015 è stata di sicuro una delle esperienze più belle che abbia vissuto. Sarò sempre grata a Piero Rosa Salva per avermi concesso questo privilegio; con lui e altre persone sono in contatto ancora oggi e ricordo quei momenti con immenso piacere. Difficile descrivere un’emozione tanto forte: sono stata la prima disabile ad essere coinvolta in questo Volo per interpretare un personaggio con cui sento di avere molte affinità. Un’esperienza la cui responsabilità ho avvertito nel profondo e che ancora ho dentro. Certo, non erano stati precisissimi nell’indicare l’altezza esatta da cui avrei sorvolato la Piazza (circa 80 metri, ndr)…davvero da far girare la testa! Mi sono lasciata andare e sono stata premiata da emozioni impossibili da esprimere a parole, che posso rivivere riguardando le riprese televisive dell’evento. A legarmi ulteriormente a questa città sarà molto presto anche il mio spettacolo teatrale in prosa, musica e danza Con la testa e con il cuore si va ovunque per la regia di Edoardo Sylos Labini, tratto dall’autobiografia che ho scritto nel 2013, che sto per portare in scena proprio in laguna. Il ricavato verrà utilizzato per finanziare nuovi progetti della mia Onlus. Ma una cosa per volta…prima vi aspetto al nastro di partenza!

«32. Huawei Venicemarathon»
22 ottobre 2017

Riviera del Brenta-Venezia
www.huaweivenicemarathon.it

Ultimo aggiornamento ( sabato 21 ottobre 2017 )