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BIENNALE ARTE 2017 | Fin de partie
di Fabio Marzari   
mercoledì 08 novembre 2017

charles_atlas.jpgChristine Macel, prima dell’apertura della Biennale Arte edizione numero 57, parlando del titolo da lei scelto ebbe a dire: «Il titolo Viva Arte Viva dà quindi subito il tono di questa Biennale: un’edizione che, anche se affronta delle questioni politiche e sociali complesse, ha un’energia e un dinamismo propri, particolari.

 

L’ho scelto per incuriosire positivamente il pubblico: “Viva” è un’esclamazione di celebrazione, ma è anche l’affermazione di una certa vitalità. Contribuisce quindi a rendere più coinvolgente il progetto espositivo». Tale affermazione ha dimostrato una notevole lungimiranza. A poche settimane dalla chiusura, infatti, i numeri sono quelli di un successo assolutamente planetario.

 

La Biennale ancora una volta e sempre di più ha dimostrato una grande vitalità oltre i riti social delle vernici, raccogliendo e convincendo un pubblico vasto ed eterogeneo attorno a un progetto che parte dall’arte e disegna scenari possibili di un’estetica del vivere.

 

Il mondo dell’arte è rappresentato da un gran numero di nazioni che hanno voluto abbattere le distanze tra loro, vincendo i pregiudizi. Il network della velocità delle immagini ha funzionato al meglio, moltiplicando in un numero infinito di scatti prospettive sempre nuove. Ogni spettatore-visitatore ha costruito una sua scaletta di immagini e le ha condivise con il suo bacino di relazioni, a.k.a. followers.

 

Padiglioni Nazionali ed Eventi Collaterali ai Giardini, all’Arsenale e in città hanno registrato un’affluenza costante e la vitalità della Biennale come formula espositiva temporanea, ma in un arco temporale non breve, risulta ancora convincente. L’arte è ovunque e la sua pacifica invasione ha confermato Venezia ai vertici del contemporaneo. Stride, forse, come il pubblico della Biennale sia così differente dalle masse di visitatori della città e come, purtroppo, l’estetica della Biennale non sia ancora in grado di contagiare positivamente quell’esercito in mutande che incrementa spesso solo le classifiche numeriche dei turisti.

neto_biennale.jpg 

Non c’è del razzismo culturale in tutto ciò; la Biennale è da sempre un’avanguardia e la percezione positiva delle ultime edizioni, e di questa in particolare, è di un’apertura verso mondi un tempo tra loro lontani, quasi inavvicinabili. Non ci si sente quasi più come marziani di fronte ad installazioni bizzarre; sono tramontati i tempi della provocazione artistica di rottura, quasi fine a se stessa. Nella nostra società in profonda crisi di identità e in declino il compito dell’arte è di guida, il contemporaneo segna le emergenze e anticipa qualche soluzione. La bellezza dei luoghi e la ricchezza degli allestimenti fa il resto. L’unicità della Biennale rispetto alle altre grandi kermesse del contemporaneo, infatti, è che è un’esperienza che non si esaurisce con la mera visita della mostra, delle opere.


Ogni dettaglio è un’idea e la contaminazione arriva ai massimi livelli, non ci sono confini netti tra generi artistici. Il circolo delle idee è vorticoso e l’arte favorisce il dialogo, non retoricamente. Vedere file nei Padiglioni, persone di tutte le età e provenienze geografiche e culturali accomunate dal desiderio di condividere una passione copre la Biennale di energia continua, un flusso ininterrotto che di anno in anno esercita una speranza. Non è più tempo di utopie, ma di certezze. La Biennale rappresenta il meglio di quanto Venezia possa dare in quanto città aperta e universale, ospitale e all’avanguardia, sempre viva e vitale.


«57. Biennale Arte – Viva Arte Viva»
Fino 26 novembre 2017

Giardini, Arsenale, vari luoghi in città

www.labiennale.org
 

 
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