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Il futuro, cinquemila giorni fa. Marco Paolini a teatro con "Numero Primo"
di Marisa Santin   
marco_caselli_nirmal_w086_0832.jpgLa bellezza di usare i numeri primi come metafora umana è che sono dei numeri speciali. Ce ne sono – letteralmente – un’infinità ma si distinguono da tutti gli altri; sono positivi, interi, divisibili solo per se stessi e per uno, tutti diversi ma tutti speciali per lo stesso motivo. Un’altra cosa che si può dire dei numeri primi è che, fra tutti, ce n’è uno che è un po’ più speciale degli altri, perché è il primo e perché è l’unico pari. Ed è il due. Due, come i personaggi nel nuovo spettacolo di Marco Paolini scritto a quattro mani con Gianfranco Bettin, un «esperimento di fantascienza narrata a teatro» che cerca di immaginare un futuro prossimo, probabile e verosimile, partendo dai segnali del presente.

 

Come sarà il mondo fra 5mila giorni se nei 5mila appena trascorsi è cambiato così tanto? Molta della tecnologia che oggi fa parte della nostra vita quotidiana era impensabile tredici anni fa. Cosa ci riserva dunque il domani? Sarà solo un aggiornamento del presente o qualcosa di completamente diverso? Paolini affida questa riflessione a una storia ambientata in un futuro non troppo lontano e a un rapporto genitoriale a due.

 

Achille Ettore, padre di un figlio non suo, è un fotoreporter di guerra che si rifiuta di passare al digitale e si ostina a lavorare con rullini che custodisce, non si sa perché, in frigorifero. Nicolas (di cognome Fermat, come il matematico del famoso teorema), il figlio, generazione 3.0, si fa chiamare “Numero Primo” ed è arrivato chissà da dove, forse frutto di un’intelligenza artificiale, ma comunque «di madre ignota».

 

In un’atmosfera fiabesca a metà strada tra I.A. e Blade Runner i due percorrono insieme le strade di un Nordest riconoscibile ma modificato nel clima e nella società, che prende vita e leggerezza grazie alla consueta ironia di Paolini. Il Mose è finalmente in funzione e l’acqua in eccesso viene trasformata in ghiaccio nel riconvertito polo industriale di Marghera. In Laguna è possibile sciare e i gondolieri intrattengono i turisti vestiti da orsi bianchi.

 

ivana-sunijc-porta_8369.jpgL’agricoltura è tutta 2.0 e nei capannoni si possono stampare ortaggi in 3D. Se hai bisogno di una capra, la puoi ordinare su Amazon. O perlomeno questo era quello che succedeva nella versione “in progress” dello spettacolo che Paolini ha portato in giro per i teatri per più di un anno, raccogliendo dal pubblico impressioni, reazioni e commenti e usando deliberatamente gli spettatori come cavia: «Ogni sera mi carico per dare un senso a quello che succede sopra il palcoscenico, cambio il copione, non ripeto sempre la stessa successione.[…] I teatri dovrebbero, dicevo tempo fa, essere dei laboratori e il pubblico entrando dovrebbe essere consapevole di fare la parte della cavia. Come fare a far capire che non sono loro amico? Forse continuando a studiarli mentre, stagione dopo stagione, cambiano in fretta. Numero Primo è una storia ambientata in un futuro già cominciato».

 

Non sappiamo dunque esattamente cosa succederà in scena al Teatro Verdi di Padova dal 22 al 26 novembre, ma ci aspettiamo di trovare Numero Primo, che come un pinocchio contemporaneo incalza il ‘vecchio’ Achille con il suo entusiasmo e la sua fiducia nel nuovo che avanza, e Achille, che, come nel paradosso di Zenone, per quanto veloce corra rimane sempre mezzo passo indietro.  

 

Numero primo

22-26 novembre 2017

Teatro Verdi-Padova


www.teatrostabileveneto.it