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La costituzione dell’armonia Il mondo ‘astratto’ di Sun Liangang
di Beili Wang, curator (Editor/By Xiaojuan Xie)   

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Sun Liangang, artista cinese – nato a Beijing nel 1969, direttore del Chinese Artists Association, fondatore e curatore del Caochangdi Art District, Arts Advisor alla Columbia University di New York, dove ora vive e lavora – ritorna a Venezia con Nirvana Re-birth, una nuova serie di lavori, una piccola ma intensa mostra negli ‘spazi-lavoro’ della temporary gallery VENEWS C563. Una nuova collezione di opere che colpisce per l’intensità del gesto e del colore: alla base della ricerca creativa vi è l’idea di Sun Liangang di dare identità propria all’astrazione, partendo dall’antica calligrafia cinese e assimilando e trascrivendo letteralmente la tradizione in forma contemporanea in una sorta di Astrattismo autoctono. Le opere ora sono ancora più libere da ogni formalismo e mettono ancor più in contatto con l’essenzialità dell’esistenza, spogliandola di ogni superficialità. Avvicinarsi all’arte di Sun Liangang richiede di entrare nella sua visione esistenziale e filosofica di un mondo governato essenzialmente da una profonda armonia. È una ricerca di estrema sintesi e interiorità, di fusione con la natura.


Come ha evoluto la sua arte dalla tradizione all’espressionismo contemporaneo?

Vengo da una famiglia cinese molto attenta alla tradizione, di cui parte fondamentale sono la calligrafia e l’arte cinese. Ho cominciato a conoscere l’arte occidentale all’università e non solo l’arte visiva, ma anche la musica e la poesia, grazie in particolare al mio insegnante Qingsheng Zhu, egli stesso artista. Con Zhu ho studiato in particolare il periodo che va da Monet a Picasso, che è stato importantissimo per la mia formazione. Dopo di loro anche Pollock e Andy Warhol hanno suscitato in me un grandissimo interesse. Possiamo considerare l’impressionismo come una scuola critica della tradizione e, personalmente, vedo un parallelo con quanto è accaduto a me in Cina. Durante l’infanzia ho vissuto l’apprendimento della calligrafia come un’oppressione; poi, come Monet o Pollock, ho capito che la pittura e il colore sono liberi e spensierati. Questa influenza della pittura occidentale è stata una scoperta di libertà.

Nell’arte contemporanea vi è un’attenzione pressoché esclusiva sull’innovazione, sulle idee, con un’ansia crescente verso il nuovo a prescindere. Quali sono a suo avviso le altre disposizioni importanti per realizzare buona arte contemporanea?
Nell’arte performativa e concettuale sicuramente l’ansia per il nuovo, per il mai realizzato prima esiste ed è un approccio innegabilmente importante. Non sono però degli ingredienti esclusivi del fare buona arte oggi e comunque non è di questo che mi interessa normalmente parlare. Penso che il sentimento, la coscienza e quello che noi chiamiamo Yi siano tratti essenzialmente contemporanei e che possano esprimersi compiutamente anche nell’arte calligrafica.

Da artista del XXI secolo come vive la dimensione sempre più estesa, diffusa del contemporaneo? Come vive il futuro dell’arte da soggetto singolo attivo e da componente di una estesa collettività impegnata nel fare arte oggi e domani?
Se l’arte fosse solo un rito del tutto personale non avrebbe senso. Può anche nascere dall’individuo, ma la libertà che essa ha di diffondersi nella società è essenziale all’arte tutta. E certamente non posso imporre un significato personale all’idea di arte futura, penso sia sbagliato. La mia personale attività per l’arte futura non va in direzione della forma ma del concetto, che però non è mai autosufficiente.

Nel senso che materiali e supporti artisticidsc_0061_edited.jpg sono sempre essenziali?
No, lì stiamo ancora parlando di supporto fisico. Andare oltre il fisico, però, non richiede di andare in campo totalmente metafisico. Restiamo sul piano fisico: la mia comprensione della natura fisica delle cose è circolare. È circolare il tempo, senza fine né inizio, il che significa che il futuro comprende tutto: presente, passato e futuro.
Nel futuro prossimo l’arte cambierà moltissimo in seguito all’introduzione dell’intelligenza artificiale. L’intelligenza artificiale può produrre arte, ne sono convinto, arte che l’intelligenza umana non può creare. Li Kaifu ha parlato di questo per quanto riguarda la tecnologia e l’industria, ma le sue lezioni sono illuminanti in ogni senso. Dovreste ascoltare uno dei suoi discorsi e poi riprendere questo discorso con me – sarà una cosa completamente diversa –. Ora siamo costretti dalle forme disponibili, possiamo scegliere cosa fare solo fino a un certo punto. Pittura e scultura sono forme d’arte standard, che hanno dei limiti. Ma pensiamo per esempio a un sogno; potrebbe essere una tecnica d’arte contemporanea e però, ora, possiamo solo sognare un sogno, non costruirne uno. Pensiamo al sogno come una specie di intelligenza artificiale che si sviluppa nella mia coscienza. Nella realtà, potrebbe essere l’intelligenza artificiale a costruire il sogno.

Ma non sarebbe la morte stessa dell’arte? Che posto rimarrebbe per l’arte che stimola la comprensione?

La comprensione non è un tratto essenziale dell’arte. L’arte è influenza, è emozione, può anche essere comprensione, ma non è determinante questo. Vorrei eliminare l’idea della comprensione, che può avvenire come no; comunque sia non è un compito dell’artista. È un evento del tutto interno a chi ha esperienza dell’arte.

Se è così, perché fare arte?
Arte per l’arte. Non per il pubblico, per i soldi, per la società, per la politica, per la religione. Se sfruttiamo tutte le possibilità che abbiamo, e quelle tecnologiche in particolare, tutto è possibile. Secondo me questo sarà il vero significato dell’arte: possibilità illimitate. Senza motivi, senza costrizioni né obiettivi. Noi siamo abituati a pensare all’arte come qualcosa che si fa. Io vorrei che l’arte sia essenzialmente qualcosa che si pensa.

L’arte potrà allora tornare a se stessa…
Esatto. Io voglio andare verso l’illusione, non verso la realtà. La realtà non è arte. L’arte è quello che pensi, non quello che c’è. E un giorno l’intelligenza artificiale potrà pensare arte per me. E il rapporto sarà: idea, coscienza, computer. Il computer mi aiuterà a fare quello che io ho solo pensato. Più sono pure e libere le mie idee, più sarò in una posizione favorevole per creare arte che è pensiero puro. Hai la possibilità di pensare – la coscienza – ed è tutto quello che ti serve. Sei già ricco così.

In effetti molti innovatori della tecnologia sono anche artisti.

La differenza tra Dio e gli uomini è una differenza di coscienza, non di processo. Prima del progresso tecnologico l’attività umana era dominata dal tentativo, ma ora ci sono intelligenza e tecnologia. L’uomo avrà il suo cervello, la sua coscienza; i robot non arriveranno mai a sostituirli, a sostituirci, perché siamo due entità diverse. Il robot ti aiuta a fare qualsiasi altra cosa ma non a pensare. I suoi input, compresa la sua programmazione, sono del tutto sotto il nostro controllo. Pensiamo a una biblioteca: vi è conoscenza al suo interno, ma la biblioteca non è cosciente, o conoscente, di per sé. L’automazione è un aiuto e può – potrà – essere vicinissima alla nostra coscienza, esserne un’estensione, essere talmente vicina alle nostre funzioni vitali da arrivare quasi a emularle e senz’altro a completarle. Tutto ciò questo per dire che l’arte futura non sarà formale, ma coscienziale.
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Per ora, comunque, l’arte la facciamo ancora con le nostre mani…

Per ora sì. Se la penso e basta, senza crearla, non nasce nulla. Ma nel futuro avremo la possibilità di pensare e godere completamente del nostro pensiero. Penso che sia questo il futuro dell’umanità e, quindi, il futuro dell’arte. Non una forma di sublimazione, ma la creazione fattuale di un mondo.
Non stiamo parlando di visioni, di future astrazioni; questa trasformazione è in pieno atto, sta già accadendo in questo momento. Che ce ne rendiamo conto o no è indifferente. Ci sono tante cose che non sappiamo ma questo non significa che non accadano. L’integrazione uomo-macchina è alla portata di tutti e non è necessario essere degli esperti per capirlo. Persino il cervello può essere integrato con una macchina.

 Non ritiene preoccupante, pericoloso tutto questo?
Quando mai è stato pericoloso per l’uomo conoscere ciò che prima era ignoto? Nel futuro ci sono possibilità e impossibilità, ma attenzione ad affidarci esclusivamente alla logica, alla ratio che governano il nostro fare oggi, quelle che funzionano su ciò che già conosciamo, e usarle su ciò che ancora non sappiamo. E comunque non abbiamo alternative al futuro, a viverlo con disposizione all’interazione verso ciò che di nuovo sempre più crescentemente ci propone; non dobbiamo avere paura del futuro, mai. Di certo io non ne ho; anzi, il futuro mi entusiasma! Il passato mi annoia assai, invece…

Non sono rimasti in tanti ad avere questa speranza per il domani.
Io sono sicuramente tra questi. Dovessi morire domani, morirei felice per il futuro. Ho grandi speranze e se non ne avessi mi mancherebbe la forza di vivere anche solo un giorno in più. Avanti verso il futuro e verso l’arte futura!

 

«Sun Liangang. Nirvana Re-birth»
Fino 26 novembre 2017

Venews C563, Cannaregio 563/E
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