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Home arrow ZOOM arrow NATALE 2017 | Anno Fortunato. Guida all'ascolto del neo Sovrintendente della Fenice, Ortombina
NATALE 2017 | Anno Fortunato. Guida all'ascolto del neo Sovrintendente della Fenice, Ortombina
di Fabio Marzari   

albero_natale_mcarthurglen__andrea_merola_2.jpgIl Sovrintendente Fortunato Ortombina, la cui competenza ed entusiasmo per il lavoro è encomiabile, offre la sua preziosa guida all'ascolto ai concerti di fine anno, in Basilica e alla Fenice, con il racconto di Venezia capitale della musica nel passato e oggi protagonista affermata del concerto di Capodanno.

Il Concerto di Natale in Basilica rappresenta un appuntamento irrinunciabile in questo periodo così legato alla tradizione. Maestro Ortombina, ci guidi all'ascolto dei repertori proposti quest'anno.
La nostra attività natalizia e di fine anno è molto articolata. A dire il vero, però, il nostro Natale è iniziato il 23 novembre, data in cui è partito il viaggio nelle scuole della terraferma per concerti con la nostra Orchestra, con musica classica di stampo natalizio. In ogni scuola sono stati coinvolti i ragazzi in canti natalizi che si sovrappongono alle musiche dell'orchestra. Si tratta di un'iniziativa portata avanti con l'Amministrazione Comunale per fare in modo che la gente si avvicini sempre di più al Teatro.

 

Il tradizionale concerto in Basilica il 18 e 19 di dicembre, con replica il 20 nel Duomo di Mestre, è un appuntamento che realizziamo con la Cappella Musicale della Basilica di San Marco diretta da Marco Gemmani, che da anni sta lavorando sia sul fronte degli esecutori, per portare avanti una prassi sempre più ricercata, che sul fronte del repertorio, che non poteva che essere interamente dedicato a Claudio Monteverdi, antico Maestro della Cappella Musicale stessa, di cui quest'anno ricorre il 450° anniversario della nascita e a cui abbiamo dedicato a giugno la manifestazione Monteverdi 450, coinvolgendo un grandissimo studioso e direttore come Sir John Eliot Gardiner. Si tratta del concerto che più di ogni altro dedichiamo alla città, autentica occasione in cui scambiarsi gli auguri nel luogo che per eccellenza deve essere considerato di 'tutti i veneziani'; un evento sentitissimo, come ho avuto modo di verificare in prima persona da quando sono a Venezia. Ecco allora brani particolari presi dall'ampia produzione monteverdiana, con la conclusione dedicata allo splendido Magnificat (primo) a 8 voci et due violini.


Andremo quindi a ripercorrere i tratti caratteristici del periodo tra il Rinascimento e il Barocco all'interno della Scuola di San Marco. Va ricordato che Venezia è stata la prima città al mondo in cui è nato un teatro a pagamento, il Teatro di San Cassiano, tuttavia già dalla fine del '400 la Scuola di San Marco, con la direzione del fiammingo Adrian Willaert, fu caratterizzata da un'originalità e un'identità che la resero punto di riferimento per il mondo intero, sintesi di una modernità che è sempre stata tratto distintivo del panorama veneziano. Venezia non è stata semplicemente “Porta verso Oriente”, ma da sempre, soprattutto in ambito artistico, luogo dell'innovazione. Verdi realizza a Venezia le prima di Rigoletto e La Traviata; in nessun altro teatro del mondo si sarebbero potute rappresentare opere dalla portata tanto rivoluzionaria, esattamente come quattro secoli prima per il mondo musicale e vocale alcun altro luogo al mondo poteva pareggiare l'influenza della Scuola di San Marco, unica nel creare uno spettacolo che per certi aspetti anticipava quella che sarebbe stata l'opera stessa, con compositori che venivano da ogni angolo del mondo per ammirare questo fenomeno musicale e sociale. Qui a Venezia è nato tra l'altro il concetto di “spazializzazione”, oggi al centro dell'indagine di tecnici e ingegneri del suono sul posizionamento di amplificatori e sul loro potenziamento. Penso spesso al grande compositore sassone Heinrich Schütz, che venne in città per studiare questa tecnica come allievo di Giovanni Gabrieli. Il concerto di Natale in Basilica coniuga al meglio i concetti di 'musica' e 'spazio'.

3sgqc1511537577.jpgIl Concerto di Capodanno alla Fenice, un classico da non perdere. Quali le novità oltre la tradizione?
Il Concerto di Capodanno è un appuntamento che si è sempre più consolidato non solo per i veneziani, ma più estesamente per un pubblico proveniente dal mondo intero, con prenotazioni che spesso sono addirittura precedenti all'annuncio del direttore dell'esibizione e degli artisti coinvolti. Si tratta di una fiducia costruita negli anni che ovviamente ci riempie di gioia e orgoglio. Il programma presenterà una parte non in diretta televisiva, ma radiofonica, con la Sinfonia Dal Nuovo Mondo di Dvorák, e una seconda parte con un repertorio italiano e qualche 'ospitalità', seguendo un'abitudine che portiamo avanti ormai da qualche anno. Questo non per colmare con brani stranieri eventuali carenze del panorama italiano, piuttosto per ribadirne il primato assoluto in termini di importanza ed efficacia. Quest'anno viene proposto al pubblico il Preludio di Carmen, per un programma con una forte dedica a Venezia, oltre a brani de La Traviata che sappiamo Verdi scrisse espressamente per la Fenice. Abbiamo anche una Barcarola da I racconti di Hoffmann, direttamente dall'atto veneziano di Offenbach, oltre a due brani dai ballabili di Otello, la Canzone greca e la Buranese, portatori di un prezioso riferimento a Carmen: quando Verdi scrisse Othello per Parigi, sette anni dopo la prima alla Scala, dovette inserire un divertissement, cosa che lui faceva sempre mal volentieri perché pensava che il balletto deviasse dalla direzione che lui aveva voluto dare all'opera, ma che invece all'Opera di Parigi diventava irrinunciabile.

 

Il risultato è la più bella musica sinfonica italiana che sia stata mai scritta, per spumeggiante orchestrazione e divina ispirazione. Verdi amava molto Carmen, che tuttavia appartenendo al genere dell'opéra-comique, in cui canto e parlato si alternavano, a Parigi non poteva essere rappresentata, essendo quello il palco aristocratico per eccellenza. Ecco allora il colpo di genio: Verdi porta sul palco la Chanson grecque infilandoci però dentro il tema dell'Habanera, utilizzando il balletto come vero e proprio Cavallo di Troia per la Carmen di Bizet. Ancora una volta le intersezioni tra la musica italiana e quella estera si confermano fitte, imprescindibili, facendoci arrivare fin dentro la penna, immergendoci nell'inchiostro del calamaio di questo o quel compositore. Ci saranno poi brani tratti da La Gioconda di Amilcare Ponchielli, come il can can de La danza delle ore, oltre a balletti che saranno visibili solo per il pubblico televisivo. Il tutto impreziosito dalla presenza di due cantanti molto giovani, ma già molto affermati all'interno del circuito lirico internazionale, come il tenore Michael Fabiano e la soprano Maria Agresta. A dirigere il concerto il maestro Myung-Whun Chung, un sommo direttore d'opera e del repertorio sinfonico che fortuna ha voluto fosse presente alla Fenice proprio nei giorni della mia nomina a Sovrintendente, per provare con la nostra Orchestra il repertorio di Mahler e Un ballo in maschera, che ha aperto la nuova Stagione. Una coincidenza che per me è stata un enorme e preziosissimo regalo.

Recentissima, appunto, la Sua nomina a Sovrintendente: quali i capisaldi che intende mettere al centro della sua attività?
Si è trattata di una nomina totalmente inaspettata. Ero convinto che dopo dieci anni di direzione artistica la mia esperienza veneziana potesse giungere al termine, essendo anche diventato il direttore artistico più longevo che la Fenice abbia mai avuto. Spero che dalla mia azione possa trasparire il grande amore che provo per questo lavoro e per tutto quello che gravita attorno al mondo teatrale. Assumo questo incarico come riconoscimento del lavoro che ho sempre portato avanti, una bellissima prospettiva per il futuro e allo stesso tempo un omaggio al mio passato. Spero che queste ed altre componenti mi aiutino ad operare sempre al meglio delle mie possibilità per la Fenice. Se poi dovessi individuare un sogno che svetti su tutti, sarebbe sicuramente fare in modo che nessun cittadino di Venezia o dei comuni limitrofi si trovi a dire: «Non sono mai stato alla Fenice». Sono convinto che qualunque proiezione verso il mondo debba necessariamente passare attraverso la città e il territorio: più saremo il teatro dei veneziani e dei veneti, più saremo il teatro del mondo.

_dsc5004.jpgQuale lo spirito con cui Fortunato Ortombina si affaccia al Natale?
Vivo lo spirito natalizio cercando di portare avanti tutto quello che faccio lungo l'intero arco dell'anno, sforzandomi di coinvolgere il più ampio numero di persone nelle grandi cose che i compositori hanno scritto per la collettività. Le immortali sinfonie che ancora oggi ascoltiamo non sono state scritte per esperti o addetti ai lavori, ma per l'umanità intera e molto più spesso per le persone che di musica non sapevano nulla, o comunque molto poco. A Verdi non interessava tanto cosa gli esperti pensassero della sua musica, piuttosto vedere quanta gente andasse a teatro per condividere le emozioni contenute nella propria musica. Natale e la fine dell'anno sono per noi un momento in cui si tirano le fila di tutte le iniziative realizzate nel corso della Stagione: vogliamo che possa essere Natale ogni giorno, mettendo impegno nel nostro lavoro e rinnovando ogni anno la speranza che possano migliorare le condizioni di vita di chi è in difficoltà. Infine, da buon mantovano, il Natale non può che essere anche un trionfo della tavola, in primis i tortelli di zucca, con la ricetta segreta di mia madre!