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Home arrow TEATRO arrow In assenza di colore. Alessandro Preziosi i tormenti e le verità dell'ultimo Van Gogh
In assenza di colore. Alessandro Preziosi i tormenti e le verità dell'ultimo Van Gogh
di Anna Trevisan   
3_alessandropreziosi_vangogh_fotofrancescafago-1.jpgUn testo scarno, asciutto, brillante, che scandaglia e racconta i penosi giorni trascorsi da Vincent Van Gogh nell’ospedale psichiatrico di Saint-Rémy-de-Provence, a una ventina di chilometri da Arles, ospedale dove l’8 maggio 1889 il pittore scelse volontariamente di ricoverarsi, in seguito a gravi episodi, culminati con l’auto-mutilazione dell’orecchio sinistro. Un testo che è valso al drammaturgo e scrittore toscano Stefano Massini il Premio Tondelli 2004. «Una scrittura limpida, tesa, di rara immediatezza drammatica, capace di restituire il tormento dei personaggi con feroce immediatezza espressiva», ha motivato la Giuria.

 

A interpretare Van Gogh sulla scena è l’attore Alessandro Preziosi, già noto al grande pubblico per le sue numerose interpretazioni televisive, cinematografiche e teatrali. La regia è di Alessandro Maggi. «La messinscena – dichiara il regista – ha l’obiettivo di riuscire a rappresentare sul palcoscenico il labile confine tra verità e finzione, tra follia e sanità, tra realtà e sogno, ponendo interrogativi sulla genesi e il ruolo dell’arte e sulla dimensione della libertà individuale».


È dentro ad un’anonima e straniante stanza bianca d’ospedale che è ambientata questa vicenda, circoscritta all’ultimo anno di vita del pittore, tanto più sconcertante ed esemplare perché riguarda uno degli artisti oggi più riconosciuti e quotati al mondo, la cui vita, però, fu invece all’insegna di una sorte infelice e tormentata.

 

Patì infatti gli stenti e la fame, vivendo nell’indigenza economica, e sofferse di non aver mai ricevuto l’agognato riconoscimento come artista, riuscendo a vendere soltanto uno dei centinaia di quadri realizzati. Sulla scena entrano anche altri personaggi: il fratello Theo; uno psichiatra, il dottor Vernon-Lazàre (Roberto Manzi); due infermieri; il direttore del manicomio, il dottor Peyron (Francesco Biscione) che sembra l’unico tra il personale medico a capirlo e a dimostrarsi umano.


miniatura.aspx1.jpgÈ nell’assenza di colori – di quei colori forti e accesi, così pastosi e materici che caratterizzano i suoi dipinti – che si consuma la sua calata agli inferi, in mezzo alle angosce e al dolore per lo smarrimento di sé, in mezzo alle allucinazioni e ai deliqui che tutto confondono. Il colore bianco della stanza in cui è confinato Van Gogh è il co-protagonista muto e silenzioso di questo dramma. Un bianco così assoluto da diventare assordante. Un bianco che è privazione della libertà e negazione di quella forza espressiva che proprio grazie alla policromia ha fatto la storia dell’arte moderna.

Vincent Van Gogh, l’odore assordante del bianco
24-28 gennaio 2018

Teatro Toniolo-Mestre
www.comune.venezia.it