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Stranger than fiction. Cronaca di agglomerati urbani
di Andrea Zennaro   

cinema-grattacielo-min.jpgIl grande ritorno in auge della forma documentaria, reso possibile grazie anche ai successi di Gianfranco Rosi (prima il Leone d'Oro per Sacro GRA del 2013 poi l'Orso d'Oro per Fuocoammare nel 2016), ha reso più facile la divulgazione di opere che in altri tempi difficilmente sarebbero approdate in sala. Infatti il documentario è sempre stato considerato il fratello minore e spesso disconosciuto del grande cinema, relegato al formato ‘corto’ prima della visione del film in programmazione. Certo, nel mondo dell'audiovisivo contemporaneo in cui siamo immersi, non è facile saper scegliere e fare una cernita nell'immenso volume di prodotti. Inoltre si riapre più che mai la diatriba mai risolta se il cinema documentario serva a ‘documentare’ il reale o sia semplicemente un’altra forma d'arte a sé stante.

 

Per fare un esempio sul periodo storico della Seconda Guerra mondiale: sono più reali i cinegiornali di propaganda fascista, costruiti ad hoc, o le immagini di finzione di Roma città aperta e Paisà di Roberto Rossellini?

 

Al Teatrino di Palazzo Grassi, mercoledì 20 dicembre, Marco Bertozzi, storico del cinema e documentarista, presenta il suo ultimo lavoro Cinema Grattacielo, vincitore di una Menzione Speciale della Giuria al Festival Biografilm dello scorso giugno.

 

maxresdefault.jpgCon questo documentario il regista realizza un’opera a metà strada tra l'autobiografico e l'artistico: nel Grattacielo di ventisette piani, alto cento metri e posizionato vicino alla ferrovia di Rimini, vi abitano cinquecento anime di diciotto nazionalità differenti in un melting pot culturale. Nel 2005 Bertozzi è andato a vivere in questo microcosmo pensato in origine, ovvero all'inizio degli anni ‘60, come simbolo del turismo riminese, a differenza del suo coetaneo e più fortunato Pirellone, emblema dell'industria milanese. Con il passare degli anni l'austero edificio si è trasformato agli occhi dei riminesi in una sorta di ecomostro ricettacolo di degrado umano, per divenire oggi un multicolore spaccato sociologico dell'Italia contemporanea in cui abitano abitano studenti, artisti, extracomunitari e che è sede di studi, uffici ed associazioni: lo stesso sindaco di Rimini alloggia nel complesso.

 

Vengono mostrate le varie declinazioni di questo vero e proprio quartiere sviluppato in verticale, con giochi di inquadrature sulle simmetrie che tendono all'astrazione e con l'aiuto anche di materiale d'archivio come gli scatti e i Super8 di Davide Minghini, fotocronista de «Il Resto del Carlino» scomparso nel 1987, archiviati nella Biblioteca Comunale di Rimini, e i film di propaganda del Partito Comunista prodotti dalla Unitelefilm a partire dal 1963. Due sono le voci narranti che accompagnano lo spettatore nel corso della visione: quella del regista-inquilino, che fa un lavoro di introspezione su di sé, e quella del grattacielo stesso prestata da Ermanno Cavazzoni sceneggiatore de La voce della luna (1990), ultimo film di Federico Fellini. Occorre fare un parallelo con il film Piazza Vittorio di Abel Ferrara, visto all'ultima Mostra di Venezia, che come l'opera di Bertozzi si immerge in quell'universo multietnico romano, dove tra gli altri vivono il regista Matteo Garrone e l'attore Willem Dafoe, che è uno specchio della nostra società inquieta e caleidoscopica.

 

Cinema Grattacielo
20 dicembre Teatrino Grassi
www.palazzograssi.it

 

:agenda cinema