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Siamo la nostra memoria
di Renato Jona   
foto_ghetto.jpgLa preoccupazione e lo scrupolo ci accompagnano ogni anno durante la preparazione delle pubbliche manifestazioni per ricordare la Shoah, il 27 gennaio (come stabilito dall’Assemblea delle Nazioni Unite del 1° Novembre 2005, in Seduta plenaria), Giorno della Memoria, per il grosso pericolo di cadere nella ritualità e nella retorica, nel déjà vu, tradendo in tal modo il vero scopo e significato per cui tale Giorno è stato istituito.

 

Quest’anno direi che tale ansia non ha ragion d’essere se ricordiamo la figura, gli insegnamenti e le raccomandazioni che in proposito ci ha lasciato Rav Giuseppe Laras, figura di particolare spicco nel mondo ebraico, grande maestro, uomo saggio e tormentato, che da poco tempo ci ha lasciato, a 82 anni, a seguito di una malattia stoicamente affrontata, con estrema coerenza.

 

«In quanto Figlio della Shoah e cittadino europeo mi è cara la Giornata della Memoria che è però anch’essa arrivata a una crisi di senso e di comunicazione – afferma affrontando l’argomento. E prosegue: «Le attuali stantie forme celebrative sono in consunzione ed è necessario ripensarla quanto prima, specie in relazione all’attualità dell’antisemitismo contemporaneo, che è fenomeno vasto e complesso, con fila eterogenee e inquietanti. Anzitutto è necessario riportare, almeno per noi ebrei italiani, la Shoah in Italia, insistendo certo sui luoghi europei peggiori della “soluzione finale”, ma ancor più insistendo sul nostro tessuto nazionale italiano, ossia la Risiera di S. Sabba, il campo di Bolzano, Fossoli e Borgo S. Dalmazzo. È necessario che su questi luoghi italiani rifletta l’Italia e l’ebraismo italiano. Ed è necessario ricordare, anche a taluni nostri intellettuali e storici che contribuiscono all’aumento dell’assordante confusione, che l’antisemitismo non è una forma particolare di razzismo o intolleranza, né, tanto meno, risulta confinato ai soli totalitarismi di “destra”. L’antisemitismo è specifico e una comprensione “ermeneutica” e “estensiva” di questo incubo è sempre fragile e da problematizzare. Come già ricordai, l’unico collegamento estensivo reale riguarda, per precise ragioni storiche e ideologiche, il solo Genocidio Armeno, fatto che, lungi dall’incrinare l’unicità della Shoah, rende ancor più profondi e inquietanti entrambi questi terribili baratri della storia umana».

 

memoria_2018.jpgCredo che migliori parole, più chiare, non possano esservi per inquadrare l’attuale momento del Giorno della Memoria, dei pericoli che corre, di come dobbiamo affrontarlo adesso, alla sua scadenza temporale ricorrente. E queste parole fresche, precise e inequivocabili, che fanno parte di un testamento spirituale, del Suo desiderio di consegnarci alcuni pensieri importanti, sono state scritte pochi giorni prima di lasciarci, da una persona conscia della Sua personale situazione, di essere al termine della propria vita, affrontata in modo coerente, interamente e convintamente vissuta.

 

Un altro fondamentale argomento che ha occupato tanta parte della Sua appassionata esistenza è stato il dialogo ebraico cristiano che anch’esso compare, in forma tutt’altro che marginale nel Suo citato “testamento spirituale”. In questa sede mi pare giusto ricordare la Sua grande amicizia e stima, profondamente ricambiate, per il Cardinale Carlo Maria Martini, altra grande e sincera figura che, scomparendo fisicamente, ha lasciato comunque una traccia indelebile, una indicazione non equivoca da seguire. Rav Laras nelle Sue righe, rivolgendosi a Ebrei e Cristiani, aggiunge: «…si spera che vi siano slanci nuovi entusiastici e autentici, che Lui indubbiamente avvertiva dentro di sé e voleva suscitare negli altri».

 

Gli argomenti certamente meriterebbero ben altre più approfondite riflessioni: considerata la materia, ogni riassunto o riduzione è di per sé un’azione impropria, per la quale mi scuso con tutti i lettori. Aggiungo soltanto che negli stessi giorni, a breve distanza di tempo, ci ha lasciato anche l’Imam Shayk Abd al Wahid Pallavicini, fondatore della Comunità Islamica Italiana, altra figura fondamentale per il dialogo interreligioso. Spetta quindi a tutti noi non lasciar cadere il discorso proficuo, iniziato con slancio da tutti Loro. Sia il loro ricordo in benedizione!

 

logo.jpgdi Renato Jona 

 

Giorno della Memoria

27 gennaio 2018

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