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Home arrow ZOOM arrow CARNEVALE 2018 | Happy Circus? Per tendone, una volta di stelle...
CARNEVALE 2018 | Happy Circus? Per tendone, una volta di stelle...
di Fabio Marzari   

strada.jpgDal 27 gennaio al 13 febbraio è nuovamente Carnevale. Le parole di rito imporrebbero iperboli verbali nel descrivere folle oceaniche invadere la città, balli e tripudi di gioia in ogni angolo, divertimento assicurato per tutti. La realtà è un po’ diversa e sono anni che il Carnevale di Venezia, pur conosciuto in tutto il mondo, come manifestazione popolare di grande e oggettivo successo, non riesce ad uscire dal manierismo in cui si è adagiato. Le edizioni finiscono tutte con l’assomigliarsi - certo anche a Rio ballano sempre il samba! - ma non si è più riusciti dagli anni, davvero formidabili, di Maurizio Scaparro a ricreare quell’atmosfera unica che ha fatto innamorare milioni di persone.

 

La festa in sé è coinvolgente, il programma sembra fittissimo di ogni genere di eventi e i balli in maschera nei palazzi e negli alberghi sono sempre assai gettonati e rappresentano un business importante per chi li organizza, ma manca quel qualcosa in grado di fare del Carnevale un’autentica kermesse di follia e tradizione.

 

Sarà forse il disagio di vivere in una quinta teatrale naturale, calpestata in malo modo dai più, sarà che l’amore per Venezia imporrebbe maggiore qualità e pensiero nella programmazione e realizzazione degli eventi di massa, ma è indubbio che dal Carnevale si potrebbe pretendere di più.

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Pronto ad essere smentito dai fatti, non vivo di pregiudizi, ma leggo i programmi! Il leitmotiv è il senso perduto della città; Venezia ha un numero ormai esiguo di abitanti e la festa è una sommatoria di show di figuranti preparati ad uso e consumo di chi viene da fuori. Per fare un esempio, la battaglia delle arance di Ivrea è seguita da molti turisti, ma sono gli eporediesi che si tirano gli agrumi e lo farebbero anche in assenza di spettatori “foresti”; a Venezia, tranne pochi e meritevolissimi esempi di iniziative che partono dal basso, come la Festa sull’Acqua di Cannaregio, vero incipit del Carnevale, molto sentita e vissuta appassionatamente dai locali, il resto è folklore per selfie più o meno in maschera. Malgrado tutto, gli sforzi compiuti per connettere le Istituzioni veneziane e fare fronte comune hanno prodotto un miglioramento nell’offerta dei servizi complessivi. Musei Civici, Fenice, Casinò, Biennale hanno saputo dialogare e produrre una serie di iniziative valide; i privati hanno affinato e ampliato l’offerta delle feste e dei balli in costume, fino al sontuosissimo Ballo del Doge, divenuto un evento di portata planetaria, sempre più ambito e celebrato.

 

I caffè della Piazza, il Florian tra tutti, è sempre affollato di personaggi in costume, i galani del Quadri sono sempre più buoni (verificata di persona la produzione 2018!), le pasticcerie brulicano di ogni leccornia carnascialesca, ma la spontaneità della festa diffusa, vissuta in primis dai veneziani nel senso più ampio di questa accezione, latita da troppo tempo. Il Carnevale è improvvisazione e trasgressione; uscire dalle regole imposte e irridere i potenti era lecito durante i secoli della Serenissima, non vorremmo scattasse la par condicio delle maschere. Tuttavia gli echi felliniani a cui l’edizione 2018 è ispirata, credo possano ridare uno spirito autentico e sognatore di una realtà altra a questo Carnevale. Venghino, signori, venghino! 

 

«Carnevale di Venezia 2018. CREATUM: Civitas Ludens»

27 gennaio-13 febbraio vari luoghi a Venezia e in terraferma

www.carnevale.venezia.it