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Così è, non vi pare? Liam Gallagher, prendere o lasciare...
di Gabriella Zullo   

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«And I don't mean to be unkind […] One day you'll shatter like a wall of glass»: è con questo ritornello che Liam Gallagher ha scalato in pochi mesi le classifiche europee. Il singolo Wall of glass segna il ritorno dello storico frontman degli Oasis. Il nuovo album As you were registrato con la Warner è uscito lo scorso ottobre e nella prima settimana aveva già superato le centomila copie. Un ritorno da solista decisamente ben accolto da pubblico e critica. Il tour prevede un’ultima tappa italiana, dopo quella milanese dello scorso settembre. Tenetevi pronti: la prossima sarà a Padova il 27 febbraio.

 

Ma cos’è cambiato da quegli anni '90? Senza troppa nostalgia - o forse sì? - bisogna abituarsi all’idea che sono passati più di vent’anni e l’epoca dei migliori film Disney, di Trainspotting, di Jurassic Park è lontana. Erano gli stessi anni del primo Ligabue, dei Red Hot Chili Peppers e appunto degli Oasis.

 

gallagher_2.jpgPer quanto riguarda Liam, il gioco del “Trova le differenze” è semplice: oltre a non cantare più con il fratello Noel che nei vecchi tempi era il chitarrista del gruppo nonché compositore degli indimenticabili testi che oggi canticchiano anche i Millennials, la sua ossessione per i Beatles è rimasta, tantoché la copertina dell’album riprende la grafica di Revolver (1966), ma il “monociglio” anni ’60 così caratteristico è scomparso. Al suo posto c’è qualche ruga in più, a ricordarci che il tempo passa. Il nuovo album, dopo un attacco gelido e un po’ arrabbiato di Wall of glass, si addolcisce con Chinatown dove una chitarra dal suono morbido ci riporta a una rinnovata atmosfera Oasis per poi ritornare schietta e sfacciata con Greedy soul.

 

Si sente che i produttori Greg Kurstin e Dan Grech-Marguerat hanno modernizzato lo stile Gallagher. Un sorprendente ritorno che porta i segni di un tempo nuovo fin dal titolo: As you were, infatti, è un’espressione che Liam usa spesso per chiudere i post su Twitter. Ma a promettere di non farsi sopraffare dalla nostalgia, poi, si finisce con il canticchiare «And after all, you’re my Wonderwall». Ci sarà un motivo? Sarà perché ad ascoltare quei brani, si ripensa alle persone importanti o a quelle lontane e che teniamo sempre accanto anche grazie a certe canzoni. Sarà perché la generazione degli anni '90 sarà anche figlia di Internet, ma canta ancora «Don’t go away, say what you say, but say that you’ll stay». Sempre in cerca di riempire quel vuoto generazionale ed esistenziale: provare a riempirlo con un’ora di concerto e di ricordi, ci farà sentire meno soli, meno lontani.

Liam Gallagher
27 febbraio Gran Teatro Geox-Padova
www.zedlive.com