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Home arrow TEATRO arrow Una rosa una rosa una rosa. Stefano Massini rilegge Eco a teatro
Una rosa una rosa una rosa. Stefano Massini rilegge Eco a teatro
di Marisa Santin   

02_il-nome-della-rosa_dsc_6385.jpgTutto svanisce nel nulla. I grandi personaggi della storia, le città famose, i castelli, i principi e le principesse, gli amori, i libri arsi sul rogo. Di tutte queste cose, però, rimangono i nomi. Il linguaggio e – naturalmente – la scrittura possono continuare a parlare delle cose scomparse e di quelle inesistenti.

 

A chi gli chiedeva spiegazioni sul titolo del suo primo romanzo, Umberto Eco rispondeva che, insomma, i lettori provassero a capirlo da soli: «Un narratore non deve fornire interpretazioni, altrimenti non avrebbe scritto un romanzo, che è una macchina per generare interpretazioni».

 

Ma dato che un titolo ci doveva essere, Eco ne scelse uno che potesse depistare il più possibile il lettore, confondendogli le idee, lasciandolo libero di scegliere una o più interpretazioni fino all’ultima pagina. Scartò l’idea iniziale, L’Abbazia del delitto, proprio perché fissava troppo l’attenzione sulla sola trama poliziesca. La rosa, invece, gli parve un figura simbolica perfetta per questo suo giallo filosofico-metafisico, «così densa di significati da non averne quasi più nessuno».

 

Avvincente come un thriller e fedele alla ricostruzione storica come un testo accademico, popolare ed erudito al tempo stesso, il mondo creato da Eco ne Il nome della rosa è conosciuto ormai dai più. Dove non è arrivato il libro (long seller mondiale tradotto in 47 lingue), è arrivato il film di Jean-Jacques Annaud, con Sean Connery nei panni del frate investigatore Guglielmo da Baskerville e Christian Slater in quelli del giovane assistente (e voce narrante) Adso da Melk. Accompagnato da un giovane novizio, un frate francescano ed ex-inquisitore, noto per il suo acume investigativo, cerca di far luce sulla sequenza di efferati delitti che stanno scuotendo la noiosa routine di un monastero benedettino sperduto sui monti dell’Italia settentrionale. Siamo nel 1327, epoca di conflitti tra Impero e Papato durante la cattività avignonese, e sopra qualsiasi peccato, dal più grave al più veniale, incombe l’ombra del diavolo e la terribile longa manus dell’Inquisizione.


il_nome_della_rosa-.jpgGrazie ad una co-produzione che ha coinvolto il Teatro Stabile del Veneto e gli Stabili di Torino e Genova, Il nome della rosa arriva ora anche sui palcoscenici italiani nella riduzione di Stefano Massini. Discepolo di Luca Ronconi e scrittore teatrale fra i più apprezzati in Italia e all’estero, Massini è conosciuto soprattutto per Lehman Trilogy, opera presentata in Francia e portata successivamente al debutto italiano nel 2015 proprio da Ronconi, poco prima della sua scomparsa, accogliendo un notevole successo di critica e pubblico. Il suo omaggio a Umberto Eco è una messinscena corale affidata alla regia di Leo Muscato e a una compagnia di 13 attori che danno vita a 40 personaggi, un cast di altissimo livello che vede tra le sue file interpreti del calibro di Luca Lazzareschi, Eugenio Allegri e Luigi Diberti.

 

Ai cultori del romanzo farà piacere sapere che – nelle intenzioni degli autori – il testo e la trama sono rispettati in modo quasi filologico per non spezzare la ferrea concatenazione di eventi orientata verso la risoluzione del mistero. La complessa topografia dell’ambientazione è risolta tramite l’utilizzo di proiezioni video su un’ossatura scenografica goticheggiante. L’impianto – suggerisce il regista – evoca i diversi luoghi all’interno e all’esterno del monastero piuttosto che descriverli, lasciando così spazio all’immaginazione dello spettatore. La vita de Il nome della rosa continua, cambia codice linguistico per proseguire sotto altra forma. Del resto – lo diceva Umberto Eco –, «il testo è lì, e produce i propri effetti».

Il nome della rosa
7-11 febbraio 2018

Teatro Verdi-Padova
21-25 febbraio 2018

Teatro Goldoni - Venezia
www.teatrostabileveneto.it