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Come on, Jerry! Buon viaggio, Picchiatello...
di Andrea Zennaro   

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Questo febbraio alla Casa del Cinema la rassegna intitolata L'umorismo sgraziato di Jerry Lewis rende omaggio al grande comico scomparso lo scorso agosto all'età di 91 anni. La comicità fisica dell'attore newyorkese è sempre stata goffa e cacofonica, ma sul grande schermo risultava vincente: un terremoto visivo esilarante che riscosse grandissimo successo di pubblico fin da subito. Egli rielaborò l'eredità dei grandi venuti prima di lui come Keaton, Laurel, Chaplin e Lloyd, assorbendone tutti i canoni e gli stilemi propri del genere slapstick e creando un personaggio, al limite della deficienza, divenuto famoso in Italia con il soprannome di “Picchiatello”. Agli esordi, la formula vincente già collaudata sul palcoscenico e in radio fu l'abbinamento, a contrasto, con la figura posata e leccata del playboy, interpretato da Dean Martin: i due comparvero per la prima volta assieme al cinema in La mia amica Irma del 1949.

 

Questa accoppiata generava gag a ripetizione e funzionò per numerose pellicole, girate fino alla metà degli anni Cinquanta; poi, film dopo film, il personaggio di Lewis sovrastò sempre più quello di Martin ed il connubio terminò. La maschera deforme di Lewis buca lo schermo e la sua andatura sgangherata lo percorre in lungo e in largo come un clown iperattivo.

 

 

annex-martin-and-lewis_06.jpgIl Ragazzo tuttofare del 1960 segnò il suo esordio alla regia con un omaggio al genere slapstick del periodo muto ma, soprattutto, al grande Stan Laurel: il comico inglese era un suo caro amico e gli diede dei consigli per la buona riuscita del progetto. Una volta dietro la macchina da presa, Lewis ebbe il controllo totale del proprio personaggio e con la sua seconda regia, L'idolo delle donne del 1961, arrivò ad usare una videocamera attaccata alla cinepresa 35mm, anticipando l'uso del video assist system, che permetteva di rivedere subito la buona riuscita delle sequenze girate. Con il travolgente Le folli notti del dottor Jerryll, del 1963, Lewis rielaborò le vicende narrate nel romanzo di Stevenson interpretando oltre al solito imbranato bruttino, anche il ruolo del macho sciupafemmine un tempo assegnato a Dean Martin.

 

Molte delle sue gag sono entrate nella storia del cinema, pensiamo alla macchina da scrivere invisibile con un ritmo sfrenato ed ossessivo, rimando agli studi di mimo fatti in giovane età, oppure alla sequenza, sempre nel film Dove vai sono guai! del 1963, dell'assalto al commesso dei Grandi Magazzini Tuttle nel giorno dei saldi (!), con decine di donne che letteralmente radono al suolo il reparto. Da non sottovalutare la declinazione seria del suo bagaglio artistico, a conferma del fatto che, quando un grande attore comico si cimenta in un ruolo drammatico, quasi sempre stupisce il pubblico, lasciandolo con l'amaro in bocca. Martin Scorsese lo volle nel suo Re per una notte del 1983 per interpretare un personaggio molto simile al Lewis dietro le quinte, scontroso ed irascibile, mentre Emir Kusturica in Arizona Dream del 1993 gli diede la parte dello stravagante Leo. Tra i tanti film interpretati e diretti rimane anche il mistero del film perduto, The Day the Clown Cried del 1972, la storia di un clown tedesco internato in un lager nazista, che lo stesso Lewis ha rinnegato e fatto sparire dalla circolazione.

«L’umorismo sgraziato di Jerry Lewis»
1, 6, 8, 13, 15, 20, 22, 27 febbraio Videoteca Pasinetti
www.comune.venezia.it/cinema




 

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