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Realtà, da sogno. Biennale College VR, lo sguardo oltre l'orizzonte
di Loris Casadei   

74-lazzaretto.jpgIl Presidente della Biennale Paolo Baratta ha parlato di “generosità nel voler comunicare”, rivolto ai giovani artisti che partecipano, all’interno della iniziativa Biennale College-Cinema, alla presentazione dei progetti Virtual Reality (VR). Un pitch in piena regola: sei minuti ad ogni team per presentare un progetto VR e convincere esperti e sponsor a finanziarlo. La Mostra del Cinema di Venezia lo scorso anno è stato il primo festival ad ospitare una sezione VR. Quasi a enfatizzare l’autonomia di questa nuova forma artistica, le proiezioni si sono tenute al Lazzaretto Vecchio, poche bracciate in laguna, ma pur sempre isola distaccata dal Lido e dai luoghi classici della Mostra. È Michel Reilhac, anima e consulente della sezione, a sottolineare che la VR non è una nuova tecnologia per produrre film, ma un nuovo autonomo linguaggio, una nuova arte, che si sta affiancando al cinema, al teatro, alla letteratura, alle installazioni di arte contemporanea.

 

E il poetico ricordo di Roland Barthes, il suo uscire dalla sala buia di un cinema ne Il brusio della lingua? Nostalgia di altri tempi? Profetico invece Henry Jenkins nel suo libro Cultura convergente nell’individuare nei nuovi media altre forme di sapere e di aggregazione che si creano sulla frantumazione delle vecchie comunitá sociali e dallo sradicamento della tradizionale geografia fisica.

 

Non a caso i giovani artisti presenti lavorano in team con culture ed esperienze molto diverse. La creatività è molto alta, anche se traspare continuamente un’ansia di concretezza, un timore di non poter realizzare il proprio progetto.

dancing-with-maria_03.jpegI temi vanno da 4 Feet (Argentina) con un viaggio insieme a Dizzy, ragazza diciottenne disabile che si pone il problema della affettività e sessualità al veneziano Psycopompos, uccello della tradizione sciamanica che trasporta un’anima tra suoni e colori. Il russo Lightspeed VR vorrebbe raccontare un astronauta catapultato nel XXII secolo a bordo di una astronave in pericolo di collisione. Interessante il fatto che lo spettatore può prendere decisioni che influenzeranno la traiettoria del veicolo spaziale. Delicato VRtigo (Francia) ove un’anima è intrappolata in un ascensore di un albergo di lusso, così come anche l’Indiano A City of Foxes, qui lo spettatore si trova a dialogare di amicizia con una volpe filosofo. Impegnato su temi sociali di attualità è invece Meet Mortaza, tratto da un racconto pubblicato da un afgano nel descrivere il suo viaggio doloroso da Kabul a Parigi, e qui la promessa é di vivere le avventure in intima prossimità con il protagonista, il ripercorrere il tragitto mano nella mano.

 

Pierre Gagnaire-Destiny è invece un altro percorso, esplorazione nella mente creativa di un grande chef. Mi hanno colpito l’italiano In the Cave, un percorso ad ostacoli in una grotta – ultimo luogo fuori dalle mappe del nostro mondo conosciuto – con un finale che ahimé non posso rivelare ma che riporta all’origine del mondo, e il brasiliano-cinese Deep Clot ove una vampira, infermiera part-time di notte, deve riciclarsi perché licenziata e sostituita da nuovi sofisticati macchinari. L’eccitazione di lavorare su un nuovo terreno artistico che si scopre e si definisce giorno per giorno si percepisce nettamente, anche se Ivan Gergolet regista di In the Cave (peraltro suo è anche il tenero e struggente Dancing with Maria presentato a Venezia 71 e vincitore del premio della Settimana della Critica) non esita a sottolineare come questi incontri siano una stupenda occasione di dibattito e di crescita umana e personale. I tre progetti che verranno scelti li vedremo alla prossima edizione della Mostra del Cinema.

 

www.labiennale.org 

 

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