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Berlinobabilonia. Ogni storia è una strada da percorrere
Written by Riccardo Triolo   

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Colpo grosso per Tom Tykwer, regista di punta del cinema teutonico, amatissimo a Venezia dove nei Novanta colpì al cuore la generazione X con il suo Lola corre. È lui il presidente di giuria della Berlinale ed è lui l'ideatore della serie tedesca più costosa e venduta di tutti i tempi, Babylon Berlin, che di Berlino ripercorre i fasti a partire dai ruggentissimi anni '20. Ancora una volta il festival metropolitano più amato d'Europa (niente leziosi lidi nel Bundesland) promette di lasciare il segno, mostrando da subito le sue - ottime - carte. A cominciare dal titolo d'apertura, affidata per la seconda volta al genio di Wes Anderson, che nel 2014 aprì la kermesse con l'indimenticato Grand Budapest Hotel.

 

Saranno cani (doppiati, tra gli altri, da Edward Norton e Scarlett Johansson) i protagonisti di questo Isle of Dogs, nuova fatica in stop motion del regista texano dopo il capolavoro Fantastic Mr. Fox.

 

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E se i cani sopravvissuti su un'isola di un mondo distopico si prestano già a diverse letture allegoriche, sempre sul filo del sarcasmo andersoniano, fioccano a Berlino altri titoli degni della nazione più potente d'Europa: Don’t Worry, He Won’t Get Far On Foot di Gus Van Sant, biopic del cartoonist tetraplegico John Callahan, con Joaquin Phoenix: un omaggio all'arte del fumetto e alla corrosiva vena di Callahan, autore di strisce irriverenti e corrosive per «New Yorker», «Penthouse» e «Playboy», costretto in carrozzina a 21 anni dopo un incidente stradale dovuto all'abuso di alcool.

 

Sul fronte inglese, è annunciato The Bookshop, per la regia di Isabel Coixet. Protagoniste Patricia Clarkson e Emily Mortimer, il film è ispirato all'omonimo romanzo di Penelope Fitzgerald. Dalla Russia invece uno dei più apprezzati talenti dell'ultima decade, Aleksej German Jr., presenta a Berlino la sua ultima fatica, Dovlatov, racconto di quattro giorni della vita del poeta russo Sergei Dovlatov che dal 1971 dovrà lottare per essere pubblicato dai giornali sovietici. L'Italia invece, salvo sorprese, sarà rappresentata da Figlia mia, diretto da Laura Bispuri, per la seconda volta a Berlino dopo l'esordio nel 2015 con Vergine giurata. Figlia mia è il racconto della contesa di una figlia tra due madri, interpretate da Valeria Golino e Alba Rohrwacher. La rassegna, che si preannuncia di grande valore storico, fa luce sul poliedrico cinema dell'epoca della Repubblica di Weimar. Un appuntamento, quello della Berlinale, che insieme a Cannes e Venezia, costituisce la triade dei festival più antichi al mondo.

«68. Internationale Filmfestspiele Berlin»
15-25 febbraio Berlino
www.berlinale.de

   

 

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