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I limiti della bellezza. Lo sguardo colorato di Ruskin e la sua Venezia, incredibilmente attuale
di M.M.   
johnruskin_cadoro_1845.jpgPersonaggio centrale nel panorama artistico internazionale del XIX secolo, scrittore, pittore e critico d’arte, l’inglese John Ruskin (1819–1900) ebbe un legame fortissimo con Venezia, alla quale dedicò la sua opera letteraria più nota, Le pietre di Venezia: uno studio della sua architettura, sondata e descritta nei particolari più minuti, e un inno alla bellezza, all’unicità ma anche alla fragilità di questa città.

 

«[Venezia] giace ancora davanti ai nostri sguardi come era nel periodo finale della decadenza: un fantasma sulle sabbie del mare, così debole, così silenziosa, così spoglia di tutto all’infuori della sua bellezza, che qualche volta quando ammiriamo il languido riflesso nella laguna, ci chiediamo quasi fosse un miraggio quale sia la città, quale l’ombra. Vorrei tentare di tracciare le linee di questa immagine prima che vada perduta per sempre, e di raccogliere, per quanto mi sia possibile, il monito che proviene da ognuna delle onde che battono inesorabili, simili ai rintocchi della campana a morto, contro le pietre di Venezia» (vol. I, ch. I, § 1).

 

Doveroso omaggio, fortemente voluto da Gabriella Belli, Direttore della Fondazione Musei Civici di Venezia, ma al contempo incredibile monito dai riflessi attualissimi, John Ruskin. Le pietre di Venezia, attesissima mostra curata da Anna Ottani Cavina, apre il 10 marzo a Palazzo Ducale.

 

autoritratto_con_cravatta_blu_1873-1874_the_morgan_library__museum.jpgGenio versatile, ammirato da Tolstoj e da Proust, capace di influenzare fortemente l’estetica del tempo con la sua interpretazione dell’arte e dell’architettura, John Ruskin viene presentato in questa mostra per la prima volta in Italia nelle vesti del grande e singolare pittore. Grazie a prestiti internazionali importanti, infatti, si potranno ammirare a Palazzo Ducale oltre cento delle sue opere che documentano la sua vocazione a tradurre in immagini la realtà, fissando su migliaia di fogli, a penna e acquarello, il suo “instancabile tentativo di comprendere il mondo”.

 

La città l’architettura, i grandi maestri veneziani di cui riproduce le opere reinterpretandole, la tensione a esplorare la natura, fra curiosità e immaginazione, sono i leitmotiv di questo incontro con i lavori di Ruskin, che da critico si batté per la modernità riconoscendo, in particolare, la forza rivoluzionaria della pittura di Turner. Tuttavia la pittura di Ruskin non punta al sublime come quella di Turner, né all’astrazione tutto colore e luce, è descrittiva, analitica, finalizzata a immortalare la realtà; eppure nello studio del dato naturale o nella ossessiva resa dei particolari architettonici c’è assoluta visionarietà, convinta che il vero artista sia un veggente, un profeta.

 

«John Ruskin. Le pietre di Venezia»
10 marzo-10 giugno 2018

Palazzo Ducale, Piazza San Marco - Venezia
palazzoducale.visitmuve.it