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Storie di noi. Le potenti riflessioni sul contemporaneo del Teatro Ca’ Foscari
di Livia Sartori di Borgoricco   
utoya_mattia-fabris_arianna-scommegna3_fotoserenaserrani-1200x801.jpgParticolarmente intensa e attuale la proposta del Teatro Ca’Foscari per il mese di marzo, che non tralascia nessun tema forte e di sicuro dibattito – Politica, Natura, Società, Storia – con l’intenzione di stimolare il riconoscimento di quelle Alterazioni che danno il nome alla rassegna, quegli slittamenti di senso che incontriamo sul nostro cammino, ogni particella del nostro pensiero che non riesce a stabilire una giusta frequenza con le altre.

 

Si comincia il 2 e 3 marzo con Cessi pubblici (Cesuo), in arrivo al Teatro di Santa Marta a pochissimi giorni dalla prima europea di Milano, una delle ultime creazioni di uno dei più grandi drammaturghi cinesi, Guo Shixing, autore negli anni Novanta di una fortunata trilogia dedicata alle passioni/ossessioni dei pechinesi. In Cesuo, Shixing racconta impietosamente l’evoluzione di Pechino attraverso un cesso pubblico, il suo custode e i frequentatori del quartiere: un giorno del 1975, uno del 1985 e uno del 1995 raccontano vent’anni di carriere, arrampicate sociali, cadute, naufragi. La regia di Sergio Basso, autore anche della traduzione, sceglie di non prestare particolare attenzione al contesto “cinese” focalizzandosi sui temi universali della pièce – il passare del tempo, lo scorrere sfuggente delle responsabilità, il gap tra vecchia e nuova generazione.

 

Il 7 e 8 marzo è poi il turno di Guasto, drammaturgia ispirata all’omonimo testo di Christa Wolf che racconta del risveglio di alcune persone all’indomani dell’esplosione del reattore della centrale nucleare di Cernobyl e che arriva sul palco al termine di un lungo percorso di residenza di studenti guidati da Marcello Chiarenza. Uno spettacolo corale, che affronta il tema del rapporto millenario tra Uomo e Natura e di come il primo cerchi sempre di distruggerlo.

 

utoya_arianna-scommegna_mattia-fabris_fotoserenaserrani-.jpgUn’altra tragedia è il soggetto alla base di Utøya, una produzione Teatro Ringhiera ATIR in scena il 21 marzo con Arianna Scommegna e Mattia Fabbris per la regia di Serena Sinigaglia. La scelta drammaturgica di Edoardo Erba, autore del testo, ispirato dal libro Il silenzio sugli innocenti di Luca Mariani, è quella di raccontare la Storia, la strage di sessantanove giovani norvegesi in campeggio sull’isola di Utøya compiuta nel 2011 da Anders Behring Breivik, attraverso le storie di tre coppie: due genitori che hanno mandato la figlia al campeggio, due poliziotti sulla riva di fronte all’isola durante la strage, due fratelli la cui proprietà è confinante con quella dell’assassino. Seppure solo sfiorate dalla tragedia, le loro vite non potranno più essere quelle di prima.

«Alterazioni» | «Correnti Alternate»

2, 3, 7, 8, 21 marzo 2018

Teatro Ca’ Foscari, Santa Marta - Venezia

www.unive.it