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Home arrow ARTE arrow Viaggio nel paese delle meraviglie. A Palazzo Loredan l’arte precolombiana nella Collezione Ligabue
Viaggio nel paese delle meraviglie. A Palazzo Loredan l’arte precolombiana nella Collezione Ligabue
di Franca Lugato   
mercoledì 14 marzo 2018
img_7590-b.jpgDopo Firenze, Rovereto e Napoli è finalmente giunta anche in laguna, con una mise raffinatissima e una chiarezza didattica, l’attesa mostra sulle Civiltà precolombiane, con più di duecento opere selezionate dalla ricchissima e preziosa Collezione di Giancarlo Ligabue. È il frutto di un lavoro straordinario e corale che la Fondazione Ligabue, animata dall’energia del figlio Inti e da un illustre comitato scientifico, sta portando avanti da qualche anno per la valorizzazione e la divulgazione di un sorprendente patrimonio d’arte e di cultura.

 

Ma c’è di più: è una mostra per tutti i palati, dagli esperti ai curiosi, dai più piccoli ai giovani, dalle famiglie alle scolaresche (con una ricca proposta Educational), per scoprire e apprezzare, con un pizzico di meraviglia, incantevoli e spettacolari oggetti creati molto tempo fa. Visitare Il mondo che non c’era vuol dire immergersi e respirare per qualche ora l’incredibile ricchezza delle culture indigene che avevano prosperato per millenni in terre allora sconosciute, le “Indie” dei viaggiatori europei scoperte alla fine del XV. Non solo i più noti Maya, Aztechi e Inca, che ci riportano ai nostri libri di storia, ma anche i poco conosciuti Olmechi, Tairona, Chavin, Moche e molti altri, con tutta la loro portata di divinità, miti, giochi e scritture. Affascinanti sono le figurine dalla deformazione cranica ed elaborate acconciature provenienti dalla cultura Tlalica e Olmeca, che tanto affascinarono la pittrice Frida Kahlo e molti artisti surrealisti, o le maschere di Teotihuacan (letteralmente “la città dove si fanno gli dei”), in Messico centrale, a forma di triangolo rovesciato, fronte e naso larghi, labbra spesse e sopracciglia marcate, e, sempre dal Messico centrale, dalla cultura Zapoteca, Cocijo, dio zapoteco della pioggia, del fulmine e del tuono con le gambe incrociate e le mani sulle ginocchia.

 

il-mondo-che-non-cera.-exhibition-view-at-istituto-veneto-di-scienze-lettere-ed-arti-venezia-2018.-photo-c-francesca-magnani-1-11.jpgScoprire le origini del gioco della palla. E ancora ammirare stilizzate tazze per bere la cioccolata, vasi, piatti e altri oggetti di una modernità sorprendente. Colpisce la strabiliante qualità estetica dei manufatti, valorizzati dalle ariose vetrine che si snodano tra le storiche sale del prestigioso Palazzo Loredan, dialogando armonicamente e forse anche valorizzando le monumentali librerie d’epoca.

 

Sofisticati apparati didascalici ci guidano nel percorso espositivo fornendoci informazioni sui pezzi esposti, ingrandimenti fotografici ad altissima definizione, visualizzazioni tridimensionali. Possiamo condividere l’illuminante pensiero di Albrecht Dürer che di fronte ai regali di Montezuma a Cortes, giunti a Bruxelles nel 1520, scrisse: «Queste cose son più belle che delle meraviglie […] Nella mia vita non ho mai visto cose che mi riempissero di gioia come questi oggetti».

 

«Il mondo che non c’era»
Fino 30 giugno 2018

Istituto Veneto di Scienze Lettere ed Arti, Palazzo Loredan - Venezia
www.ilmondochenoncera.it